Assolutamente non è una critica che voglio muovere a Fernando Incurvati e al suo articolo: “Relazioni sane, relazioni malate”.
So che è difficilissimo dire tutto ciò che è campo e materia di indagine in ogni ambito in poche battute. Nell’articolo di Incurvanti sembra che il disagio di una persona quasi nasca e muoia dentro la persona stessa, almeno questa è la parte preponderante dell’analisi.
È una bella teoria quella di dire alle persone che sono belle persone e che si devono valorizzare e salvare da sole. Ma è solo una parte della narrazione.
Di cosa vogliamo parlare, del dito o dell’universo che c’è dietro?
Le analisi meticolose e gli approfondimenti, amplificano le impressioni, le sensazioni, le considerazioni. Alla fine, se ben strutturate, gettano sulla realtà la giusta luce, fanno risaltare ciò che nessuno vorrebbe vedere. Sia perché scomodo alla visita, sia perché difficile da accettare. Ma quello che è più angosciante è l’impossibilità di poter modificare queste realtà.
Quando la cronaca ci racconta che gli stipendi per molte categorie sono da terzo mondo e chi li percepisce può arrivare a compiere gesti estremi, Sherlock Holmes-popolo, indaga, scopre, condanna. Tutto in prima battuta. Fallo, rigore, gol. L’assassino è il datore di lavoro. Emessa la sentenza, si va a letto soddisfatti.
Un approfondimento, un’inchiesta tra venti o duecento anni, ma anche già domani, ci dirà che risorse sottratte da quell’imprenditore e dirottate in investimenti che hanno contribuito a inviare armi, munizioni, materiali di morte, in scenari di operazioni criminali e che hanno ucciso uomini lontani – o hanno gonfiato stipendi di politici inutili -, uccidono anche attività vitali sotto casa nostra.
Le armi uccidono anche nel caso non dovessero esplodere. Assassini sono anche i produttori, i finanziatori, quelli che ne impongono anche solo l’esistenza con arroganza e prepotenza. Assassini sono anche tutti quelli che impediscono che tu ti possa curare, che tu ti possa sollevare dall’ ignoranza.
Non c’è giustificazione perché le armi debbano esistere. Non è giustificabile accettare che si possano mettere i piedi in testa al prossimo.
Ma se per uno stipendio da fame diamo la colpa solo al titolare dell’azienda abbiamo, di fatto, solo evitato di guardare ciò che il dito voleva indicarci.
In matematica e fisica “l’effetto farfalla” è una locuzione che racchiude in sé la nozione più tecnica di dipendenza sensibile alle condizioni iniziali. Nella “Teoria del caos” è stata affermata l’idea che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema. Ma a qualcuno è mai venuto in mente di teorizzare sull’effetto elefante?
“Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”
Quando il meteorologo e matematico Edward Lorenz introdusse questo concetto di causa-effetto nel 1972 durante una conferenza scientifica, faceva questa affermazione iniziale abbastanza semplice: “La colpa è della farfalla”.
Peccato che in quella stessa conferenza nessuno fece notare che se le ali le batte un pachiderma è ancora più facile capire quello che può succedere.
Forse già allora i pachidermi in frenetica attività distruttiva riuscivano a pilotare le opinioni dirottando su insetti, facili bersagli, il dito che avrebbe dovuto indicare le loro colpe ben più gravi. Molto probabilmente, già cinquanta anni fa, il sistema non era più in grado di agire sui veri colpevoli delle grandi azioni criminose.
Conclusione: se un marito continuerà ad ammazzare moglie e figli la colpa ormai sarà sempre della “farfalla”.










