di Francesco Ferraiuolo
Ci sono luoghi che, quando crollano, continuano a vivere dentro di noi. Amatrice è uno di quelli: la vidi poco prima del terremoto, e quel dolore mi rimase addosso. Oggi, a distanza di dieci anni, riaffiora la poesia che ne scaturì.
AMATRICE
Case di sassi
orsono sassi caduti
…sassi sui sogni avverati
…sassi sui sogni futuri.
In giro solo stracci di vita;
nei cuori di sasso
ognuno ha la sua croce marcata
nella notte del terremoto.
…Dio. E ora cosa facciamo?…
Fuggito è il genio del luogo;
quando tornerà
non sarà più lo stesso.
I duri montanari rifaranno Amatrice…
ma le macerie dei sassi
strazieranno l’anima persa
nella lastra ingiallita
del paese che fu
e dissolto per sempre.
Dalla mia raccolta di poesie in versi liberi: “Affiori” (2025).
***
Post Scriptum (a cura della Redazione)
Un’intervista all’Autore, di Enzo Di Fazio, è stata pubblicata sul sito lo scorso giugno: leggi qui








