Attualità

Le due facce dell’Intelligenza Artificiale

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di Enzo Di Fazio

 

È da tempo che media, giornali, professionisti a vari livelli parlano di Intelligenza Artificiale e di quanto la nostra vita presente e, soprattutto futura, possa esserne influenzata. È tema di attualità e il sito, aperto com’è alle novità e a ciò che accade nel mondo, non poteva non ospitare contributi ed articoli rivolti a descriverne i vari aspetti.

L’articolo IA, le dimissioni shock del ricercatore di Anthropic: “Così è a rischio l’umanità” di Federico Ferrazza – Da la Repubblica del 10 settembre 2026, recentemente proposto sul sito, è un chiaro grido d’allarme.
Il gesto di Coxon che, giovane informatico, si dimette da Anthropic perché non d’accordo con le linee strategiche aziendali, che potrebbero portare a conseguenze disastrose entro la fine del prossimo decennio, fa riflettere e – bisogna dirlo – mette paura.
La lettura dell’articolo e dei commenti che ne sono derivati mi hanno portato a fare qualche riflessione, da pragmatico, sulla base della mia esperienza visto che lavoro ancora e, nella qualità di consulente finanziario/previdenziale/assicurativo, mi trovo spesso a che fare con l’A.I.
Ecco le mie considerazioni.

Al punto storico in cui siamo arrivati probabilmente è impossibile escludere completamente dalla nostra vita l’Intelligenza Artificiale,
Ormai è entrata in molte delle attività che costituiscono una parte importante della nostra capacità di conoscere e decidere. Per citare alcune potenzialità:
– analizza enormi quantità di dati;
– aiuta nella diagnosi medica;
– interpreta documenti e sintetizza;
– assiste nella programmazione;
– analizza mercati finanziari;
– produce previsioni e simulazioni;
– permette di interrogare e di avere enormi quantità di informazioni in pochi secondi.

I dati statistici confermano che il processo è già molto avanzato. Lo Stanford AI Index 2026 rileva che l’88% delle organizzazioni intervistate utilizza l’AI almeno in qualche funzione aziendale. In Italia, anche la Banca d’Italia rileva effetti positivi sulla produttività e sulla redditività delle imprese che l’hanno adottata. Nel settore finanziario italiano, l’OCSE segnala che il 39% degli operatori intervistati utilizza già l’AI nell’attività quotidiana.

La domanda che bisogna porsi non è tanto: Quali rischi presenta l’AI ?
ma piuttosto: Cosa succede quando una persona utilizza l’AI senza sapere quando non dovrebbe fidarsi di lei?
La risposta è abbastanza netta.
Il rischio più immediato per l’utente inesperto non è che l’AI sappia troppo ma che sappia apparire molto competente anche quando è incerta, incompleta e sbagliata.
E questo cambia enormemente il rapporto tra uomo e macchina. Perché l’A.I non comunica la propria incertezza come farebbe un essere umano.
Un essere umano competente, quando non conosce una risposta può dire “Non lo so”.
Un modello generativo invece può produrre una risposta fluida, dettagliata, logica e persuasiva anche quando il contenuto è falso.
E proprio qui nasce il problema dell’utente inesperto.
Una persona che non sa come funzionano questi sistemi tende a ragionare cosi…
La risposta è molto precisa, quindi probabilmente è vera
mentre dovrebbe dire… La risposta è molto precisa, devo però capire quanto è verificabile.
Questa differenza sembra piccola ma è enorme.
Perciò, è importante che quando si parla dell’A.I. e del suo utilizzo chi la propone faccia presente rischi, pericoli e limiti richiedendo responsabilità nei fruitori.

L’A.I. non è necessariamente il nemico dell’uomo.
Come la calcolatrice non ha distrutto la matematica, come il microscopio non ha eliminato il medico, come il computer non ha eliminato il pensiero, anche l’A.I. potrebbe diventare un’estensione straordinariamente potente delle nostre capacità.
Ma c’è una differenza rispetto alle tecnologie precedenti.
La macchina a vapore sostituiva soprattutto una parte della nostra forza fisica.
Il computer sostituiva una parte della nostra capacità di calcolo.
L’AI comincia a intervenire direttamente sulla nostra capacità cognitiva.

La strada – a mio avviso – non è quella di fermare l’A.I. Probabilmente sarebbe impossibile e, in molti campi, persino dannoso.
L’A.I. deve poterci aiutare a conoscere più cose, più rapidamente e meglio. Ma non dovrebbe decidere che cosa è vero, che cosa è giusto, che cosa è desiderabile e soprattutto che cosa dobbiamo diventare. Deve essere uno strumento al servizio dell’uomo, e non come sostituto della responsabilità, della coscienza e della creatività.
La vera sfida dei prossimi anni, quindi, potrebbe non essere evitare l’Intelligenza Artificiale, ma evitare che l’uomo diventi artificialmente intelligente e umanamente più povero.

***

13 settembre 2026 . Immagine aggiunta al Commento di Pino Moroni (Cfr.)

Il frontespizio de la Repubblica di oggi, domenica 13/9

 

4 Comments

4 Comments

  1. Sandro Russo

    13 Settembre 2026 at 06:15

    Sarei tranquillo e d’accordo con Enzo se l’Intelligenza Artificiale si limitasse a far di conto e a migliorare le diagnosi e cure mediche, come pure a intervenire in tutte le attività finalizzate al benessere e al progresso umano. Non lo sono più quando leggo che è impiegata in finalità belliche, controlla e coordina le armi di distruzione inventate dall’uomo, prende iniziative autonome per hackerare sistemi avversari ed è implicata nel mondo nell’equivalente di dieci “progetti Manhattan” (quello dello sviluppo della bomba atomica), potenzialmente in grado di distruggere ogni forma di vita sulla terra. Altro che “le Tre Leggi della Robotica” del buon Isaac Asimov!
    Quell’allarme di un giornalista di vaglia come Timothy Garton Ash è dirompente (e convincente): l’abbiamo pubblicato sul sito il 23 agosto scorso: “Aspettando una Hiroshima della IA”

  2. Pino Moroni

    13 Settembre 2026 at 09:25

    Non sono un estremista e non mi metto paura per poco, ma mi sembra che cercare di bilanciare il positivo ed il negativo dell’IA non serva molto nella situazione attuale in cui ormai l’IA è entrata in ogni tipo di attività ed anche nel privato, simulando emozioni ed empatia con gli umani che ne hanno più bisogno.
    Non possiamo applicare il buon senso, la comprensione e l’acquisizione (seppur velati da qualche preoccupazione) verso qualcosa che stanno sviluppando (una Super I.A.) in grado di migliorarsi da sola, senza preparare prima i suoi limiti. Perché l’algoritmo persegue solo e sempre un obiettivo e non ha il senso del limite. Se l’obiettivo è sbagliato (ispirato da chi vuol far male agli altri o dal potere per condizionare i suoi sudditi, resi già condiscendenti dalle strategie mediatiche) e viene perseguito, credo che si stia giocando un game pericoloso. Non mi sono mai piaciute le scommesse (in quelle almeno si sceglie), tanto più al buio.
    Chi sono i guardiani della sicurezza degli algoritmi? Chi lo controllerà e risponderà dei suoi errori quando agirà in piena autonomia? Noi umani siamo pieni di dubbi, esitazioni, contraddizioni ed anche comprensioni (appunto); l’IA lo sappiamo bene (malgrado il suo falso equilibrismo, per non far capire che può sbagliare) invece, per effetto del suo task da raggiungere, è “integralista”. Se abbiamo la consapevolezza del rischio, perché non l’accettiamo e facciamo però qualcosa, invece di giustificare sempre con “ma serve, ci aiuta, lo usiamo, ecc.”.
    Vorrei finire con due sigle. La GEO (Generative Engine Optimization) quella che ormai mette i riassunti ( come si fa a non leggerli?) se si chiede una qualsiasi cosa all’IA (AI Overview), che va ad aggiungersi alla SEO (Search Engine Optimization), che già selezionava, con l’algoritmo, le cose che si chiedevano e si trovavano su Google. Con queste due strategie mediatiche siamo già arrivati ad un controllo completo di quello che scriviamo, diciamo e riceviamo nelle risposte (tutto già predisposto per la nostra conoscenza). La selezione che i due “guardiani” degli algoritmi esercitano, non certo per la nostra sicurezza, ma per decidere tutto quello che potremo diffondere “per il bene comune”.
    Per noi giornalisti significa che non scriviamo più per i lettori, ma per le macchine, che decidono quello che dovrà leggere il lettore. E tutto quello che non verrà selezionato sarà come mai scritto, perché l’intermediario non lo ha considerato.

  3. Pino Moroni

    13 Settembre 2026 at 17:00

    Mi ci sono svegliato stamattina, con la Rassegna Stampa e il frontespizio di Repubblica che in prima pagina riporta il titolo L’allarme di Anthropic “l’IA usata per la guerra” con due articoli nelle pagine interne di Massimo Basile e Elena Dusi (alle pagg. 8 e 9). Che sembra riecheggiare il commento di Sandro di ieri.
    Allora!? Altro che una ossessione di Sandro Russo e Pino Moroni!
    –
    Il frontespizio di Repubblica di domenica 13 settembre nell’articolo di base

  4. Enzo Di Fazio

    13 Settembre 2026 at 20:54

    Probabilmente sono stato frainteso visto che Sandro Russo e Pino Moroni hanno fatto a gara per ricordare/ricordarmi la pericolosità dell’A.I al punto in cui è arrivata.
    Leggo anche io i giornali e so bene quanta preoccupazione stia destando lo sviluppo non controllato dell’A.I.
    Anche io non sono tranquillo ma mi faccio pure delle domande.
    Al punto in cui siamo arrivati è possibile cancellarla dalla faccia della terra?
    E’ la stessa cosa che dire: è possibile cancellare dalla faccia della terra il male?
    Realisticamente non è possibile visto che L’AI non è una macchina che si può spegnere ma un insieme di algoritmi, programmi, banche dati, modelli matematici e infrastrutture informatiche distribuite in tutto il mondo.
    Ma anche se si decidesse di farlo per tornare ad un mondo senza A.I. occorrerebbe una decisione universale di governi, imprese, università e cittadini.
    E pensate che questo sia possibile in un mondo in cui abbiamo un Donal Trump che critica le forze negative che vogliono rallentare lo sviluppo dell’AI?
    Ovviamente ben vengano le proteste e le azioni rivolte ad un rallentamento dello sviluppo dell’AI per evitare che possa sfuggire al controllo umano.
    Ma ciò non impedisce di ragionare, nel nostro piccolo, sulle cose buone che potremmo fare con l’Intelligenza Artificiale
    Tutto qua il mio discorso

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