Ambiente e Natura

Si incurva l’estate

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di Francesco De Luca

 

Si incurva l’estate e perde vivacità. L’aria  è calda e molliccia, infastidita quasi dalla sua stessa foga. Incupita dallo scirocco, bagnata di libeccio. Scirocco.
Uno stormo di rapaci, altissimi e silenziosi, già ripercorre le strade aeree del ritorno in terra d’ Africa.
Le viti, gravate dalle pigne ambrate, sono cibo ambito degli uccelli.
La vendemmia si impone, anche se settembre è ancora fuori l’uscio”.

Sembra che la natura abbia voglia di bruciare le tappe. Eppure non vi è un ordine prestabilito… e tutto appare spinto da una urgenza. La cui provenienza sta nell’intreccio delle relazioni fra terra, mare e cielo. Fra universo, sole e astri.

L’isola è esausta per l’andirivieni dei turisti, per il loro desiderio, talvolta scomposto, di godere del territorio nella sua crudezza; per la risposta studiata degli isolani, coscienti delle condizioni fortunate in cui sono nati e pronti a condividerle in un circuito proficuo di dare e avere.

Le cale e le spiaggette, le grotte. gli scogli affioranti e le acque che tutto comprendono, rimangono spettatori ignari e passivi, generosi e asettici, scettici quasi che la confusione turistica abbia un senso.
Quello più evidente e grasso è l’introito economico. Il turismo è la fonte dell’economia. Pur se senza regole per l’usura dei beni isolani: ambientali e culturali.
Il consumismo non tollera dinieghi, sfugge alle limitazioni, e logora la stessa fonte di benessere.

L’isola, Ponza, ha una fragilità strutturale propria: sia geologica, sia culturale. Ogni aspetto naturalistico, bello o brutto, ha una sua deperibilità insita. Che va riconosciuta e protetta. Ogni manifestazione culturale, propriamente antropologica, presenta rischi di depauperamento, di consunzione, di logorìo. Da qui la cura e la protezione. Esse si ottengono attraverso limiti, autorizzazioni, divieti. Tutti fattori che il consumismo aborrisce.
La condizione, che mi pare prioritaria, implica che non sia soltanto il guadagno l’obiettivo da perseguire, bensì l’aspirazione economica unita a quella culturale. Di modo che l’utile non danneggi il bello e insieme preservino il vitale.

La società ponzese, anzi la comunità ponzese, deve combattere l’esodo invernale, l’invecchiamento dei residenti, la denatalità, la fuga dei giovani. In parte può cercare di opporsi a questi nefasti fattori alimentando il convincimento che la sua identità va aiutata e tramandata. Anche a costo di minori introiti. E tentando di allargare la base di coloro che beneficiano del turismo. Mi pare opportuno combattere i monopoli e favorire l’allargamento a tutti i settori comunitari dei benefici turistici, attraverso una gestione onesta e mirata.

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