Ambiente e Natura

Eèa, Pandataria, isole nel mito… Ora si chiamano Ponza e Ventotene

image_print

di Bixio

.

No! Nessuno potrà mai sottrarci l’alone leggendario da cui sono avvolte le nostre isole!
Libri, narrazioni, vicende parlano di noi, della nostra storia, da periodi antichissimi ai giorni nostri (sul sito leggi Quando Ulisse giunse a Ponza, di Emilio Iodice, maggio 2018)

Ventotene, isola nel cuore, tra i cui vicoli mi sono sentito veramente isolano… i giardini, i vigneti, la costa frastagliata, i resti romani di villa Giulia, il porticciolo di fronte all’isolotto di Santo Stefano, triste storia, usato da sempre come luogo di relegazione. Davanti all’ingresso del piccolo cimitero delle carceri mi trovai di fronte a una lapide corrosa dal tempo che ammoniva: “Qui finisce la giustizia degli uomini e inizia quella di Dio”.
Lasciai quel piccolo scoglio più triste di come c’ero arrivato!

Ventotene affettuosamente amata, più isola che mai… e comprendo anche la minacciosa e provocatoria richiesta di Autonomia e Indipendenza dall’Italia da parte del combattivo e mai dimenticato sindaco Beniamino Verde !!

Ventotene vista da Santo Stefano

Dopo alterne vicende di vita vissuta torno alla mia Eèa, un territorio che porto stampato nella  mente come ai raggi X.
La mia gente, dal carattere complicato spesso dovuto alla vita di mare, difficile da trattare, ha continuato a navigare e colonizzare le coste del Mediterraneo: Sardegna, Corsica, Toscana fino alla misteriosa isola di La Galite vicino il continente africano. Ogni qualvolta navigo con una piccola barca lungo la costa, ogni propaggine, insenatura, promontorio o specchio d’acqua mi rammenta qualcosa.
Ritornando alla trascorsa infanzia sul Faro della Guardia, quando si presentava la necessità di andare al porto a fare provviste, con la piccola imbarcazione si transitava davanti all’imboccatura dell’insenatura del “Bagno Vecchio”.


Perché Bagno Vecchio? Cosa vuol dire?
È un’altra storia di sofferenza ed espiazione! Il Bagno penale! (2).
I detenuti delle carceri di via Parata, venivano trasportati in quel luogo per scavare, squadrare, intagliare i blocchi dalle cave di tufo, nella sottostante baia era all’ancora un veliero su cui sarebbe stato imbarcato il materiale.
Quel tragitto era la rotta obbligata dal Faro per il Porto. Quando vi transitavo davanti, la presenza sul ciglio della baia di quelle grotte tenebrose, incuteva rispetto e timore, trasudavano ancora sofferenze, grida e imprecazioni dei condannati.

A confine di quel territorio, viene alla luce la nostra storia antichissima, risalente alla tarda età del bronzo. La necropoli del vecchio cimitero dei Sidoni (2), un popolo di abilissimi navigatori proveniente dalle coste fenicie di Sidone, l’odierno Libano (sul sito, leggi La Necropoli del Bagno Vecchio, di Annalisa Vitiello).

Nei passaggi chiave delle sue opere, Omero accenna  alle loro gesta, spesso orientate alla pirateria, tra le acque di Eèa e Pandataria,  ed è in questa zona di mare che Ulisse conosceva bene a causa del suo soggiorno presso Circe, che l’eroe greco chiese al figlio Telemaco di essere riportato e sepolto.
Il primo approdo ad Eèa venendo dal Sud, da Itaca, è la baia (e l’annessa necropoli) del Bagno Vecchio.Aveva voluto tornarvi per essere inumato tra i suoi compagni che aveva morti e restati sull’isola. Ora tardive riproposizione giornalistiche e cinematografiche localizzano la mitica vicenda in altri luoghi, lontano dalla nostra isola Eèa Sono convinto che esse sono solo la distorsione del mito, e che servono  esclusivamente  a scopo economico/turistico (per l’accesso al palazzo di Circe, vedi qui le immagini: in fondo all’articolo).

 

Note

(1) – “Bagno Penale” deriva dalla conversione dei bagni pubblici di Costantinopoli in prigione nel XVI secolo, termine poi in utilizzo a fine Ottocento per alcuni istituti penitenziari (i “bagni penali” sono stati regolamentati in Italia con Regio Decreto 19 settembre 1860)

(2) – I navigatori fenici che Omero denominava Sidoni incrociavano  spesso tra le acque di Ponza e Ventotene, controllavano le rotte per il Sud verso la Magna Grecia. Praticavano il commercio, ma non disdegnavano occasionali incursioni di pirateria

Clicca per commentare

È necessario effettuare il Login per commentare: Login

Leave a Reply

To Top