Attualità

Società e cultura

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di Francesco De Luca

Spesso ho scritto sul Sito che, nonostante viva stabilmente sull’isola e, di conseguenza, la realtà isolana, in qualche modo, mi è conosciuta, rimango totalmente fuori dal mondo dei giovani. Chiamatelo come volete: handicap generazionale o altro, sta di fatto che mi è proprio sconosciuto l’universo degli adolescenti. In quanto a desideri, prospettive, ambizioni e inibizioni. E’ un mondo che fermenta, questo è certo, ma non mi si manifesta, neppure episodicamente.

Questo è un argomento che, esulando dalla mia dimensione personale, dovrebbe trovare attenzione presso le Istituzioni (Comune, Scuola, Chiesa) affinché si creino spazi e occasioni perché la Gioventù isolana possa esprimersi.

Non sono depositario di nessuna verità ma se si creasse, da parte del Comune, un Centro multimediale per i giovani, sarebbe interessante. Capisco le difficoltà logistiche e gestionali, sempre insormontabili a Ponza, ma il puntarvi come finalità di politica giovanile, sarebbe un traguardo. Non certo il toccasana per tutto, per cui andrebbe istituito e monitorato con attenzione.

Tuttavia il messaggio di questo mio scritto non si esaurisce in questo suggerimento. Per cui riparto dall’inizio.

La mia deficienza di conoscenza del mondo giovanile ponzese e, ed è stato, spesso oggetto di discussione con zì ‘Ntunino, amico mio di vecchia data, e vostro conoscente. Ebbene, Ntunino mi ha fatto conoscere un suo nipote, Gino, che frequenta le scuole superiori ad Anagni, dove, con altri ponzesi, è ospite di un convitto.

La cosa mi ha colpito gradevolmente perché mi ha riportato a quando anche noi, nati  dal ’45 al ’55, abbiamo studiato fuori Ponza, ospiti di collegi di Roma, Latina, Formia, Gaeta, Albano e altri. Diversi indirizzi di studio, comuni i sentimenti di attaccamento all’isola.

Gino poi, ma questo vale come nota personale, suona anche la chitarra, il che me lo ha subito fatto diventare simpatico. Ebbene Gino, l’ ho conosciuto a casa di Ntunino, e mi ci sono intrattenuto per cercare di capire la sua visione del mondo. L’espressione è impegnativa, lo so, ma io mi ci sono messo d’impegno. Pensate… è andato, pochi giorni fa, ad ascoltare il concerto di Ultimo a Roma. Di Ultimo? E… quali sono le sue canzoni più belle? – ho chiesto – perché non ne conosco nessuna…

Non sono le canzoni ciò che conta bensì l’emozione che si prova a stare tutti lì, insieme, a partecipare alla stessa sensazione – ha risposto.

L’oggetto di cui si parla non riguarda le canzoni, e nemmeno la musica… qui si tratta di prendere coscienza di un fattore dominante della nostra natura biologica. Noi siamo animali sociali, abbiamo bisogno di sentirci all’interno di un gruppo in cui sgambettare per ritagliarci un ruolo, riconoscendo un ‘capo’ che sovrasta, una gerarchia che mette ordine all’interno del gruppo. Il quale è fluido, perché scalpita, e in cui c’è l’individuo depresso, quello bisognoso, quello arrogante, quello scaltro.

Il nucleo coriaceo della natura umana, che tende a indirizzare i comportamenti è questo. Di granito. Intorno ad esso la  cultura cerca di mitigarne le asperità, di smussarne le spigolosità, di esaltarne la compartecipazione (sia legale, sia religiosa, sia economica, sia etnica). Affinché la società umana rompa gli schemi, i pregiudizi, i privilegi, allarghi i diritti, abbracci le diversità. Per raggiungere gradi di libertà sempre maggiori.

Gino ascolta ma senza entusiasmo. Il complesso argomentativo delle libertà non sembra interessargli. Dà per scontato l’intero apparato civile in cui vive, è immerso, e in cui si crogiola. Quasi stimando eccessivo ogni riferimento alle responsabilità morali che ciascuno di noi ha nei confronti dei simili, della sua storia, della sua dignità.. La quale, la dignità, prende contorno nel rispetto delle regole, dei compromessi, degli aggiustamenti che ci si è dati insieme agli altri. Il confronto non è con se stessi soltanto bensì anche con gli altri, con cui si è costituita la società.

Per cui, in definitiva, Gino è disinteressato. Almeno così mi pare, a rinforzare i vincoli sociali, giacché tutto l’ apparato istituzionale della comunità , della società, dello Stato è un dato di fatto scontato. Non merita né la sua attenzione né la sua partecipazione.

Cosa lo interessa del suo futuro? Lo interessa la status quo esistente. Consistente nella posizione economico-sociale familiare, stabile e intoccabile; nella posizione geopolitica del suo Stato, stabile e intoccabile. Come se le cose, nella realtà fattuale, non fossero soggette a mutamenti.

Delle grandi questioni: il dissesto ecologico planetario, la tendenza dell’economia mondiale a concentrarsi in poche mani; il rischio che chi detiene il potere economico-finanziario miri a controllare il potere politico; l’inclinazione delle democrazie ad aspirare a forme spurie anziché più limpide.

Questa massa di problemi ideologici, che esigerebbe attenzione, informazione e partecipazione, la governa in lui l’informazione social media. Gino pende dai social. Non li domina, li subisce. Non li controlla, ne è controllato. Non li critica, ne è assoggettato.

Tutto questo mi lascia avvilito. Non riesco a pensare che si possa  lasciare inoperosa la facoltà critica del pensiero.

Intere generazioni pendenti dal pensiero social!

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