Poesia

Viaggi. La poetica dell’altrove

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segnalato da Lela Malacrida del Gruppo ‘Scuola del Viaggio’

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Letteratura
La poetica dell’altrove: nostalgia del futuro
di Giulia Apollone  – In condivisione con www.rsi.ch/cultura/letteratura/ del 19 sett. 2026

Da Fernando Pessoa ad Antonio Tabucchi, l’«altrove» non è una fuga esotica né una meta su una mappa, ma uno spazio interiore dove fare i conti con le nostre vite incompiute

Capita a volte, sul treno tornando a casa o guardando fuori dalla finestra in un pomeriggio qualunque: una sensazione improvvisa, un piccolo strappo nella routine. Non è la semplice voglia di ferie o di tornare a casa per guardare un bel film. È qualcosa di più sottile e ostinato: la curiosità, quasi la certezza, che la nostra vita vera si stia svolgendo altrove. In un vicolo acciottolato mai percorso, al tavolino di un bar sconosciuto dove nessuno sa chi siamo, o alla fermata di una corriera in un paese straniero.

Nella letteratura del Novecento questa spinta non è mai stata una fuga comoda dalla realtà. L’«altrove» non coincide con un punto sulla mappa da raggiungere con un volo prenotato all’ultimo momento: è prima di tutto uno stato d’animo, una stanza segreta che portiamo dentro. Come ricordava Fernando Pessoa, per partire davvero non servono navi né valigie; bastano i nostri sogni e la voglia di guardare oltre le nostre certezze. Il viaggio più autentico comincia nell’istante in cui ci accorgiamo che il perimetro rassicurante delle nostre abitudini inizia a starci un po’ troppo stretto.

Se c’è un autore che ha saputo raccontare questa inquietudine, senza formule particolarmente difficili, è Antonio Tabucchi. Toscano di nascita ma portoghese d’adozione, Tabucchi ha passato l’esistenza a inseguire ombre e coincidenze, finendo per trovare la sua vera voce nella tanto amata Lisbona. Nei suoi libri non ci sono itinerari turistici, ma incontri notturni e domande che restano sospese, instancabilmente interroganti.

Pensiamo a Notturno indiano, in cui la ricerca di un amico scomparso a Bombay si trasforma lentamente nella scoperta di chi siamo quando ci togliamo di dosso il nostro ruolo sociale. O a Donna di Porto Pim, piccolo scrigno fatto di baleniere, nebbie atlantiche e amori impossibili.

Tabucchi ha portato nella nostra lingua una parola che in italiano non trova mai un vero equivalente: la saudade. Spesso la scambiamo per una banale malinconia, un ricordo triste di qualcosa che è andato perduto. Per lui, invece, era un sentimento pieno di energia, quasi una nostalgia del futuro: la mancanza di ciò che non è ancora accaduto, delle persone che avremmo potuto incontrare, delle vite che abbiamo sfiorato per un attimo e poi lasciato indietro a un bivio. L’altrove diventa così il luogo in cui andiamo a fare pace con le nostre occasioni mancate.

E si misero a praticare la nostalgia del futuro cosa peraltro più saggia, perché il passato non è detto che torni, ma il futuro prima o poi ha da venire.
(Antonio Tabucchi in “Di tutto resta un poco”)

Ma viaggiare verso l’altrove significa anche cambiare il modo in cui parliamo e ascoltiamo. Quando siamo lontani da casa, spogliati delle solite etichette, persino la nostra voce sembra cambiare tono. Tabucchi amava così tanto il Portogallo da scrivere un intero romanzo, Requiem, direttamente in portoghese. Raccontava che in italiano non ci sarebbe riuscito: gli serviva una lingua d’adozione, affettuosa e diversa, per riuscire a parlare con i propri fantasmi senza timore e con una nuova leggerezza. È un’esperienza che sperimenta chiunque trascorra del tempo lontano dalle proprie radici: parlare un altro idioma ci fa scoprire lati inattesi di noi stessi, permettendoci di pronunciare parole che nella lingua madre avremmo taciuto per riserbo o abitudine.

Oggi perdersi sembra diventato impossibile. Abbiamo le mappe satellitari in tasca, leggiamo le recensioni di un locale prima ancora di varcarne la soglia e fotografiamo ogni angolo per certificare di essere stati lì. È in questa trasparenza continua che rischiamo di smarrire il gusto del mistero. Riscoprire la poetica dell’altrove è un piccolo atto di libertà quotidiana. Non serve scappare dall’altra parte del pianeta: a volte basta imboccare una via secondaria tornando dal lavoro, scegliere un libro inaspettato o fermarsi a guardare la sera senza accendere uno schermo. L’altrove ci ricorda che siamo esseri aperti e incompiuti, e che la parte più interessante di noi è sempre quella che deve ancora mettersi in cammino.

 

Sul sito, numerosi articoli e citazioni di Fernando Pessoa (Lisbona, 1888 – 1935) e Antonio Tabucchi (Pisa, 1943 – Lisbona, 2012)

Schermata dell’indice per Pessoa (articoli su-)


(cliccare per ingrandire)

…e Tabucchi:

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