Ambiente e Natura

La caccia a Ponza

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di Biagio Vitiello

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Sono Biagio Vitiello, medico in pensione e cacciatore da 55 anni.
Feci l’esame venatorio (il primo di Ponza a farlo) per poi conseguire il porto d’armi, avevo 18 anni ma ho dovuto aspettare la maggiore età (21 anni) per averlo. Non ho mai avuto in famiglia un parente cacciatore, tranne mio nonno Biagio che morì quando avevo solo 8 anni.
La passione per la caccia è una passione atavica, che ti prende maggiormente quando vivi in un piccolo paese con pochi abitanti, privo anche di svaghi ed impianti sportivi, come lo era Ponza fino al1980.
Oggi abbiamo molti impianti sportivi, ma pochi sportivi; non abbiamo a Ponza  un impianto di tiro al piattello, sebbene ci siano circa 140 cacciatori in regola con il porto d’armi, e anche qualche bracconiere. Ho verificato che il numero di cacciatori ponzesi è notevolmente diminuito rispetto al passato, come in tutta Italia. Inoltre ho verificato che il passo degli uccelli (anche nel periodo consentito) è poca roba, e questo non dipende affatto da noi cacciatori.

Io devo molto alla caccia, in quanto mi ha fatto conoscere le isole ponziane “palmo a palmo” come nessun altro ponzese, e questo è stato un modo per poi appassionarmi alla botanica, alla fotografia, alla geologia e alla storia delle nostre isole, e fare anche ricerca. È da oltre 50 anni che ho costruito un giardino botanico – serbatoio genetico, dove ci sono tutti gli esemplari della flora mediterranea sparsi nelle isole  ponziane e qualche esemplare di piante esotiche, e tutte le piante importate a Ponza dalla prima colonizzazione ischitana del 1734.

Sentiero verso il faro della Guardia in primavera

Molti anni fa ho fatto una ricerca e una mostra fotografica sulle orchidee selvatiche delle nostre isole, che sono quasi del tutto scomparse perché manca il pascolo e le zone di prato, perché non abbiamo più animali che brucano l’erba. Forse per me era più vantaggioso fare una attività redditizia anziché un giardino botanico? Altra cosa che ho notato, a riguardo della caccia, è che il territorio di Ponza (in cui è consentita la caccia) si è ridotto considerevolmente, soprattutto per le nuove costruzioni che sorgono ogni anno (non si può sparare verso una abitazione o strada a meno di 150 metri).

L’articolo che di recente è stato pubblicato sul sito sulla caccia – Domenica 20 settembre si e aperta la stagione della caccia -, non dice tante cose che potrebbero anche essere interessanti: la caccia è consentita 3 giorni alla settimana, tranne il martedì e il venerdì. Quindi non sempre i giorni consentiti corrispondono al passo degli uccelli.
Il cacciatore spende per la caccia:
1) 32,50 € per l’ambito territoriale caccia LT2
2) 173,16 €  per tasse concessioni governative
3) 32,65 € per tasse concessioni regionali,
4) 95,00 € per assicurazione infortuni

A Ponza l’apertura della caccia  è il 1° ottobre  (non il 20 settembre come in Italia), perché l’intero territorio delle nostre isole è inserito all’interno delle Zone di Protezione Speciali (ZPS), questa è un’area protetta a livello europeo per la conservazione degli uccelli selvatici, ma l’Europa non pone nessuna attenzione agli “indigeni” che vivono nelle isole.
Quale pressione venatoria possiamo esercitare con dieci giorni di ritardo della apertura della caccia? E quale salvaguardia vogliamo fare, se poi del territorio facciamo scempio con macchine, imbarcazioni, ‘overtourism’ ecc. ecc.?

Perché non poniamo le attenzione dovute a Palmarola e Zannone, la prima Oasi di Protezione (SOLO) (1) per l’Avifauna, e Zannone nel Parco del Circeo dagli anni ’80? Quest’ultima isola non era meglio che restava in affitto alla società di nobili milanesi La Faggiana (di cui il Casati era uno dei tanti soci)? Sicuramente la villa comunale sarebbe stata ben manutenuta e il bosco si sarebbe rigenerato  controllando il numero dei mufloni, ma si è fatto uno studio e un intervento per la salvaguardia della Diomedea (i nostri “parlanti), da parte di qualcuno che probabilmente non ne ha mai sentito il canto né visto un nido.

Altra cosa che non so spiegarmi è perché non si pone altrettanta attenzione sulla cosiddetta “pesca sportiva”, dove non si paga alcuna tassa  e alcuni vendono il pescato.
Secondo me, la diminuzione della caccia è dovuta all’uso dei pesticidi, all’inquinamento dell’ambiente da tante sostanze (anche quelle che ci rilasciano gli aerei sulla nostra testa), alla sottrazione degli spazi verdi.

Concludo, auspicando che qualche amministrazione comunale possa porre molta più attenzione a Zannone, non delegando come ha fatto recentemente con la delibera  n 144 dell’11-09-2026 (in calce al presente articolo in formato pdf)  e si impegnasse a fare un campo di tiro al piattello e un canile, così quando non c’è caccia (e capita spesso) andiamo a tirare al piattello, e sicuramente potrebbe nascere un campione.

Note (a cura della Redazione)

(1) – Nelle Oasi di protezione (disciplinate in Italia dalla Legge 157/92 per la pianificazione faunistico-venatoria) è vietata ogni forma di caccia ed esercizio venatorio.
La dicitura “SOLO” in questo contesto si riferisce al fatto che in queste aree il divieto di abbattimento o cattura è finalizzato esclusivamente (solo) alla conservazione, al rifugio, alla sosta e alla riproduzione naturale della fauna selvatica e migratoria [www.cacciamagazine.it].

 

all. delibera Comune di Ponza n. 144 dell’11/09/2026
ZANNONE 2026 Settembre_260927_122155

Immagine di copertina. Punta Madonna, il sito del Belvedere è al centro della foto [Dimitri Scripnic (2019)]

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