di Guido Del Gizzo

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Molto del cinema è fatto di trasposizioni e di remake, o di reinterpretazioni.
Alcune funzionano, altre no.
Pensiamo al Moby Dick di Melville, portato sullo schermo nel 1956 da John Houston, con un ottimo prodotto, e poi da Ron Howard nel 2015 – Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick (In the Heart of the Sea), sul sito leggi qui -, con un prodotto altrettanto buono, tra prequel e sequel.
Oppure a Robin Hood , oggetto di almeno una decina di film (uno perfino di animazione) : ricordiamo La leggenda di Robin Hood, del 1938, di Curtiz, che ha consacrato Errol Flynn nell’immaginario collettivo; Robin Hood – Principe dei ladri del 1991, diretto da Kevin Reynolds, un buon prodotto commerciale, fino al Robin Hood diretto da Ridley Scott nel 2010, anche in questo caso un buon prequel, diretto da un grande regista con ottimi attori.
Per la sua Odissey, Nolan ha avuto a disposizione mezzi tecnici e finanziari enormemente superiori a quelli dei suoi più significativi predecessori: Mario Camerini (film del 1956), e Franco Rossi [miniserie televisiva, del 1968 (1)].

Il primo problema che vedo, però, è che Matt Damon e Ann Hathaway non arrivano nemmeno alle caviglie di Kirk Douglas e Silvana Mangano, prima, o di Bekim Fehmiu e Irene Papas dopo: gli manca proprio le physique du rôle, sia all’uno che all’altra.
Matt Damon, quando guida gli assalti, ha un portamento da giocatore di football, mentre Ann Hathaway ha il fascino mediterraneo di Central Park. Non funzionano. Ma non funziona tutta l’ambientazione : la scena della battaglia contro i giganti corazzati, forse i Lestrigoni, è davvero disarmante, ma rappresenta la cifra stilistica del lavoro di Nolan.
Temo che, com’è logico, il problema principale che l’autore ha voluto assicurare, sia il box-office.
Nel 2013 un amico mi propose di portare una barca dalla Sicilia a Istambul : avevo sempre desiderato attraversare i Dardanelli a vela, da quando l’avevo fatto da imbarcato sull’Achille Lauro, nel ‘77.
Partimmo da Sciacca, facemmo tappa ad Itaca e poi attraversammo Corinto.
Poi, dopo una tappa ad Atene, ci avviammo nel Mar di Marmara, passando da Čanakkalé : la cittadina moderna sorta accanto al sito di Troia, dove arrivammo a fine pomeriggio.
L’indomani, alle 7 del mattino, per poter ripartire in fretta, ci presentammo all’ingresso del sito archeologico: entrammo per primi, seguiti da un pullman di ragazzi americani chiassosi, che per fortuna si fermarono all’ingresso, a fotografare e fotografarsi accanto al cavallo di legno messo lì appunto per i turisti, con tanto di balaustra incorporata per fare scenografia.
Potemmo visitare il sito ancora deserto e silenzioso.
Arrivammo alla grande porta delle mura, davanti alla pianura che si estende fino al mare.
Fu emozionante.
Al ritorno, i ragazzi americani, per nostra fortuna, stavano ancora lì.
Ecco, il film di Nolan va bene per loro…
Immagine a inizio pagina: Bekim Fhemiu e Irene Papas
Immagine di Copertina: Kirk Douglas e Silvana Mangano
Note (a cura della Redazione)
(1) – Odissea è una miniserie televisiva co-prodotta da svariati paesi nel 1968, basata sull’omonimo poema di Omero. Ne è stata distribuita una versione ridotta cinematografica dal titolo Le avventure di Ulisse.
Fu diretta da Franco Rossi con Piero Schivazappa e Mario Bava, quest’ultimo diresse interamente l’episodio di Polifemo e si occupò, assieme a Carlo Rambaldi, anche degli effetti speciali.
li attori protagonisti furono Bekim Fehmiu nel ruolo di Ulisse e Irene Papas nel ruolo di Penelope.
Ogni puntata era preceduta da un’introduzione in cui il poeta Giuseppe Ungaretti leggeva alcuni versi del poema.
Odissea è stato uno degli sceneggiati Rai di maggior successo, per il livello di spettacolarità superiore a quello delle precedenti produzioni televisive.











La Redazione
20 Luglio 2026 at 20:41
Molto attinente con l’articolo di Guido Del Gizzo questo medley di scritti (di Vittorio Lingiardi e di Alberto Crespi su Repubblica, proposto da Sandro Russo nel febbraio 2025, quando del film di Nolan si parlava soltanto, in occasione dell’uscita del film di Uberto Pasolini Itaca. Il ritorno: “Eterno Ulisse, ancora un film“.
Pasquale Scarpati
24 Luglio 2026 at 23:36
Pasquale Scarpati
Dico la mia sull’Odissea di Nolan. Ricordate quel che ho scritto sul calcio di altri tempi?
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Il cinema è divertimento o trasposizione pedissequa della realtà o di grandi opere di narrativa o epiche? Nulla è più difficile della trasposizione cinematografica di un’opera. E’ difficile se non impossibile trovare un film che per sceneggiatura, per ambientazione, scenografia, eventi storici ed altro sia fedele alla realtà dei tempi narrati. Le ragioni sono molteplici. Specialmente oggi che il mondo non ama scene” lente” e dialoghi… lunghi. Il mondo è veloce e veloce deve essere il contorno.
Non sono andato a vedere Odissea di Nolan. Chi è andato ha detto che è bello. Alcune recensioni lo stroncano perché poco attinente al Poema. Chi è andato e lo ha trovato bello forse per le scene o forse perché non conosce bene l’Opera e quindi non ha termini di paragone. Chi vuol vedere l’Odissea (quella del 1968) la trova su Rai play ma con l’avvertenza che i dialoghi sono più lenti e necessita di maggiore attenzione e… calma. Ma è più pertinente. Quindi ci vuole più tempo a…. disposizione. Io la preferisco!