segnalato da Paolo Gelsomini del “Gruppo Dialettica”, da il Fatto Quotidiano

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/13/crisi-umanita-guerre-disuguaglianze-notizie/8476937/
Società
L’umanità è stretta in un cortocircuito letale: occorre che la parte migliore esca allo scoperto
di Luigi de Magistris (*) – Da il Fatto Quotidiano del 13 agosto 2016
Non si può dilapidare questo tesoro immane per la prevalenza di egoismi umani così biechi e orribili
Siamo in uno di quei momenti della storia in cui l’umanità deve ritrovare la bussola per trovare la rotta di un rinnovato senso di umanità. Sembra di vivere tempi di un grande spaesamento e allora bisogna ritrovarsi per centrare nuovo equilibri, prima nel nostro io e poi tuffandosi nel noi.
Nel mondo sta prevalendo, prima di una sua possibile definitiva decomposizione che necessita però della realizzazione di un’alternativa, una delle peggiori fasi della politica e dell’economia. Liberismo letale, capitalismo morente, consumismo predatorio, politica mediocre e intimamente corrotta e suddita di un sistema di potere. I sintomi di questa gravissima patologia di sistema sono evidenti: guerre, armi, ingiustizie, violenze, denaro, potere aggressivo, egoismi, distruzione del bene comune a vantaggio di interessi privatistici.
Gli effetti collaterali di questo brutale e orribile sistema sono connessi gli uni agli altri: guerre, colonizzazioni, sfruttamento, sopraffazione, povertà, distruzione dell’ambiente, cambiamenti climatici, migrazioni, disuguaglianze, violenze, insicurezza, diritti negati, stati autoritari, criminalizzazione dei diversi che non sono allineati, fascismi vecchi e nuovi.
Il neo fascismo è in realtà il prodotto di un sistema politico ed economico marcio, che oggi ha le vestigia dell’autorità costituita ma anche la violenza sempre più diffusa generata da un sistema malato in cui l’informazione di sistema diventa benzina e lanciafiamme allo stesso tempo.
Il quadro è davvero preoccupante e, quindi, bisogna agire e saper agire controcorrente e sappiamo bene come sia difficile nuotare e rimanere in superficie quando la corrente spinge fortemente dall’altra direzione.
Dobbiamo ritrovarci rapidamente, dando un senso alto alla vita, nei valori che ci fanno ritenere degni della specie umana senza dovere ineluttabilmente certificare, altrimenti, il fallimento della razza umana. Per salvare vita, pianeta e dignità individuale e sociale bisogna ricostruire soprattutto il rapporto e l’equilibrio tra esseri umani, esseri viventi e natura. Questo ritengo sia il punto centrale, quello che in costituzione viene definito il “pieno sviluppo della persona umana” che non è il fallace progresso consumistico predatorio, ma è la ricerca della felicità umana con quello che di immenso la vita e la natura ci hanno donato.
Nella lotta tra il bene e il male il nodo è il conflitto tra amore e odio, tra morte e vita. L’intelletto ci dovrebbe servire per discernere, sapere, ragionare, decidere, ma se la testa non ragiona bene, smette di essere collegata al cuore e soprattutto se il cuore non inietta sentimenti buoni, il circuito umano diventa sempre più tossico rischiando di divenire letale.
La violenza crescente, l’odio bulimico, aggressività e rancore, la soppressione di animali, la distruzione della natura, l’eliminazione di altri esseri umani, è la dimostrazione del cortocircuito letale dell’umanità. Ma i popoli, come la storia insegna, per reagire al declino, hanno anche bisogno di guide e riferimenti.
È necessario che ognuno faccia quindi la sua parte impegnandosi sempre di più, non possiamo lasciare il presente e il futuro politico nella mani dei Trump, Netanyahu, Putin, Zelensky, e a scendere dalle nostre parti agli assai mediocri politici politicanti della nostra epoca che stanno producendo per le loro colpe e le loro scelte rigurgiti fascisti sempre più preoccupanti, come Vannacci dimostra.
Credo e voglio credere che nel paese, nel mondo, nelle nostre comunità, l’umanità sia migliore, ma non può essere un valore meramente consolatorio, per lasciarci momentaneamente più sereni. Bisogna rendere protagonista sempre di più questa umanità differente. Si deve uscire allo scoperto, bisogna ritrovarci, indicare la strada, percorrerla insieme, provare a salvare la bellezza della vita e del pianeta.
Non si può dilapidare questo tesoro immane per la prevalenza di egoismi umani così biechi e orribili, non lasciamo che l’orrore di questa perduta umanità comprometta non tanto quello che noi sappiamo essere bello e diverso ma quello che meritano di conoscere e di vivere, con le più profonde emozioni, le future generazioni. Il più alto gesto d’amore è oggi lottare senza paura per preservare la gioia e la bellezza soprattutto per chi verrà dopo di noi.
[Luigi de Magistris da il Fatto Quotidiano del 13 agosto 2016]
In condivisione con www.ilfattoquotidiano.it
(*) – Luigi De Magistris Giurista e politico, già sindaco di Napoli








Sandro Russo
16 Agosto 2026 at 06:56
Quando mi hanno segnalato questo articolo di Luigi De Magistris, ho voluto pubblicarlo su Ponzaracconta perché delinea con accuratezza e lucidità una situazione dell’umanità apparentemente senza vie d’uscita, in attesa – aggiungo io – di un evento ancora peggiore, una guerra nucleare, uno sconvolgimento climatico estremo, un “omnicidio” perpetrato dall’I.A. fuori controllo – che pongano fine all’avventura dell’uomo sulla terra, alla “civiltà” come l’abbiamo conosciuta noi.
Conosco De Magistris, per interposta persona: una mia amica, impegnata sul “sociale”, con un lavoro sicuro a Roma ha lasciato tutto per seguirlo nel suo incarico come Sindaco di Napoli, quando lui cercava di mettere insieme un gruppo su cui poter contare. Il campo era quello non facile della Nettezza urbana e della raccolta rifiuti. E lui da Sindaco ha dato prova di grande pragmatismo, di essere capace di affrontare e risolvere problemi complessi.
Per questo mi ha stupito, dopo aver letto d’un fiato l’articolo, giungere alle conclusioni e averle trovate vaghe e generiche. Non si può scrivere “È necessario che ognuno faccia quindi la sua parte impegnandosi sempre di più” quado si vede così chiaramente che gli eventi grandi vanno tutti in una direzione peggiorativa (le diable, probablement?); come possono servire, per contrastarli, un impegno e una presa di coscienza individuali?
Non che nessuno abbia una soluzione, ma già provato alla depressione dell’articolo di Antonio Scurati (*) (il fondo di oggi su la Repubblica di ieri 15 agosto), mi aspettavo più ideatività positiva, anche fantastica; delle ipotesi per uscirne.
Niente.
Ho voluto esprimere qui la mia delusione, ma anche lo sconforto: se uno che ha provato ad amministrare il caos si ferma solo all’analisi dei problemi e non ha parole per le possibili soluzioni, siamo messi veramente male.
Questo il finale dell’articolo di Scurati:
(…) Il mio vicino d’ombrellone lo ripete ancora una volta. Ma oramai è un mormorio quasi inaudibile. È una resa. Nei suoi occhietti azzurri da bagnante del Novecento, nel suo corpo stremato da vecchio leone al sole del secolo scorso, si legge la nostalgia per la dolcezza dell’estate – e della vita – prima dell’anticiclone africano.
No, la gioia agostana non tornerà. Sono mortificato di doverla guastare ma la festa non è più qui. Non tornerà l’estasi popolaresca dei piedi sotto la tavola e della bottiglia sopra, della kermesse famigliare, della pasta al forno e dei fuochi a mare. Adesso la Madonna viene assunta in un cielo infuocato. Quella gioia satolla, spensierata e un po’ ebete non tornerà e non deve tornare. Coltiviamola la sottile angoscia che avvelena questi nostri giorni, diamole un nome. Altrimenti, quello di oggi potrebbe essere l’ultimo Ferragosto dell’umanità.
[Da la Repubblica del 15 agosto 2026: Antonio Scurati: Un normale Ferragosto di Apocalisse, in prima pagine, segue all’interno]
Pino Moroni
16 Agosto 2026 at 11:11
Caro Sandro,
se un uomo come De Magistris, che la politica l’ha già fatta, ha cercato di dire che la politica non vuole e non può fare niente in questa drammatica ‘apocalittica’ situazione, ci sarà un perché e mi sembra anche che lo dica.
E se quindi, prima che tutto muoia (l’apocalisse per Scurati) torna a chiedere che gli individui, ognuno nel suo piccolo, almeno resistano all’urto (non si arrendano come dice anche Scurati) e non continuino a sperare – per una inversione di rotta e per fermare la fine -, nel gruppo (o nella politica) o ancora peggio nel rappresentante del gruppo (che ormai non lo rappresenta più).
Credo che De Magistris sia molto più realista di quanto non sembri.
Forse siamo noi, uomini del novecento, che abbiamo vissuto dopoguerra, boom, anni ’60/70, partiti, idealismi ed oltre, che non abbiamo cambiato i nostri paradigmi, nel vedere che tutto invece è cambiato e ormai (come ti dico sempre) vediamo strabico.
Inutile pensare ancora all’intervento degli Stati, dei Governi, del Popolo, come ci hanno insegnato. Lo dice anche De Magistris ed anche Scurati, non ci sono più!
Al potere c’è invece qualcos’altro (inutile che lo ripeta).
E ci sono gli individui (ai quali De Magistris si rivolge perché non crede più nella politica)!
Ma noi sappiamo che anche per gli individui ‘qualcuno’ sta spegnendo ed anche ricostruendo sinteticamente (e ne riparleremo) le reti neurali, nella rincorsa folle (appoggiata da tutti gli improvvisati moderni Prometeo) di farci sostituire dalle macchine (I.A.).
Non lasciamo che il sole ci tolga il futuro (come nel film “Don’t let the sun”): leggi qui
Saluti.
Teresa Denurra
16 Agosto 2026 at 23:47
“Un normale Ferragosto di Apocalisse”, un articolo di Antonio Scurati su la Repubblica del 15 agosto
https://share.google/U8kOGvf2sLpN6IFOj
Ho appena finito di leggerlo.
Sono in sintonia con tutto quello che dice. Soprattutto in riferimento all’inerzia della politica, in un momento in cui dovrebbe esserci un fronte comune dinanzi a una situazione che è meglio chiamare col nome giusto: emergenza. Un’emergenza probabilmente non più riparabile.
L’acqua del mare, anche qui in Sardegna, ha una temperatura mai sperimentata… Ora aspettiamo i cosiddetti eventi estremi