Ambiente e Natura

Prelibatezze dell’estate

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di Francesco De Luca

Mi scuso coi lettori se vado ad esporre le gioie che l’estate mi dà. Poiché ho un’età, tali gioie sono frammiste quelle di ‘ieri’ con quelle di ‘oggi’.
Ho voluto così evitare le ‘nostalgie’ del passato (tutte amplificate) e non appiattirmi sui piaceri di oggi (tutti minuti).
E dunque sarò schietto.

Una prelibatezza che l’estate fa gustare alla mia corporeità, al mio essere di muscoli, pelle e ossa è il fresco che dona il venticello verso le otto di sera, quando il sole cala, il cielo si arrossa, e dal mare nasce la brezza. Muove le fronde dell’oleandro, facendo cadere fiori in quantità, e refrigera le membra del corpo.
Io, privo di maglietta, vengo circonfuso da un alito che non irrita la pelle e nemmeno la fa accapponare, perché è gradevole. Il corpo tutto ne trae godimento. Il corpo si bea.

Il sole sta cadendo ma la luce ancora è forte. Freme la bougainvillea e nell’agitazione si disfa dei fiori vecchi e quelli vivi appaiono più vivaci.
Chiudo gli occhi per fiondare nell’intimo la sensazione di piacevolezza.
Sono qui. Dal cavone di Giancos il ponentino scorre leggero. Un gabbiano gracchia dall’alto del faro della Madonna, nella baia spumeggia il brulichìo dei natanti, in gara per prendere un posto migliore per l’ancoraggio.

Sensazione di pura gioia era quella che provavo nel tuffarmi. Accaldato il corpo e imperlato di sudore. Mi lascio andare e l’acqua mi accoglie. Il corpo scende e… giù la temperatura è più fredda. Risalgo, e in questo scorrere le membra si ritemprano. Acquistano tonicità.
L’uno intessuto nell’altro, il corpo e l’animo. Nel refrigerio dell’uno l’animo si quieta.

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