di Irma Zecca
Carissima cognata, amica sorella, é passato un anno dalla tua dipartita e ancora non ci credo.
Quando vorrei parlarti e non posso farlo, ti giustifico e dico a me stessa che sei in ufficio.
Quante volte sono venuta a casa tua per parlare con te… e tu facevi la stessa cosa con me, abbiamo condiviso le cose più belle e purtroppo anche le più brutte… quando rimanevo a casa con Angelo e tu ogni giorno quando tornavi a casa mi ringraziavi ed io ti dicevo: smettila, io non assisto un amico ma mio fratello!
Poi un giorno uno degli ultimi, dopo esserci salutate, sei venuta alle spalle e mi hai abbracciata: potevi farlo anche guardandomi, non credi? e lei: uuu quante storie, io so fatta “qusci” (dialetto marchigiano = così).
Lo sapevo bene, eravamo diverse ma bastava guardarci che c’eravamo capite.
Carissima, ti voglio salutare come faceva Beatrice, ciao, nonna Maiosa
NdR: nella foto di copertina Mariarosa Mazzuferi (in primo piano) con i fratelli, in una foto della scorsa estate








