Ambiente e Natura

Viaggiatori d’Occidente, le fotografie del viaggio

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di Claudio Visentin

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Viaggiatori d’Occidente
Esperienza vissuta o rappresentazione idealizzata?
di Claudio Visentin – Da azione – Cooperativa Migros Ticino, del 1° luglio 2026 (in condivisione)

Non è un buon momento per la fotografia di viaggio. Irretiti dall’apparente facilità, scattiamo troppe foto che poi dimentichiamo nelle memorie digitali. E quando guardiamo un’immagine con più attenzione, magari per condividerla sui social, raramente ci soddisfa.
Non a caso molti turisti intervengono sulle loro fotografie utilizzando gli strumenti disponibili negli smartphone: Clean Up in Apple Foto, Magic Eraser in Google Foto e così via. Col loro aiuto è facile cancellare dettagli indesiderati — un cestino, un palo, un cartello, un cavo elettrico — ricostruendo poi lo sfondo. In realtà il fine principale dell’intervento è spesso rimuovere la folla degli altri turisti nelle attrazioni più famose. In fondo non è neppure una novità: da almeno un secolo, anche prima delle nuove possibilità offerte dalla tecnologia, i turisti cercano di ridurre al minimo la presenza dei loro simili nelle fotografie scattate in viaggio, scegliendo orari meno affollati per le riprese o punti di vista particolari.
Ci si potrebbe chiedere perché lo facciamo; dopotutto anche noi siamo turisti, al pari di tutti gli altri, e al limite la nostra presenza è ugualmente sgradita nelle foto altrui. È forse una forma di nascosta autocritica? Inconsciamente desideriamo un turismo senza turisti?
Di certo dal 2010, con l’introduzione su larga scala della fotocamera frontale, dapprima sull’iPhone 4 e poi su tutti gli altri dispositivi, è diventato più facile conquistare il centro della scena. Non a caso già nel 2013 selfie era la parola dell’anno per il prestigioso Dizionario di Oxford.
Ma resta il problema di cancellare la concorrenza. Va detto che anche gli uffici di promozione turistica incoraggiano questa nostra inclinazione. Nelle foto pubblicitarie dei cataloghi patinati e dei portali online raramente si vedono raffigurati quei turisti ai quali pure si rivolgono.
Un esempio perfetto è la meravigliosa Baia di HaLong, nel Vietnam nord-orientale, patrimonio UNESCO, punteggiata di oltre mille isolotti e scogli calcarei.
La sua immagine turistica canonica è quasi sempre una baia vuota, silenziosa, verde, sospesa nella foschia, con poche giunche tradizionali a creare una macchia di colore. Ma la realtà è assai diversa: nel 2024 HaLong ha accolto oltre tre milioni di visitatori e l’anno scorso cinquecento imbarcazioni per turisti navigavano in quelle acque. Anche qui la fotografia turistica non mostra semplicemente il luogo, ma lo «ripulisce» da tutto quello che rende l’esperienza possibile; cancella i pontili, le file di barche, i giubbotti di salvataggio, le escursioni a orari fissi.
L’immagine promozionale promette al turista di arrivare da solo e per primo davanti a un paesaggio intatto, ma così facendo crea un’aspettativa irrealistica, idealizzata, che il visitatore cercherà poi disperatamente di ripristinare nei suoi scatti, quando la realtà si mostrerà ben diversa. Per questa via, alla fine il turista porta a casa non il luogo com’era, ma come lo aveva immaginato prima della partenza. In questo modo però le sue fotografie avranno ben pochi punti di contatto con l’esperienza vissuta, anche se magari colpiranno altri aspiranti viaggiatori attraverso Instagram.
Del resto, spesso è proprio questa la funzione dei post sui social: sollecitare ammirazione, destare invidia.
Peraltro non è solo una questione estetica. A causa dell’affollamento di visitatori, la Baia di HaLong è sotto pressione ambientale e sociale: rifiuti, rumore, sovraffollamento. Il paradiso senza esseri umani della pubblicità è prima di tutto un sistema complesso, affollato, fragile, che ha bisogno di essere riconosciuto come tale e gestito correttamente.
In molti altri ambiti del consumo la disillusione genera disaffezione, allontana il cliente. Nel turismo invece accade spesso il contrario.

Qui, a quanto pare, non si impara mai la lezione. Anche quando una destinazione ci ha deluso, coltiviamo l’illusione che il prossimo anno tutto andrà per il verso giusto, quasi per magia.
Che fare dunque? Con estrema coerenza, e sul filo del paradosso, potremmo compiere un ultimo passo decisivo: inserirci digitalmente in un’immagine e risparmiarci così la spesa di andarci davvero. Oppure— ed è la scelta che mi sembra più onesta — potremmo accettare la realtà così com’è, magari come premessa per cambiarla davvero senza abbellimenti e trucchi tecnologici; potremmo fare pace con noi stessi e con il turismo contemporaneo, con il mondo e con la sua rappresentazione.

Sui viaggi e dei viaggi, di Claudio Visentin, abbiamo pubblicato sul sito diversi articoli.
Nello screenshot della schermata dell’indice, alcuni titoli:

Immagine di copertina. Matera, una foto di Rita Gasbarra

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Due immagini della baia di Ha Long, in Vietnam (da drone), sono state aggiunte a cura della redazione in fondo all’articolo di base: con la folla delle imbarcazioni e più o meno “ripulite”;

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13 luglio 2026 – cfr. Commento di Sandro Russo

Due foto proposte da Sandro:

Infestazione di cocciniglia cotonosa (Icerya purchasi) su limone

Quel che resta del pitosforo, dopo l’attacco:

3 Comments

3 Comments

  1. Brunella Borsari - Marigió Stabile

    6 Luglio 2026 at 16:27

    Brunella Borsari
    Illuminato maestro: ti leggiamo sempre volentieri! La baia di Ha Long è l’esempio di un caso limite: andai proprio nel 2023 e rimasi sconvolta dalla cementificazione in atto e dal quantitativo di imbarcazioni turistiche che ricoprendo interamente il mare annullavano la percezione della natura. Lì c’era poco da photoshoppare: le dimensioni dello scempio erano eccessive e incorreggibili

    Marigió Stabile
    Di ritorno da Palma di Majorca confermo anche io lo scempio delle coste a tre metri dal mare. Anche gli Spagnoli non scherzano

  2. La Redazione

    6 Luglio 2026 at 16:36

    Due immagini della baia di Ha Long, in Vietnam, sono state aggiunte a cura della redazione in fondo all’articolo di base: con la folla delle imbarcazioni e più o meno “ripulite”

  3. Sandro Russo

    13 Luglio 2026 at 06:53

    Il film Oltre il giardino (Being There) del 1979 diretto da Hal Ashby, con Peter Sellers, propone il surreale personaggio di Chance Gardener, Chance il giardiniere – un uomo di mezza età, semi-analfabeta con disabilità cognitiva che non è mai uscito dalla sua casa dotata di televisore (!) e dal suo giardino -, che per una serie di mirabolanti avventure ed equivoci diventa presidente degli Stati Uniti.
    In ogni circostanza le risposte di Chance, sempre molto semplici e invariabilmente riferite al mondo del giardinaggio, vengono puntualmente scambiate per metafore dal significato profondo, proprie di una persona di grande saggezza e illuminante filosofia.
    Ebbene, il mio modo di vedere – alla Chance – il fenomeno dell’overtourism è quello di un’infestazione di cocciniglia su una pianta (ne ho avute sul limone, sul pitosforo). I parassiti ci si trovano bene benissimo, si moltiplicano a dismisura su un ramo della pianta fino a che quello non si dissecca e muore. Poi si spostano su un altro ramo. Qualche volta (spesso) muore tutta la pianta, trascinando con sé i parassiti e… festa finita per tutti!

    Alcune foto nell’articolo di base

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