di Roberto Gurliaccio e Luciano Forlani, del “Gruppo Dialettica”. Proposto da Sandro Russo

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Ho apprezzato e condiviso questo scambio tra due membri del “Gruppo Dialettica”, coordinato da Luigi Narducci, di cui sono onorato di far parte…
S. R.
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[05/10/26] ~ Roberto G.: Provo a mettere in fila alcune considerazioni, scaturite dalle domande che sono state poste.
Primo. Chi si chiede quale classe possa prendere il posto della classe operaia deve partire da un dato: oggi buona parte di quella che chiamavamo classe operaia vota a destra, spesso alla destra più estrema. Dal Rassemblement National all’AfD, da Trump a Reform UK, fino alle periferie brasiliane che ieri hanno premiato Bolsonaro. Non è una questione di “chi sostituirà” la classe operaia: è che la sinistra non riesce più a parlare nemmeno a quella che ancora c’è.
Secondo. La guerra non è lo spartiacque che spiega tutto e l’esempio di Sánchez lo dimostra bene: sostiene l’Ucraina e condanna Israele su Gaza, in entrambi i casi in nome del diritto internazionale, eppure è in difficoltà.
Se la guerra non spiega le sconfitte della sinistra, non basta nemmeno a indicare la strada per vincere. La pace non si decide a tavolino né si ottiene solo invocandola, si costruisce anche con la forza di farla ritenere più conveniente di una guerra.
Terzo. Il problema vero, credo, è che la sinistra non convince perché ha smarrito una visione. Non sa più dire che futuro vuole costruire. Mi ritrovo in chi ha parlato della perdita di un “noi” capace di tenere insieme giustizia sociale, pensiero critico e un’idea del lavoro centrata sulle persone.
Quarto, ed è forse la radice di tutto. Una visione del futuro non nasce dal nulla: ha bisogno di una storia lunga in cui riconoscersi. Il nostro sistema di valori nasce dal pensiero classico, dal cristianesimo come cultura della dignità della persona (non inteso come fede), dall’Illuminismo, dal socialismo e dal comunismo. Sono questi i fili da cui la sinistra europea è nata. Quando li si rinnega o li si dimentica, ci si disorienta e resta solo la rabbia. Senza radici e senza progetto, non si può essere punto di riferimento per la classe operaia, per i ceti medi e per chi ha responsabilità di governo.
[05/10/26] ~ Roberto G: Cari Paolo e Luigi, a ben vedere i vostri messaggi offrono una possibile lettura complementare.
Concordo nel sostenere che i diritti non sono né divini né naturali, sono conquiste storiche, nate dal conflitto.
Il passaggio dal diritto come concessione divina ai diritti dell’uomo e dell’individuo trova la sua forma moderna con l’Illuminismo, che li fondava ancora sulla natura. Da lì in poi ogni avanzamento è stato strappato, non regalato. Proprio per questo i diritti possono anche essere perduti: nulla è garantito per sempre.
La nostra Costituzione è, ad oggi, la sintesi più alta di quel percorso, perché nasce dall’incontro di famiglie politiche diverse: cattolici, comunisti, socialisti, liberali, azionisti. Ed è proprio da quell’incontro che è uscito qualcosa che nessuna di quelle culture, da sola, ha saputo produrre: salute, istruzione e lavoro sullo stesso piano delle libertà individuali.
Come richiamava Luigi, l’articolo 3 ci dice che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza.
Diritti e condizioni economiche non si possono scindere, sono interdipendenti. Una libertà senza casa, lavoro dignitoso, cure e istruzione resta un’utopia “astratta”.
Il punto che vorrei aggiungere è questo: chi oggi ha la forza per garantire quelle condizioni materiali?
Il capitale si è globalizzato e ulteriormente disumanizzato, i grandi gruppi tecnologici e finanziari sono spesso più potenti degli Stati e della politica, e nessun paese europeo, da solo, è in grado di tassarli o di regolarli. Se il conflitto di cui parla Paolo oggi si gioca su scala globale, i diritti di cui parla Luigi si difendono solo su scala europea, perché figli della cultura europea.
L’Europa unita è l’unica strada possibile per non perderli.
[05/10/26] ~ Forlani L.: Quale Europa? L’Unione attuale anti russa che si prepara a contrastare la Cina, quella dall’Atlantico agli Urali di cui parlava De Gaulle, quella che valorizza i paesi del Mediterraneo abbandonati a sé stessi ?
[06/10/26] ~ Roberto G: Nessuna delle tre, o meglio, nessuna così com’è descritta.
Non un’Europa definita contro qualcuno. L’Unione non è anti russa: è contro l’aggressione di uno Stato sovrano.
Con la Cina può e dovrebbe essere partner e in parte concorrente, ma deve poterlo decidere da sola, non a rimorchio di Washington.
L’Europa dall’Atlantico agli Urali di De Gaulle è un’immagine affascinante, ma lui stesso pensava a un’Europa delle patrie, senza alcuna cessione di sovranità, ed è proprio il modello che oggi ci rende deboli.
Una Russia europea, partner naturale dell’Europa, richiede una Russia che lo voglia: quella di oggi ha scelto un’altra strada.
Il Mediterraneo, invece, è il punto più giusto. Ma i Paesi del Sud sono stati abbandonati proprio perché l’Europa di oggi è intergovernativa: decidono i rapporti di forza tra gli Stati, e i più forti fanno i propri interessi.
L’Europa che intendo io è un’Europa politica, democratica e federale, capace di scegliere da sola la propria politica estera, con la Russia, con la Cina, con gli Stati Uniti e con l’Africa. Ed è l’unica che potrebbe finalmente fare anche del Mediterraneo una priorità comune e una risorsa, invece che un problema di frontiera e di casse vuote.
Oggi quest’Europa non esiste ancora, lo so. Ma è proprio questa l’utopia concreta di cui parlavamo: non un’Europa perfetta da sognare, ma un’Europa possibile da costruire, un passo alla volta, a partire da quella imperfetta che già abbiamo e da quei valori e da quella cultura che meritano di essere difesi.








Alberto Poli "Gruppo Dialettica"
6 Ottobre 2026 at 21:18
Caro Roberto G., apprezzo moltissimo ogni tuo contributo, chiaro ed argomentato. Li leggo e mi arrovello, caro amico, perché pur condividendone la passione, l’energia e lo spirito, e le finalità soprattutto, alla fine non riesco a condividerti. Le finalità: la pace, la civiltà dei diritti, la democrazia; il mezzo, l’unità dei popoli, l’Europa unita e la sua storia.
Ventotene, i resistenti e costituenti, Schuman, de Gaulle, De Gasperi…. Ideali, Ideali, Speranze ed Auspici! Ma: ma….. Il vecchio maestro Marx, non auspicò e predisse il Comunismo, ma ne rintracciò le basi materiali nel nascente movimento operaio, nelle lotte, nella crisi economica del modello capitalistico….. Erano le lotte e la organizzazione del lavoro a prefigurare la società futura. Perfino Paolo di Tarso, dovette affidare il suo grande ideale di Chiesa, poi realizzato, alla materialistica e rovinosa, inaspettata, dolorante, polverosa, caduta dal cavallo! Ecco, vorrei che gli ideali, obiettivi, auspici di cui mi/ci scrivi, trovassero nel consenso, nel movimento, nelle vertenze, negli scontri di piazza, la loro ragione ed obiettivi… Altrimenti… Grande è la tradizione dell’idealismo nel pensiero e letteratura del nostro paese, e il pensiero idealista di Benedetto Croce, influente nella storiografia, e perfino nell’incrocio con qualche ramo raro del movimento operaio, e democratico…. Ma… ravvisi Roberto i segni, gli obiettivi, i movimenti di massa, i presentimenti, di ciò che auspichi per l’Europa? Le bandiere e le lotte che ci consegnano il futuro? Oltre i Kallas Merz e Gentiloni….? A Parigi, e a Berlino? A Madrid con Mariacarmen?
Ricorderai di certo il preside cinico del film La scuola (di Luchetti): “…professore, belle parole, bei sentimenti… ma non faccia poesia!”
Scherzo ma non tanto, amico, e se mi sono distratto, dimmi la tua.