di Luigi Narducci (coordinatore del ‘Gruppo Dialettica’)
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Emma Bonino (Bra, 9 marzo 1948 – Roma, 11 settembre 2026) è morta ieri a Roma dopo una lunga malattia
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Emma Bonino aveva la mia stessa età e il suo impegno politico ha attraversato, accompagnandoli in qualche modo, tutti gli anni della mia vita. La sua morte mi porta quindi a ripensare anche al modo in cui, nei diversi momenti della mia vita, ho guardato alle sue battaglie.
Negli anni Settanta ho apprezzato molto il suo impegno per i diritti civili, per la laicità dello Stato, per la riforma del diritto di famiglia, per i diritti dei detenuti, contro la pena di morte e contro il nucleare. Erano battaglie che sentivo profondamente, anche se provenivano da una cultura politica diversa da quella comunista, in anni in cui la critica del PCI nei confronti del Partito Radicale era molto dura.
Successivamente, il Partito Radicale ha accentuato la propria impostazione liberista in campo economico e ha lanciato la cosiddetta “rivoluzione liberale”. Mi sono schierato contro quella impostazione e contro i venti referendum radicali del 1999-2000, che proponevano, tra l’altro, una forte liberalizzazione del mercato del lavoro e una riduzione dei vincoli e dell’intervento pubblico nell’economia.
Un’altra frattura profonda si è verificata nel 1999, in occasione della guerra del Kosovo. Ero in piazza contro l’intervento militare della NATO, iniziato il 24 marzo senza una preventiva autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Solo successivamente, il 10 giugno, al termine dei bombardamenti, il Consiglio di Sicurezza approvò la risoluzione 1244, che autorizzò la presenza internazionale civile e militare in Kosovo. Bonino fu invece tra gli esponenti politici italiani più favorevoli all’intervento della NATO.
Mentre Emma Bonino mi appariva quindi sempre più come una convinta atlantista, io continuavo a considerare la NATO come uno strumento della potenza e dell’egemonia occidentale.
Il giudizio è stato invece più positivo sul terreno europeo. Ho sempre apprezzato il suo convinto federalismo e la sua idea degli Stati Uniti d’Europa.
Non ho però condiviso il modo in cui Bonino concepiva quella federazione. La sua idea era quella di un’Europa federale “leggera”, con un bilancio federale contenuto e competenze concentrate soprattutto sulla politica estera, sulla sicurezza e sulla difesa, sulla ricerca e sulle grandi infrastrutture. Io avrei voluto, e vorrei ancora, un’Europa federale dotata di una forte dimensione sociale. Il federalismo di Bonino mi è sempre apparso, quindi, come un federalismo prevalentemente liberale e politico, non come un federalismo sociale.
A mio avviso, Bonino merita, da una parte, un riconoscimento storico molto forte per il ruolo svolto nell’allargamento delle libertà civili in Italia e nella trasformazione della condizione giuridica delle donne e delle minoranze.
Dall’altra, continuo a essere fortemente critico nei confronti della sua concezione della libertà, prevalentemente individualistica e liberale, che non si è mai tradotta in una critica strutturale dei rapporti economici capitalistici.
È questo il modo in cui oggi mi piace ricordarla: ripercorrendo le diverse Bonino che ho incontrato nel corso della mia vita.
5 novembre 2024, la visita di papa Francesco a Emma Bonino sul terrazzo della sua casa a Roma, dietro Campo dei Fiori










Giuseppe Mazzella di Rurillo
14 Settembre 2026 at 06:20
Ho letto il ricordo di Luciana Castellina di Emma Bonino. Lo trovo bellissimo e fondante. Luciana non scrive un ‘coccodrillo’ per un morto di cui si dice sempre bene. Rimarca una differenza fondamentale tra “diritti individuali” e “diritti collettivi”. Emma è stata una “liberale’ in senso pieno. I “radicali” hanno massimizzato l’importanza dei “diritti individuali” a scapito dei “diritti collettivi” che invece sono stati sostenuti dai comunisti e dai socialisti.
Luciana ed Emma hanno fatto delle loro vite un impegno civile e politico. Ma Luciana non dimentica la differenza.