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Le giornate estive sono sempre più calde ed afose, speriamo e confidiamo al vicino di casa che domani andrà meglio e metterà un po’ di vento, ma rimane come un sogno nel cassetto di quando si era bambini.
Si esce la mattina presto a far la spesa o quando cala il sole, perché il calore, purtroppo, non cala. Certo, la mattina presto non sempre si trovano i prodotti freschi o appena arrivati, ma gli arrivi sono giornalieri e qualcosa di buono si trova sempre.
Al carrettino della frutta si avvicinano tanti isolani per far una spesa veloce e tornare al fresco di casa.
Maria prende un bel piede di insalata e quattro pomodori, perché quelli che ha messo nell’orto purtroppo sono tutti seccati…
Dice: – Aaaah ‘a seccareccia ha accisə tuttə cose! Quatte cucozze me so’ rimaste!
Antonio, mandato dalla moglie, prende i fagiolini e le zucchine, anche il suo orto quest’anno ha prodotto poco, quattro pesche e poca altra frutta. Chiacchiera con gli altri paesani al carretto.
Tutti si lamentano del caldo, che non piove ed il raccolto è povero e poi ovviamente dell’acqua che non c’è, di Internet che non prende, del depuratore che puzza, dei turisti maleducati, della poca gente, della troppa gente… e chi più ne ha più ne metta.
Massimo, sistema delle belle pesche fresche sul carrettino. Belle, arancioni e con il sole che si alza sembrano ancora più luminose del colore originario. Tutti i compaesani vanno vicino le pesche per vederle meglio e accaparrarsi le migliori.
Aniello da lontano guarda la scena ed esclama: ’Sti pesche sono proprio comme Ponza! Tutti si girano verso di lui che con faccia enigmatica. Lui prosegue: Essì, so’ belle ‘sti pesche! …Ma pensate si iescene fracede ’a dint’!
Tutti posano le pesche di nuovo nella cassetta del carretto; Massimo, uomo buono e consumato dal lavoro, prova a fare una faccia per smentire Aniello, ma gli esce più che altro una smorfia.
Aniello sorride: Sto pazziann’, è ’na metafora! I pesche ’i Massimo so’ i cchiù gialle e i cchiù bbone!!
Uno alla volta, gli “avventori del carretto” prendono la loro spesa, pagano il conto – qualcuno ha comprato anche le pesche – e vanno via.
Mi avvicino ad Aniello e gli chiedo come gli è venuto in mente di dire quella frase e lui, sempre con fare sornione e saggio allo stesso tempo, mi dice: – Ma tu hai ascoltato quello che dicevano e come parlavano?!
Ponza è bellissima, un mare che solo qua si trova… Solo che sbarchi dalla nave si riempiono gli occhi di bellezza: i colori delle case, le barche i pescherecci… E poi?
Poi passi vicino i bidoni dell’immondizia, per carità sono stati cambiati, sono più belli (sono arrivati con i soldi del Pnrr), ma già puzzano e ancor non abbiamo capito come e quando fare la differenziata.
Poi Internet non funziona; va bene che siamo su un’isola e ci dobbiamo connettere con la natura, ma ormai sono mesi che ogni mercoledì è un problema fare le analisi perché puntualmente non c’è linea e non si possono fare i pagamenti, un giorno sono corsi pure i Carabinieri! La Banca e la Posta senza Internet come fanno a lavorare?? Tutto si blocca continuamente.
L’ultima, poi, è l’acqua. Una volta arriva salata, una salmastra e gli altri giorni viene centellinata o sospesa; meno male che ognuno ha il pozzo e ogni tanto lo riempie, ma poi arrivano i controlli e… Zac! Il pozzo non va bene, chiudiamo le attività.
Ad agosto quanto si perde con tre giorni di attività sospesa per l’acqua?!
Lo fermo subito… – È vero Anié’! Tiene raggione… ma se con le pesche di Massimo c’era il dubbio che qualcuna fosse marcia dentro, cca tenimme ’a certezza che tutta ’a cascetta è ’na fetenzìa!









Sandro Russo
7 Agosto 2026 at 07:59
E brava Martina! …che è partita dalla cronaca di paese ed è quasi diventata giornalista e scrittrice. Perché questo articolo è un elzeviro che mi ha ricordato il Leopardi del Venditore di Almanacchi! “Castigat ridendo mores”.
Nota tecnica. Fresca di studi dialettologici – il libro sulla dialettologia me lo son letto anch’io, in occasione della sua Tesi – non ha saputo rinunciare a introdurre il grafema ə, per indicare la “e muta” proposta per la scrittura di diversi dialetti meridionali e in francese (“e”muet), che non abbiamo mai usato sul sito, ma se le piace così, perché no? Basta che i lettori lo sappiano.
Giuseppe (Peppe) Aprea
7 Agosto 2026 at 11:09
Bravissima Martina. Aniello, con una semplice battuta, ha fotografato una realtà che molti fingono di non vedere. Le pesche di Massimo erano solo una metafora, belle fuori, ma con il dubbio che qualcuna potesse essere marcia dentro. Ponza, invece, non può vivere di sola bellezza.
Ci riempiamo la bocca parlando del mare più bello del Mediterraneo, delle case colorate, delle cale da cartolina e dei tramonti mozzafiato. Poi, però, basta fare pochi passi per scontrarsi con i problemi di sempre, acqua che manca o arriva salmastra, Internet che va e viene, rifiuti, servizi carenti, disagi che ogni estate si ripetono come se fossero inevitabili.
Il guaio è che ci stiamo abituando a tutto questo. Come se fosse normale. Come se bastasse la bellezza del paesaggio a nascondere ciò che non funziona. Ma un’isola non vive di cartoline, vive di servizi, di rispetto per chi ci abita e per chi la visita, di amministrazione e di responsabilità.
La verità è che Ponza continua a essere una pesca meravigliosa da guardare. Ma se non si interviene sui problemi veri, il rischio è che, un giorno, non ci sarà più bisogno della battuta di Aniello per scoprire cosa c’è dentro