Insieme a Leopardi

di Francesco De Luca

La società italiana contemporanea, quella ponzese nello specifico, è carica di anni. La vecchiaia è dominante nella popolazione. Ne è prova l’indulgere spesso nel ricordo, nella nostalgia, come attestano i social-media. Stracolmi di detti, di aneddoti, che riportano al passato, con foto e volti e scorci ormai non più presenti perché defunti o modificati dal tempo.

La gioventù isolana partecipa poco ai riti del ricordo, e io ammetto di non conoscere cosa alimenti il desiderio dei nostri giovani, e cosa spinga le loro aspettative. Quello che mi appare dominante, in ciò che si pubblica, è il ricordo: di cosa ci si nutriva, di come ci si divertiva, dei passatempi, delle usanze.

Il ricordo… in Leopardi si ammanta di un’aura poetica, favorita dal termine rimembranza. In lui, fonte di alta poesia.

Mi permetto però di non condividere quella sua scelta esistenziale.

In lui la realtà del presente lo avvilisce e cerca sollievo nel ricordo del passato. La sola immagine della luna, la sua semplice visione scatena in lui il ricordo del tempo passato. Che, nella sua crudezza, non brilla di felicità. Perché anche gli anni della giovinezza sono stati ammorbati dal dolore e dall’infelicità. Epperò, nonostante questo marchio negativo, al Poeta il ricordo, per sé stesso, scalda il cuore, lo consola.

A me non appare un comportamento esemplare. Il ricordo non è la realtà. Può sedare tumulti dell’animo e sopire ma non è salutare come comportamento. Il presente è la realtà che va affrontata. Con gli strumenti di cui è dotato l’uomo: intelligenza e sentimento; razionalità ed emozioni.

Alla luna è la poesia dove ho riscontrato tutto questo. La riporto.

Alla luna

O graziosa luna, io mi rammento
che, or volge l’anno, sovra questo colle
io venia pien d’angoscia a rimirarti:
e tu pendevi allor su quella selva
siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
che mi sorgéa sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparìa, che travagliosa
era mia vita: ed è, né cangia stile,
o mia diletta luna. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l’etate
del mio dolore. Oh come grato occorre
nel tempo giovanil, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che l’affanno duri!

Per concludere cosa?
Che il comportamento da tenere non è quello di crogiolarsi nell’apatìa, fosse anche la più piacevole. La realtà va vissuta, e va trovata in essa un equilibrio. Per l’individuo, la società, la natura.

Va da sé che il mio pensiero non scalfisce di un granello la qualità della poesia, che rimane immortale.