Racconti

Viaggi. Il libro di Gabriele Romagnoli sulle città del mondo

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Recensito da Enrico Franceschini su “D” di Repubblica
segnalato da Sandro Russo

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Dentro la pazza folla
di Enrico Franceschini

 Atlanti – Calcutta, New York, Beirut, Sana’a: Gabriele Romagnoli trasforma le ‘sue” città in lezioni di vita. E dopo aver visitato 93 Paesi, ora punta a quota 100

Calcutta è una pozzanghera, l’Avana una sedia in un cortile, Gerusalemme un pezzo di carta, Hong Kong un bar sopra il mare, Beirut, lo scheletro di un albergo, Berlino uno stadio fantasma Sono alcune delle “lezioni di vita da 52 città”, come recita il sottotitolo, di Tenerci al mondo, il nuovo libro di Gabriele Romagnoli, giornalista giramondo (da anni per Repubblica, editorialista di D e U), scrittore, grande viaggiatore, pubblicato in questi giorni dal Touring Club Italiano.
Le città scelte dall’autore non sono semplicemente posti da visitare: ciascuna contiene un destino, una verità, per l’appunto una lezione.

Il titolo ha un duplice significato… ce lo riassumi?
«Per tenerci al mondo, ovvero per continuare a viverci, dobbiamo prima di tutto amarlo».
Ecco, di queste 52 città quale hai amato di più?
«New York, sempre e comunque, non esco da quell’amore. Ci ho provato ma non ci sono riuscito, ho avuto casa a Parigi sperando di innamorarmene, era tanto bella ma non è NY, sicché l’ho venduta e ne ho presa una a New York, anzi a Brooklyn. New York è l’unica città che vive come sono fatto io. Il posto da cui non andarmene, per dirla con l’epigrafe di Joan Didion che ho messo anche nel libro».
E quale hai più detestato?

«Calcutta, perché se non sei un mistico orientalista tutto quel degrado e quella miseria ti fanno troppo male al cuore».
Si può ancora essere sorpresi?
«Mi è capitato a Sana’a, nello Yemen, sono arrivato di notte, al mattino ho aperto la finestra e mi sono ritrovato davanti a un film mai visto. O, meglio, mi ricordava i castelli di sabbia dei bambini in riva al mare».
Ha senso, nell’era di Tripadvisor, pensare di viaggiare via dalla pazza folla?
«A me piace di più viaggiare dentro la pazza folla. In un metrò affollato di un Paese orientale mi sono sentito l’unico diverso: il che insegna ad avere meno paura di chi sembra diverso a casa propria».
Tu che sei un viaggiatore incallito, cosa pensi dei turisti?
«Che non bisogna mai avere Un atteggiamento snobista di superiorità. Mai guardarli con l’occhio di chi pensa: guarda questi poveracci. Ognuno viaggia come può, il turista standard può sembrare buffo ma è un gradino più su di chi resta nel suo Paese perché non gli interessali mondo».
Secondo te c’è una soluzione all’overtourism?
«Ci sono eccessi, come le folle scaricate a Positano. Ma non si può dire agli altri: voi state a casa, in quel posto ci vado solo io. Altrimenti dovremmo viaggiare a passaporti alterni, come le targhe nelle domeniche dell’austerity».
Scrivi di essere stato in 93 Paesi e vuoi arrivare a 100… «Arriverò presto a 100: a novembre vado a Pristina, Kosovo, a dicembre a Dakar, Senegal e l’anno prossimo farò la via della seta; con i 5 stan dell’Asia centrale: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan»
Ma tu dove vivi?
«Sono basato a Roma, come si usa dire, per motivi di lavoro miei e di mia moglie, ma non mi ci abituerò mai: non ho ancora imparato lo stradario, ci sento provvisorio».
E torneresti a vivere nella tua Bologna natia, ai cui portici dedichi l’introduzione?
«Mai e poi mai. Ci vado solo una volta al mese a trovare mio padre. Non per un’idea negativa della città, ma perché credo non si debba chiudere il cerchio: se torni da dove sei partito, ti siedi e ti spegni… Neanche Odisseo, tornato a Itaca, ci è rimasto molto».

Tenerci al mondo
Lezioni di vita da 52 città
è il nuovo libro del giornalista e scrittore Gabriele Romagnoli uscito in questi giorni e pubblicato dal Touring Club Italiano (222 pagine, 24 euro).

 

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