Canzoni

Una canzone per la domenica (396). C’erano una volta Duran Duran e Spandau Ballet…

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di Luisa Guarino

Di solito preferisco guardarmi intorno piuttosto che voltarmi indietro, nella vita come nella musica. Ma questa volta mi piace fare un tuffo nella storia recente, alla riscoperta di due realtà che di certo danno consistenza al titolo del famoso brano di Raf  “Cosa resterà degli anni ’80” (Festival di Sanremo 1989).
Perché sicuramente protagonisti di quella decade nel campo della musica internazionale sono stati due gruppi britannici, Duran Duran e Spandau Ballet, in rigoroso ordine alfabetico.
Le loro carriere scorrono quasi parallele, essendo entrambi nati a fine anni ’70 e avendo conosciuto la maggiore popolarità nel decennio successivo.
Fare un po’ di storia loro è una piccola grande impresa perché le canzoni di successo, i concerti e gli eventi che li riguardano occupano pagine e pagine di Wikipedia. Storica inoltre la loro “contrapposizione” nelle preferenze dei fan, motivo per cui gli appassionati si dividevano quasi a metà.

Leader dei Duran Duran, gruppo pop rock, era Simon Le Bon, biondo e belloccio, un po’ genere Cicciobello. La formazione nasce con John Tylor e Nick Rhodes: si avvicenderanno in seguito Roger Taylor, Andy Taylor, e proprio per ultimo Le Bon. Durante le loro esibizioni scatenavano tra il pubblico fenomeni di isteria collettiva; furono anche pionieri nell’uso di video musicali all’avanguardia. Tra i loro brani più famosi Wild Boys, Hungry like the Wolf, Save a Prayer, A View to a Kill, The Reflex: abbiamo scelto quest’ultimo, del 1984, per rinfrescare la memoria dei nostri lettori.
In Italia il nome del gruppo è associato anche a un fenomeno ‘letterario’ e di costume: infatti nel 1985 Clizia Gurrado, giovanissima studentessa milanese, spopolò con il suo libro “Sposerò Simon Le Bon. Confessioni di una sedicenne innamorata persa dei Duran Duran” che diventò un vero cult. E nel 1986 si trasformò addirittura in un film, diretto dal regista Carlo Cotti.

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Di tutt’altro tipo la formazione degli Spandau Ballet, ispirata prima a un misto di funky e synth pop, e che esplose poi nel genere new wave e new romantic. Rimasta inalterata dal 1979 al 2017, era composta dai fratelli Gary e Martin Kemp, Steve Norman, John Keebkle e Tony Hadley, voce e frontman.
Con gli anni il gruppo maturò uno stile molto elegante e raffinato, principalmente pop, con venature a tratti leggermente rock, ma spiccatamente soul nelle melodie vcali e nell’uso del sassofono.
Tra i brani di maggiore successo True, Gold, Only When You Leave, Fight for Ourselves, Through the Barricades (1986): è quest’ultimo che ho scelto per la mia ‘doppia’ canzone per la domenica.


A luglio 2017, senza motivare la sua decisione, Tony Hadley, bello, bruno, profilo scolpito, sempre elegantissimo, lascia la band per dedicarsi alla carriera da solista. Sia Duran Duran che Spandau Ballet, e Hadley da solo, sono stati ospiti tra il 2015 e il 2025 del Festival di Sanremo, dove hanno presentato un medley delle loro canzoni più famose.
Spero di essere stata imparziale nella mia esposizione e di non aver fatto capire quale tra i due era, e resta, il mio gruppo preferito.
Buona domenica a tutti, anche a chi non ha amato gli anni ’80, e tanto meno quello che ne resta.

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