Caro Sandro e Redazione;
ho scritto poche righe su un Anniversario che mi sta molto a cuore. Una volta mi hai detto che uno dei redattori di Ponzaracconta ha lavorato da giovane in una Radio libera, a Milano, quindi penso che il tema vi interessi. Non mi sono dilungato, tanto con gli appuntamenti che ci saranno a settembre (a cominciare da Ascoli Piceno) se ne parlerà ancora molto. Vi terrò informati
Un saluto.
Pino
Il 28 luglio 1976 la Corte Costituzionale, con la sentenza 202, dichiarò legittime le trasmissioni radiofoniche private. Iniziò l’era delle Radio Libere e finì il monopolio della Radio di Stato. A settembre si terranno manifestazioni in tutta Italia (Piazza del Popolo a Roma) per ricordare quel traguardo importante della nuova comunicazione.
Per chi l’ha vissuta, come giovane, quella è stata un’epoca in cui (più che il ’68) si è sentita per la prima volta la libertà di esprimersi personalmente ed in gruppo. La rottura del monopolio dell’etere ha permesso ad oltre 9.000 emittenti private e libere (autofinanziate) di trasmettere, oltre tutta la musica moderna del periodo (senza selezioni e limiti), di sdoganare linguaggi completamente giovanili e nuovi, con tematiche aperte a tutto. L’improvvisazione al potere (oggi con le polarizzazioni imposte sembra parlare del diavolo).
E di comunicare finalmente, attraverso un dialogo diretto con gli ascoltatori, aventi ruolo attivo in un pluralismo allargato. Momento cruciale di rottura con il passato, di cambiamento totale, improntato su impegno, passione, creatività, improvvisazione e sperimentazione. Sono nati migliaia di editori, giornalisti, speaker, DJ, attori, tecnici, appassionati di spericolate trasmissioni radiofoniche.
Oggi sono rimaste meno di 900 Radio Libere (con ormai vecchi radioamatori) che scrivono libri e raccolgono video su quel fenomeno (che fu originale ed ormai irripetibile).
Personalmente ricordo quel momento pieno di entusiasmo, in cui ho potuto realizzare una trasmissione settimanale di cinema a Radio Hanna ed una più breve di archeologia (visto che facevo parte del Gat, Gruppo archeologico etrusco) a Radio Alice, nonché notti magiche a Radio Poker a Tarquinia. Senza esami di ammissione ed in piena libertà di espressione, dentro le colonne sonore di Un uomo di marciapiede ed Il laureato o dei Carmina Burana mixati con i Pink Floyd.












Giuseppe Mazzella di Rurillo
13 Agosto 2026 at 17:08
Fu un’esperienza indimenticabile anche per me quella delle radio libere.
Nel 1978 avevo 29 anni e facevo già da 8 anni il giornalista locale con un’esperienza maturata anche nell’ufficio stampa di un ente pubblico.
La mia radio si chiamava Radio Ischia International. Quotidianamente 15/20 minuti erano dedicati al “Corriere d’Ischia” con notizie e commenti. Poi, il pomeriggio della domenica seguivamo la squadra dell’Ischia calcio, che militava in serie D, col telecronista sul campo ed i commenti in studio. La trasmissione si chiamava “Tutto calcio, tutta musica” con gli intermezzi musicali. Molti giovani in redazione.
Infine c’erano anche le trasmissioni di notte con le telefonate in diretta e le confessioni di donne ed uomini e la richiesta di canzoni. La musica a richiesta la faceva da padrone. Come pure i programmi di approfondimento, le interviste, le telefonate in diretta.
La nostra trasmissione di approfondimento si chiamava “Diciassettesimo parallelo” quello che aveva diviso i due Vietnam.
Vivemmo una stagione giovanile di una nuova libertà.