Attualità

Il delicato ruolo dell’insegnante in una scuola conflittuale

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segnalato da Enzo Di Fazio da La Repubblica


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Venerdì scorso, 18 settembre, nella Scuola  Media Verga di Roma c’è stato un episodio di violenza. Uno studente tredicenne ha colpito con tre coltellate la sua professoressa dopo aver indossato un casco e spruzzato uno spray urticante. L’aggressione è stata interrotta dal pronto intervento di un altro studente, di origine congolese.

La docente ferita è stata accompagnata in ospedale, quindi dimessa con una prognosi di 15 giorni. Gli inquirenti hanno effettuato verifiche sul cellulare del ragazzo nell’ipotesi che sia stato istigato da gruppi suprematisti.
La docente, Isabella Marsilio, all’ultimo anno di insegnamento prima della pensione, non nascondeva su Facebook le sue idee di “ultradestra”. Questo uno dei suoi post (notizie e immagine da la Repubblica del 20.09):

Riportiamo da la Repubblica di ieri un articolo-lettera della scrittrice (e insegnante) Viola Ardone alla collega

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Cara collega, la scuola non remigra
di Viola Ardone – Da la Repubblica del 20 settembre 2026

L’articolo 34 della Costituzione, che ogni insegnante conosce, dice che: “La scuola è aperta a tutti”. Un minore straniero ha diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità del soggiorno

Carissima collega,
noi facciamo lo stesso lavoro, anche se insegnare è diverso per ciascuno. Differenti sono le classi, i contesti, gli alunni, gli edifici scolastici, le materie. Però ci accomuna una soglia, la stessa per chiunque entri in un’aula: la soglia dell’altro. Entriamo in classe come ci si tuffa in piscina senza conoscere mai perfettamente la temperatura dell’acqua. I ragazzi e le ragazze possono sorprenderci, entusiasmarci, deluderci, qualche volta ferirci. A te è accaduto nel modo più doloroso. Ti auguro di guarire presto.

Ho letto le buone parole che hai dedicato al ragazzo che ti ha aggredita: hai detto di averlo perdonato, di volerlo incontrare. A salvarti è stato un altro tuo alunno di tredici anni, di origine congolese, che si è lanciato contro il compagno e lo ha disarmato. Quando ti hanno chiesto se questo episodio avesse cambiato le tue idee sulla remigrazione hai risposto di no. Hai aggiunto che quel ragazzo ha tutti i diritti di stare qui, e che se non fosse regolare non sarebbe tuo alunno. Eppure, per chi come noi ogni giorno attraversa la soglia, la parola “regolare” non ha molto senso. Nel nostro lavoro le categorie perdono compattezza, si sgonfiano. Davanti a noi siedono i singoli: il migrante regolare e l’irregolare, l’italiano e lo straniero. Siedono Amir che non porta mai il quaderno, Francesca che sa tutte le risposte, Irina che aiuta il compagno in matematica, Alessio che da un po’ di tempo ha un’aria strana, e nessuno riesce a capire perché. Li chiamiamo per nome ogni mattina. Facciamo l’appello.

La scuola pubblica italiana possiede questa peculiarità: accoglie anche chi, secondo le definizioni dello Stato, occupa una posizione incerta. Un minore straniero ha diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità del soggiorno. Come sai, lo stesso ragazzo che ti ha aiutata avrebbe dunque potuto trovarsi nella tua classe anche da irregolare perché l’articolo 34 della Costituzione, che ogni insegnante conosce, dice che: «La scuola è aperta a tutti». E si sarebbe probabilmente comportato nello stesso modo, con lo stesso coraggio.

Le parole con cui discutiamo di immigrazione: sicurezza, confini, rimpatri, remigrazione possono sembrare nette finché restano nel dibattito pubblico, finché sono etichette con le quali semplificare la realtà, bollini con cui vengono suggellati patti elettorali. Poi suona la campanella e quelle categorie entrano dalla porta con uno zaino sulle spalle, le ideologie diventano dita che si muovono svogliate su un quaderno, gambe che corrono verso la palestra, facce che tradiscono un disagio, occhi che brillano per una scoperta, mani che feriscono, a volte, o che suonano con grazia infinita uno strumento musicale. E proprio la tua storia lo dimostra nel modo più evidente: il tuo studente di origine congolese non rappresenta l’immigrazione e tu non rappresenti un’idea politica, ma siete semplicemente un alunno e la sua professoressa. Eravate nella stessa acqua. Lui ti ha vista in pericolo ed è intervenuto.

La scuola vive quotidianamente dentro questa complessità, chiede a persone diversissime di condividere uno spazio, una lingua, alcune regole, una storia. A volte ci riesce, a volte fallisce clamorosamente. Eppure resta uno dei pochi luoghi in cui l’appartenenza non è scritta su un documento di identità ma si costruisce in presa diretta: da banco a banco, da corridoio a corridoio, attorno allo spazio della cattedra, luogo geometrico degli equilibri della classe.

Poi certo, gli insegnanti hanno idee politiche, come tutti, votano, discutono, si dividono. Ma ogni mattina entrano in aula e lì incontrano quella soglia dell’altro che è sempre instabile, sempre da negoziare, non somiglia a un confine ma a una domanda: che cosa succede alle nostre convinzioni quando la persona che abbiamo davanti non coincide più con la categoria in cui l’avevamo sistemata? È una domanda che facciamo continuamente ai ragazzi. E vale anche per noi.

[Viola Ardone, da la Repubblica del 20 settembre 2026]

 

Link all’articolo di Repubblica del 20 settembre 2026:
 Cara collega Isabella, a scuola accogliamo e non remigriamo

 

Note (a cura della Redazione)

Immagine di copertina: dall’articolo di Viola Ardone su Repubblica on line

Villa Ardone (Napoli, 2 luglio 1974) è una scrittrice ed insegnante italiana. Ha fatto parte del gruppo di autori che dal 2010 al 2022 hanno condotto il laboratorio di scrittura per i ragazzi dell’Istituto penale per minori dell’isola di Nisida.
Ha scritto fin da bambina, ma l’esordio come autrice è avvenuto nel 2012 con il romanzo La ricetta del cuore in subbuglio, (Salani Editore), seguito nel 2016 da Una rivoluzione sentimentale. Nel 2019 ha pubblicato per Einaudi i romanzi Il treno dei bambini, caso editoriale alla Fiera di Francoforte di quell’anno e tradotto in oltre trenta lingue. Esce nel 2021, sempre per Einaudi, Oliva Denaro. È autrice del racconto in rima per ragazzi Cyrano dal naso strano (Albe, 2017), illustrato da Luca Dalisi.
Collabora anche con varie testate giornalistiche: Corriere del Mezzogiorno, la Repubblica, La Stampa, L’Espresso.

Nel 2024 dal libro Il treno dei bambini Cristina Comencini ha liberamente tratto l’omonimo film (fonte: Wikipedia)

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