Attualità

Peppino ‘delle isole’, addio al grande artista

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di Giuseppe Mazzella di Rurillo

 

 

Forse era amato più ad Ischia che a Capri Peppino morto oggi nella sua isola natìa, 16 giorni prima del suo ottantasettesimo compleanno e dopo una vita artistica e musicale durata ottantadue anni, con migliaia di dischi incisi e viaggi ed esibizioni in tutto il mondo.

 

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Una vita artistica eccezionale, forse unica, fatta di alti e bassi certamente ineguagliabile perché ha rappresentato il Novecento come “secolo lungo” suonando il piano a sei anni a Capri per le truppe americane di occupazione nel 1945 e terminando nel 2026 .
Tutta una lunghissima epoca resa felice con le sue canzoni, la sua musica, la sua voce ed il suo stile.
E’ questa miscela – che parte da Nun è peccato e finisce con E mo e mo passando dal twist alla rumba – che lo rende immortale e lo fa entrare nel Pantheon dei grandi musicisti della Storia.
La sua carriera artistica era partita da Ischia. Quando Ischia si apriva al turismo internazionale. Quando, nel 1958, insieme al suo paesano Ettore Falconieri, detto Bebè, alla batteria costituivano i Capri Boys e suonavano al Rancio fellone aperto alcuni anni prima dal chitarrista ischitano Ugo Calise e dall’architetto Sandro Petti.
Fu Ugo Calise che gli diede una sua composizione scritta in una sera, Nun è peccato, che fu la prima incisione alla casa musicale Carisch di Milano insieme al complesso costituito oltre che da lui e Bebè dal perugino Mario Cenci alla chitarra, dai romani Pino Amenta e Gabriele Varano al sax, cioè i suoi Rockers con i quali restò 11 anni ottenendo il massimo successo.

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Peppino ha vissuto almeno tre vite in una.
La prima va dal 1958 al 1969; la seconda dal 1970 al 1980 ed infine la terza dal 1980 fino ad oggi.
Tre epoche di successi con tre stili musicali e con un periodo di crisi, dal 1967 al 1970, dove i gusti del pubblico sembravano averlo dimenticato e superato dall’ondata della beat generation.
Ma ad Ischia trovava sempre il suo pubblico anche nel periodo critico e Peppino non dimenticò mai questa fedeltà di innamorati del suo stile e non c’è stata una estate, fino a quando ha avuto un complesso, che non abbia fatto una serata ad Ischia nella lunga estate passando per i locali che facevano tendenza come O’ pignatiello di Lacco Ameno negli anni ’60 al Castillo de Aragon, alla fine dei ’60 e per alcuni anni dei ’70 fino al Negombo degli anni ’80 e ’90.

Più che Peppino di Capri è stato più di tutto Peppino delle Isole, dove l’amore nasce più vero e forte tra ragazzi e ragazze. Migliaia di storie d’amore sono nate grazie a lui ed alla sua musica sotto la luna e vicino al mare in una notte d’estate e quasi per coerenza estrema il buon Dio ha deciso di portarlo in Cielo in una notte d’estate e nella sua isola natìa, mentre la sua luna caprese brillava nell’incanto di Punta Tragara dove io ho trovato l’amore grazie al suo canto che continuerà per sempre nella eternità dell’amore.

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