di Francesco De Luca
Il quesito si ripropone: Zannone o Palmarola? E’ normale: sono le due isole consorelle di Ponza, e per il visitatore la scelta è d’obbligo. Non per i ponzesi. Noi ci rechiamo sia nell’una sia nell’altra a seconda della motivazione, giacché conosciamo le caratteristiche di entrambe.
Oggi si va a Zannone con un preciso intento: quello di fare il bagno nei pressi dello Scoglio del Monaco.
E qui c’è da aggiungere che la visita a Zannone offre al visitatore una difficoltà maggiore rispetto a Palmarola. Questa è disposta in modo da offrire un riparo ai vari venti, mentre Zannone è più esposta e priva di cale.
Insomma, se oggi si va a Zannone è perché il mare suggerisce che la gita ha le premesse di essere goduta.
L’aspetto geologico di Zannone si presenta rude, aspro. Le calette sono poco invitanti.
Vorrei tralasciare di dire queste impressioni ma, invece, le sottolineo proprio per ribadire che la scelta di Zannone come meta per il bagno, implica una determinazione più forte.
Cosa ha di più bello? Ha la sua riottosità, la sua carenza di garbo. Parlo così di un isolotto… come fosse una persona. Lo faccio per dare il sentore di una confessione. A me Zannone suscita questa impressione. Il bagno a Zannone mi è sempre sembrato una esplorazione. Come in un mare diverso. Inaccogliente.
E così è stato anche oggi. Anche se mi sono immerso nei pressi dello Scoglio del Monaco. E lui, con la postura pregante, in atto devoto, mi è apparso come un compagno che protegge e rassicura.
E’ superfluo ribadire come le acque siano cristalline, ma non brulicanti di pesci. Io, che posso permettermi paragoni, affermo senza reticenza che le acque della Parata, ad esempio, o della Scarrupata, siano molto più ricche di pesci.
La costa di Zannone non è varia e nemmeno impreziosita da faraglioni e da grotticine. Le pareti degradanti a mare sono uniformi. Sono riottose. E, forse, questo è il fascino che suscita in me Zannone. Disdegna il turismo e privilegia l’appassionato.
Mi immergo. Come sempre vittima del tarlo di ogni ponzese: il bagno o è esplorativo o è noia. Mi immergo dunque e guardo con voglia gli scogli sottostanti. In un angolino vedo delle conchiglie vuote, a parziale chiusura di un buchino. L’esperienza suggerisce che lì probabilmente abita un polpo. Risalgo, prendo fiato e riscendo. Smucino col coltello ed esploro l’ingresso del buco. Nulla si agita e nulla avviene. Risalgo, riprendo fiato e mi reimmergo. Sto per avvicinarmi a quella che presumo sia una tana. Vedo sgattaiolare dal buco il polpo. Ha più agilità e più velocità. Guadagna gli scogli retrostanti e si incunea.
Anche lui riottoso, anche lui per nulla accogliente, ostico ai forestieri.










