.
Il sesto segno zodiacale è quello della Vergine. Il numero 6 richiama alla mente le due triadi platoniche, quella intellettiva, raffigurata in un triangolo ascendente, e quella generativa, raffigurata in un triangolo discendente. La prima è soprattutto simbolo di Fuoco, la seconda di Acqua.
È in questo mese di settembre infatti che l’elemento acqua si innesca nell’elemento fuoco; le piogge riappaiono dopo la sospensione estiva e la natura che nei mesi più caldi aveva raggiunto il massimo della sua maturazione e della sua espansione adesso, per poter tornare a generare, necessita dell’umidità delle acque, del loro potere generativo. La sostanza inizia dunque il suo ciclo di ritorno verso l’essenza. Cosi, nella Vergine, si conclude l’involuzione dell’essenza nella materia.
Dice Sanard: “L’energia dualistica delle facoltà razionali del Leone rischia di esaurirsi nella sterilità della lotta. La dialettica del pro e del contro ruota vanamente nel circolo vizioso di argomentazioni basate sulla logica e sui dati sensoriali. L’uomo finisce per constatare l’insufficienza dei suoi metodi di ricerca e scopre molte incognite nella scienza e nell’intellettualismo. D’altra parte l’egoismo e la volontà dell’Io vengono ad essere frustrati: la volontà di possesso e potenza, la consapevolezza della potenzialità dell’essenza umana fanno sentire insufficienti le sole conquiste materiali. L’uomo comincia ad aspirare ad altre cose…”
Dunque l’uomo comincia ad aspirare ad altre cose. Per la Cabala ebraica infatti la Vergine è il segno dell’iniziazione, e del ‘fare’. Dopo aver conseguito una totale coscienza di sé, ora l’uomo inizia a sentire il bisogno di liberarsene se vuole raggiungere la pienezza dell’Essere. Nell’Essere, l’individuazione dell’io si pone come un limite, perché identificandosi nell’ego contingente si perde la possibilità di accedere a un Io più universale che abbraccia la totalità delle proprie potenzialità di esistere.
Nella Vergine, l’uomo evoluto organizza la sua destrutturazione, la sua aplosis platonica, la sua spogliazione. Non è infatti la spogliazione, un ritorno al proprio stato vergineo? Un liberarsi del superfluo?
Il tipo Vergine è pragmatico, organizzativo, innanzitutto in senso ideologico. Pragmatismo significa, nella sua accezione più alta, l’andare diritti al segno, liberandosi delle sovrapposizioni mentali che impediscono l’azione pura ed efficace.
Il geroglifico della Vergine è una giovane fanciulla alata, in piedi e in atto di incedere. Il suo piede sinistro, che rappresenta il muoversi da una condizione ad un’altra, è leggermente sollevato, perché rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo che si apre. Nella mano destra ha un tralcio e una spiga. Il primo rappresenta la continuità del ciclo vegetale, vitale, la spiga invece suggerisce il taglio delle messi, la fine del ciclo precedente.
Il simbolo astrologico è una M con una ‘gamba’ che volge verso il basso. La M è sempre simbolo di acqua, generazione. È la prima lettera di Maria, colei che gestisce le acque. E la gamba indietro rappresenta il fatto che se la terra ha ormai esaurito tutta la sua potenzialità produttiva, adesso si tratta di generare non più nella sostanza, nella materia, ma nell’essenza, nello spirito. A settembre infatti la terra è sterile, quindi vergine, in essa si deve pensare ad una generazione diversa, non più materiale, ma unicamente spirituale.
Come nel Leone nasce l’individualità che porta ad una coscienza dell’io autonomo, nella Vergine la coscienza soggettiva si affina e si amplia. Si realizza così il lento e progressivo allontanarsi dal dionisiaco immanente, per integrare l’apollineo trascendente. Si arricchisce il livello razionale mentre si ridimensiona quello istintivo. La Vergine è infatti governata da Mercurio, che è il logos, la ragione di esistere di ogni cosa. Il tipo Vergine sa cogliere in modo lucido e razionale il senso dell’esistere, sa dispiegare il logos trattenuto nell’io per renderlo immanente nell’esistenza.
La Vergine è la grande maestra di vita. Per questo è sempre identificata come l’entità (enade) che governa le tre dimensioni, la Kore Kosmou [“La pupilla del Cosmo”, secondo Ermete Trimegisto (1): Minerva domina la dimensione celeste intellettiva, Diana quella delle emozioni, Proserpina la coscienza terrestre dove alberga il subconscio. E da ognuna di queste dimensioni dominate dalle Vergini, noi possiamo apprendere che è sempre possibile per l’uomo tornare all’essenza pura del proprio intelletto (nous), della propria anima (psychè) e del proprio corpo (soma), se solo siamo disposti a ripercorrere a ritroso il sentiero che ci ha condotti dall’uno al molteplice, dalla purezza alla complessità, appunto spogliandosi e godendo in noi e per noi, come la Vergine.
Nel mito di Demetra e Persefone è sottolineato l’aspetto femmineo non più come legato alla generazione fisica della sostanza, come abbiamo ad esempio in Cancro, simbolo della maternità per eccellenza. Nella Vergine il femmineo si chiude e si amplifica in sé stesso, si autofeconda, gode di sé stesso e per sé stesso. La madre Demetra infatti alla ricerca della figlia che si emancipa, diviene sterile. Il femmineo che non accetta l’idea di una sua possibile esistenza nell’essenza e non nella sostanza dove vige la generazione, è come una madre che non accetta l’emancipazione della figlia.
Nel mito, non bastano a Demetra l’intercessione di Ecate, di Hermes e di Helios, per riportare Persefone nella dimensione terrestre della generazione, perché Persefone stessa, con il simbolico mangiare la melagrana, simbolo dell’unità che racchiude il molteplice, simbolo dell’essenza divina, dello spirito, rifiuta ormai di tornare al suo ruolo esclusivamente femmineo generativo. Essa unendosi a Plutone, che rappresenta le ricchezze spirituali sepolte in noi negli stati apparentemente inaccessibili della coscienza, adesso vede in sé la possibilità di essere Femmina anche senza essere madre. Sarà Giove, simbolo della mediazione naturale e perfetta del Ius, del principio di giustizia, che troverà la soluzione ideale: Persefone vivrà 6 mesi nell’Ade, come Femmina Verginea, e 6 mesi sulla terra assieme alla madre Demetra, nella dimensione della generazione vitale. Dunque abbiamo un rapporto simmetrico perfetto stabilito dal numero 6, che rappresenta non solo il tempo trascorso in una dimensione precisa dell’essere, ma anche la distanza esatta tra i passaggi da una dimensione all’altra. Ecco l’equilibrio tra spirito e sostanza, equilibrio che si specifica ancor più se si pensa che Persefone, Femmina sia Vergine che Generatrice, discende nell’Ade proprio nell’equinozio autunnale, quando il rapporto tra luce e buio, giorno e notte è perfettamente equilibrato, e risale sulla terra nell’equinozio primaverile, data in cui questo rapporto simmetrico si ripropone per l’unica volta nel ciclo annuale.
Ecco uno dei segreti di questo segno così equilibrato, lucido, realista, ma anche così generoso nell’offrirsi: un equilibrio archetipico fondante, tra luce e ombra, tra giorno e notte, tra verginità e fertilità, tra l’Ascendente e il Discendente.
In termini della Psicoanalisi del profondo, nella Vergine abbiamo la fusione dell’istintuale con l’ordine razionale. La Vergine rinuncia alla unilateralità su ogni piano. La visione individuale e soggettiva dell’esistere si risolve, aprendosi ad una più vasta e altruista valutazione dell’esistenza.
Valutare in senso psicologico il tipo Vergine è pressoché impossibile, essendo questo segno così carico di simbologie sia individuali che universali, sostanziali ed essenziali. Si può comunque dire che essendo un segno dominato da Mercurio, abbiamo la tipologia psicologica più intelligente e talentuosa. Tuttavia l’instabilità di Mercurio crea una struttura ciclotimica-malinconica.
È soprattutto l’ultimo segno dell’estate, e di fronte a sé vede lo spegnersi della natura sostanziale, vede il buio che si avvicina, e il freddo che comincia ad immobilizzare l’atto esteriorizzante.
La Vergine è la maestra del trovare una via efficace all’essenza delle cose, sente di poter contare solo su se stessa, perché se si guarda attorno, vede ogni cosa diminuire, morire, spegnersi, indebolirsi. Trovando il vergineo essere in se stessa e per se stessa, il tipo Vergine diviene la grande maestra di vita, colui che insegna a rivolgersi dentro di sé, riassorbendo il mondo oggettivo che vuole essere fecondato, nella super soggettività auto-fecondante ed auto-sussistente del Sacro Femmineo Verginale.
Nel tipo Vergine ancora in lotta per il raggiungimento di questo equilibrio, possiamo ritrovare una certa criticità nell’adattarsi alle circostanze esteriori, soprattutto se le è richiesto un ruolo troppo sostanziale, troppo generativo, troppo materno.
Lasciate che la Vergine sia autonoma, perché è l’unico segno che sa esserlo davvero, lasciate che sia emancipata, perché non rischia il femmineo conflittuale, lasciate che sia artista nel senso ampio del termine, perché non sia sempre costretta all’atto sostanziale e materialmente pragmatico, perché possa fecondarsi all’interno di sé e per sé stessa.
Dei tipi Vergine spiritualmente irrisolti, dice la Sanard: “La sua attività costante è in parte causata dalla tensione verso altre cose, che agisce nell’inconscio come ricerca dell’ideale motivo di peregrinazione di Iside. La Vergine è come tormentata da una inquietudine del meglio… si manifesta come un bisogno irresistibile di azione che diviene persino virulento e può giungere alla psicosi per un bisogno eccessivo ed esagerato dei dettagli di esecuzione.”
In termini freudiani, il temperamento nervoso e il prevalere della sfera psichica su quella fisica, può portare al rifiuto dell’istintuale, o al complesso dell’analitá trattenuta. Questo complesso può portare nel tipo inferiore un imprigionamento nei labirinti dei condizionamenti razionalizzanti che delimitano l’esistenza ad una mediocrità basata sulla puntigliositá o meticolosità esasperata. Ma nel tipo superiore abbiamo il grande intellettuale e l’artista, che libera in spazi più essenziali ciò che sente di trattenere alla sostanza, per dispiegarsi pienamente in orizzonti più ambiziosi, più eccellenti.
Quando il tipo Vergine si libera dalla meticolosità e dal perfezionismo, equilibrando lo psichico con l’istintuale, si realizza in una straordinaria dimensione sovra-razionale, armoniosa e altamente creativa.
Adesso, abbassando i toni, cerchiamo di descrivere questo complesso segno, in parole più accessibili. Si ricordi però, che più di ogni altro segno, la Vergine sfugge ad un sistematico verificarsi dell’archetipo astrologico, perché essa è l’anello di congiunzione tra spirito e materia, e solo in base a molte altre considerazioni, si può arrivare a descrivere meglio il suo carattere.
Qualità: pazienza, precisione, umiltà
Difetti: amoralitá, eccessiva prudenza, eccessive preoccupazioni.
Il tipo Vergine per sua natura è scettico ma interessato ad ogni cosa, il suo discernimento è lucido e sovra partes. Manca spesso di ambizione, e tende alla mania piuttosto che alla passione. Sa aspettare il momento giusto, lo intuisce attraverso la razionalità e tramite l’intuizione.
Persiste nelle decisioni come la formica, anche quando non ce ne è più motivo. Intelligenza penetrante, pratica, amore per i particolari e per le cose che passano inosservate al superficiale. Sono veri e propri annali, biblioteche, archivi….vanno sfogliati, consultati.
È attratto dalla letteratura e dalle arti, ma rigetta i principi metafisici su cui fondano le idee pure.
È eloquente, la voce debole, i gesti precisi. Odia ogni forma di incompiutezza. Ama dare consigli; i tipi Vergine sono eccellenti avvocati. Portano la mano o un dito di fronte alla bocca per darsi un contegno. In amore hanno il gusto per le parole vezzose, educate, dolci.
Le donne Vergini sono particolarmente inclini al misticismo.
Nell’esoterismo francese, si legge nel Livre d’Arcandam: “Sarà essenziale e semplice, non si curerà dei beni mondani, né di ricchezza. Non sarà diffidente verso alcuno e non si darà pensiero per il male che può ricevere. Sarà retto, passerà per la dritta via, che è la più difficile e meno frequentata, di rado uscirà dal sentiero di una perfetta equità. Sposerà due donne o due uomini, uno dei quali avrà poco cervello“.
Affinità
Animali: scoiattolo, topolino, scimmia, lepre, furetto, formica, passero, rondine, mosca.
Piante: nocciolo, trifoglio, salvastrella, meliloto, serpollino, erba e tutte le sementi.
Mestieri: sportivi, geometri, farmacisti, scribi, segretari, mercati, viaggiatori, mestieri ingegnosi e dove necessita dialettica oratoria.
Luoghi: Accademie, botteghe, scuole, terre seminate.
Pietre: turchese, malachite.
Metalli: alluminio, argentone e tutte le leghe.
Colori: traslucidi, colori sfumati.
Sapore: predilezione per le spezie aromatiche.
Profumi: maggiorana e mazzi di fiori.
Strumenti: violino e violoncello.
Note
(1) – Esistono libri che si leggono. Altri che si studiano. Altri ancora che sembrano attendere il momento in cui siamo pronti per incontrarli.
Il Corpus Hermeticum, l’Asclepio e il Kore Kosmou appartengono a quest’ultima categoria.
Non sono semplicemente opere filosofiche dell’antichità. Sono testi di frontiera, nati nell’incontro tra il mondo egizio, la cultura greca e quelle correnti sapienziali che, tra Alessandria e il Mediterraneo orientale, cercavano una risposta alla domanda più antica dell’umanità: chi siamo e da dove veniamo?
L’ermetismo non si presenta come una religione nel senso comune del termine. È una via di conoscenza. Un percorso che conduce oltre le apparenze del mondo materiale per riscoprire la propria origine divina.
https://cronistoria.it/corpo-ermetico-asclepio-e-kore-kosmou-alle-sorgenti-della-sapienza-ermetica/












