Di Fazio Vincenzo (Enzo)

Marcinelle, una tragedia che parla al presente

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Due letture proposte da Enzo Di Fazio 

 

Oggi 8 agosto, si commemora la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.
Venne istituita nel 2001 per ricordare una delle pagine più tragiche della storia dell’emigrazione italiana quando, nello stesso giorno del 1956, in Belgio, nell’ottocentesca miniera di Marcinelle trovarono la morte 136 italiani (persero la vita in tutto 262 lavoratori).

Ho avuto modo di visitare quei luoghi e di rendermi conto  quanto immensa fosse quella tragedia umana e quali responsabilità politiche ci fossero dietro quanto accaduto.
Il Protocollo italo-belga del 1946 (l’accordo “uomini contro carbone”) legò la pelle dei lavoratori italiani alle forniture energetiche per l’Italia, mentre i governi e i datori di lavoro ignorarono le norme di sicurezza.

(cliccare sull’immagine per ingrandire)

In un manifesto rosa tante promesse: un salario buono. Un impiego stabile. Premi di natalità. Biglietti ferroviari gratuiti. Aiuti per trovare alloggio per gli operai con famiglia al seguito… ma nulla sulla realtà che quei lavoratori avrebbero incontrato.
Ne scrissi anni fa in occasione del Giorno della Memoria (leggi qui)

Oggi si cerca si trarre insegnamento da quanto accadde 70 anni fa e di tenerne conto nel momento in cui parliamo di sicurezza sul lavoro, di emigrazione. di riconoscimento dei diritti dei migranti per promuovere un’Europa che non accetti mai più lo sfruttamento come prezzo del benessere.

Dei tanti articoli usciti in questi giorni, da due di essi ho stralciato alcuni passaggi che, per la capacità di attualizzare la tragedia, ritengo opportuno proporre ai nostri lettori

– Da Il Sole 24 Ore del 7 agosto, di Enza Moscaritolo Marcinelle. Dopo 70 anni, una tragedia che parla al presente

Quando si pronuncia il nome di Marcinelle, la mente evoca immediatamente un insieme di pensieri affastellati l’uno sull’altro. Quell’8 agosto del 1956 non si compì, infatti, solo un disastro, un gravissimo incidente sul lavoro che causò la morte di 262 minatori di 12 diverse nazionalità, di cui 136 italiani, ma segnò anche il dramma della povertà, dell’emigrazione, delle drammatiche condizioni di lavoro nel cuore dell’Europa che voleva marciare velocemente verso la ricchezza, nella ripresa post-bellica.

Il 70° anniversario del disastro di Marcinelle, località belga del comune di Charleroi, arriva in un momento storico – quello che stiamo vivendo – in cui quelle stesse istanze quali l’emancipazione dalla povertà e la richiesta di condizioni di lavoro eque e dignitose, emergono ancora oggi con straordinarie caratteristiche di contingenza e di stretta attualità. E per questo è importante fare memoria, parlarne ai più giovani e nelle scuole, continuare a perpetuare il ricordo di questi eventi per sollecitare spirito critico, riflessioni e interventi risolutivi di fronte agli scenari spesso sconvolgenti cui stiamo assistendo.

Marcinelle, infatti, continua ad interrogarci perché le morti sul lavoro non sono finite, così come il fenomeno della migrazione, caratterizzata anche da altre istanze, che non è terminata. Marcinelle resta il simbolo dell’estremo sacrificio degli italiani emigrati all’estero con la speranza di un futuro migliore e di una stabilità per sé e per le loro famiglie: per questo motivo l’ 8 agosto si celebra la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” istituita con direttiva del 1° dicembre 2001 della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

omissis…

Gli italiani continuano ad emigrare

Il flusso migratorio non si è mai arrestato. Cambiano le epoche, passano le stagioni, forse le istanze e le motivazioni sottese, ma si continua a partire. Le valigie non più tenute insieme dallo spago, per fortuna, ma dalla speranza di trovare quel riconoscimento professionale ed economico che in Italia spesso non arriva come dovrebbe. «Il fenomeno della migrazione è certamente cambiato sotto molti aspetti – spiega Giorgia Miazzo, presidente del Centro Studi Grandi Migrazioni, autrice del libro “Migrazioni italiane in Europa” (Editoriale Programma, 2026) – ma non si è fermato.

Si stima che dall’Unità d’Italia ad oggi siano emigrati all’estero 30 milioni italiani nelle migrazioni storiche e che oggi siano ben 100 i milioni di discendenti italiani nel mondo. Tuttavia, se non si prende coscienza del dramma migratorio e di ciò che esso ha rappresentato in passato, non possiamo prendere piena consapevolezza delle migrazioni attuali. Oggi l’Italia – prosegue Miazzo – “perde” i talenti e le professionalità di chi non si sente autenticamente valorizzato e riesce, invece, a farsi spazio altrove con coraggio e determinazione: l’Italia forma queste persone ma non fa abbastanza per trattenerle. Le destinazioni rimangono l’Europa, ma anche le Americhe e l’Australia. Sono ambasciatori dell’italianità e spesso eccellenze di cui avere grande orgoglio».

– Dall’articolo di Carola Perillo, 8 agosto, Marcinelle: memoria di una tragedia, specchio del lavoro migrante di ieri e di oggi, pubblicato sulle pagine del CSER – Fondazione Centro Studi Emigrazione ETS

Omissis…
Dal ricordo alla responsabilità: oggi come allora

L’8 agosto non è solo un giorno di lutto, ma anche una giornata di consapevolezza e responsabilità. Come ricorda il Comitato 8 Agosto, oggi la memoria di Marcinelle si intreccia con le vite di nuovi migranti che arrivano in Italia e in Europa alla ricerca di un futuro migliore e che spesso, come i minatori di ieri, finiscono in lavori precari, invisibili e pericolosi. Il parallelo è chiaro: ieri gli italiani, oggi i migranti. Senza dimenticare i tanti morti sul lavoro, vittime di un sistema di sfruttamento ancora in atto che prescinde da nazionalità, cultura, livello di istruzione, religione e genere.

I dati lo confermano: molti lavoratori stranieri oggi operano nei settori più duri e meno tutelati – dall’edilizia all’agricoltura, dalla logistica all’assistenza domestica – e spesso vivono in condizioni di sfruttamento o marginalità. L’Italia, ancora paese di emigrazione, è divenuta dagli anni ‘70 paese di immigrazione, senza che la consapevolezza delle nostre storie all’estero ci aiuti a tutelare tutti i lavoratori italiani e non: onorare Marcinelle significa anche proteggere chi lavora oggi.

Dal 2001, grazie all’impegno di associazioni, sindacati e istituzioni, l’8 agosto è riconosciuto come Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Celebrazioni ufficiali si tengono ogni anno a Marcinelle, con la partecipazione di autorità italiane e belghe, discorsi commemorativi e gesti simbolici – come la campana del Cazier che suona a ricordo dei caduti.

Ma la memoria non può essere rituale. Deve essere fertile, capace di generare coscienza sociale, politica e umana. Ricordare Marcinelle significa lottare per condizioni di lavoro sicure, per il riconoscimento dei diritti dei migranti, per un’Europa che non accetti mai più lo sfruttamento come prezzo del benessere.

 

 

 

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