De Luca Francesco (Franco)

Già vedo i gigli di Santa Candida…

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di Francesco De Luca

 

Già vedo i gigli di Santa Candida macchiare di rosa le aiuole arse dalla seccura. Elevano il gambo da un misto di erbacce rinsecchite. Aprono le corolle a dispetto di una pioggia che non scende e contente delle scarse gocce di rugiada notturna.

Si muove la natura e anche la società isolana cambia volto. L’amico ormeggiatore si sofferma a parlare. Sorride con aria soddisfatta e mi dice che le onde del turismo giornaliero si sono affievolite e che il ritmo della vita sta lasciando la confusione per portarsi nella quiete della vita dell’isola.

Quella di cui gode l’amico Totonno, che ha vendemmiato, assicurandosi la compagnia di un salutare bicchiere di vino. E Biagino mi saluta ritemprato, in quel di Giancos. Da dove vieni? – gli chiedo. Sono uscito or ora dal mare. Ogni mattina vengo qui e sto una mezzoretta a mollo per poi iniziare la giornata.

Così la vita sull’isola riprende il suo ritmo, le sue cadenze, i suoi volti. Sono quelli di coloro che chiamo chille d’u vierno (quelli dell’inverno). Hanno rughe in viso e gli occhi piccoli. Sono state infisse, le rughe, dalle esperienze di una vita ridotta e concreta. Con sogni radi e labili.

Gli occhi sono diventate feritoie per mirare, in un universo di invidie e di pochezze, un orizzonte di spazio vitale.

Sorridono gli isolani, ora.

Si lasciano dietro l’insicurezza di un futuro dipendente dalle condizioni atmosferiche e dagli umori dei compaesani. E non da una visione, parto di un programma politico e di una tendenza condivisa. Ci si affida alla sorte benevola. E così il giglio di Santa Candida ci rallegra insieme al mosto dei palemiente. La compagnia ilare dei compaesani ci conforta.

Che l’autunno si inoltri !

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