a cura della Redazione da la Repubblica
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Non si può certo dire che abbiamo aspettato l’ondata di calore che attanaglia l’Europa intera per pubblicare Stefano Mancuso di cui sposiamo incondizionatamente e il modo di intendere gli alberi. Sue le tesi sulla collaborazione (non competizione) degli alberi a livello delle radici e la campagna per aumentare il verde urbano ai fini del mantenimento di temperature più vivibili nelle città…
Quell’allarme degli scienziati ignorato da chi governa
di Stefano Mancuso – Da la Repubblica del 27 giugno
L’immagine dell’articolo di Repubblica (afp)
Come può occuparsi di riscaldamento globale chi non sa cosa sia un gas, cosa sia il clima, come funzioni il pianeta? Non può e, infatti, non lo fa
È Caldo. Tanto caldo. Caldissimo. Anzi, a voler essere precisi, non ha mai fatto così caldo in giugno in Europa. E poi, non è caldo solo da noi. Qualche settimana fa in Antartide, il 6 giugno per la precisione, alla base argentina Esperanza è stata registrata la temperatura record di 15,4 °C. Il record precedente, del 1998, era 2 gradi più basso, mentre la media della temperatura di giugno in quella base antartica è di 6,2 °C. In Europa, in questi giorni, siamo 10 gradi sopra la media del periodo. Sono tutti dati inauditi: letteralmente.
Eppure non dovremmo esserne sorpresi. Non sappiamo, forse, che esiste una cosa chiamata riscaldamento globale? Non sappiamo, forse, al di là di ogni dubbio, che i gas emessi in atmosfera dalle attività umane impediscono al nostro pianeta di raffreddarsi? Ma certo che lo sappiamo! O meglio, lo sanno gli scienziati. I quali non è che si siano tenuti stretto il segreto senza rivelarlo a nessuno. Macché! È un secolo e passa che vanno a dirlo in giro. Sono diventati addirittura stucchevoli. Accidenti, non parlano d’altro! Hanno scritto milioni di articoli scientifici, migliaia di libri, innumerevoli relazioni, report annuali, semestrali, mensili. Hanno descritto il riscaldamento globale come il più grave problema che l’umanità si sia mai trovato ad affrontare nel corso della sua storia. Ci hanno messo in guardia dalle conseguenze di ciò che stava accadendo. Ci hanno spaventato. Poi gli è stato detto che provocavano ansia ed allora hanno iniziato a parlarne ridendo e scherzando.
Nessun fenomeno è mai stato così descritto, studiato, divulgato dalla scienza. E poi arrivano le ondate di calore, sempre più lunghe e sempre più intense, e ci colgono di sorpresa. Quelli di destra, allora, si sentono in dovere di farci notare che ha sempre fatto caldo di estate e che il riscaldamento globale è la più grande truffa mai elaborata dagli scienziati per motivi loro reconditi. E quelli di sinistra, allora, a rispondere che certo che il riscaldamento globale esiste, eccome: lo fanno i ricchi, il capitalismo, i jet privati, gli yacht. E, senza davvero volerlo — che in realtà lo fanno solo per dar noia a quelli di destra — ci vanno anche vicini nella spiegazione delle cause. Ma poi non ci credono neanche loro che il mondo sia così inguaiato.
È un buon argomento per rompere le scatole a quelli che governano, ma quando li trovi, infine, ad amministrare qualcosa, ecco che il riscaldamento globale lo si risolve mettendo giù qualche albero stenterello e ci si mette l’anima in pace. Una situazione desolante che non interessa soltanto il nostro Paese, sia chiaro, ma che in maniera più o meno profonda accomuna l’intera Europa, e non solo. Da che dipende? Perché il riscaldamento globale, una verità scientifica, è diventato materia di convinzioni politiche? Fra i tanti motivi, credo sia da rilevare l’assoluta mancanza di cultura scientifica dei nostri governanti.
Nell’attuale governo italiano il solo ministro che abbia una laurea scientifica è Orazio Schillaci, ministro della salute. Gli altri sono laureati in giurisprudenza, economia o non lo sono affatto. Nell’ex governo Starmer, solo due membri su 26, avevano studiato materie scientifiche. Nel governo francese e tedesco, il numero di laureati in materie scientifiche è lo stesso: intorno al 5%. Come possano governare fenomeni scientificamente complessi quali riscaldamento globale, transizione energetica, intelligenza artificiale è difficile da immaginare. Non sono argomenti per i quali ci si può rivolgere a degli esperti, si tratta di scelte fondamentali che indirizzeranno irrevocabilmente la direzione del nostro futuro.
La carenza di competenze scientifiche nei governi europei rappresenta una debolezza strutturale senza precedenti nella capacità di affrontare le sfide del XXI secolo. Come può occuparsi di riscaldamento globale chi non sa cosa sia un gas, cosa sia il clima, come funzioni il pianeta? Non può e, infatti, non lo fa. Nessuno se ne occupa davvero, la buttano in caciara e finisce lì. Chissà che i francesi, magari, non si arrabbino per il caldo e richiedano un miglioramento della situazione. Ogni tanto lo fanno. A proposito, Xi Jinping ha una laurea in ingegneria chimica e un dottorato in legge e il 60-70% dei leader cinesi ha lauree in ingegneria, scienze o tecnologia.
Ricchi e freschi
di Alessio Balbi – Da Anteprima di Repubblica di oggi 28 giugno
“63,9 gradi sul pavimento”. Non l’asfalto rovente di un’autostrada, ma il suolo cementificato di un parco giochi per bambini a San Pietro a Patierno, nella periferia nord di Napoli. È lo scatto catturato da una termocamera che svela, nei numeri, la realtà di un concetto fino a ieri confinato nelle aule universitarie: la Cooling poverty, la povertà da raffrescamento. Una nuova faglia della disuguaglianza sociale che dimostra come l’impossibilità di mantenere temperature vivibili in casa e negli spazi pubblici durante le ondate di calore non sia un’anomalia passeggera, ma un fattore strutturale legato al reddito. Chi ha meno, insomma, ha anche meno alberi, meno ombra e case meno isolate, finendo per pagare un conto termico doppio.
I dati di questa disparità fotografano un’emergenza nazionale che colloca l’Italia in cima alla triste classifica dei Paesi europei più colpiti dal caldo estremo, con ben 4.597 vittime registrate nel solo 2025. Un bollettino di guerra alimentato da un’estate precoce e feroce: nell’intero anno passato il ministero della Salute aveva emesso 278 allarmi massimi, quest’anno i dati fanno pensare già a un nuovo record.
Un trend drammatico denunciato da Legambiente con la seconda edizione della campagna “Che caldo che fa!”, partita proprio da Napoli per mappare le “isole di calore” urbane, dove la mancanza di pensiline, fontanelle e aree verdi trasforma i quartieri popolari in trappole di cemento invivibili.
A pesare come un macigno sulla nostra penisola è la febbre da cementificazione. Secondo il Rapporto Ispra, l’Italia continua a divorare suolo naturale al ritmo frenetico di 2,7 metri quadrati al secondo, portando la copertura artificiale del territorio al 7,17 per cento, quasi il doppio della media europea. Al contrario, la copertura arborea delle nostre città si ferma al 22 per cento contro il 28 del resto del continente, con punte di desertificazione verde drammatiche nel Mezzogiorno: a Messina il verde urbano accessibile è di appena 5 metri quadrati pro capite, a Bari si ferma a 8,7.
Mentre capitali europee come Vienna rispondono con piani di investimento da 100 milioni di euro per imporre tetti verdi, facciate alberate e de-pavimentazione obbligatoria, in Italia la risposta politica arranca. Legambiente punta il dito contro il governo, esigendo lo stanziamento immediato delle risorse per il “Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”, approvato ormai da due anni ma rimasto del tutto privo di fondi. Il rischio, altrimenti, è che le nostre periferie continuino a bollire nel silenzio delle istituzioni. Uno sgarbo che i sindaci faticano a gestire con interventi episodici, e che minaccia ora di riaprirsi nella maniera più imprevista e imbarazzante con l’arrivo della campagna di Legambiente a Milano il prossimo 30 giugno. I numeri al Giambellino, c’è da scommetterci, parleranno da soli.
[Alessio Balbi, da Anteprima di Repubblica di oggi 28 giugno]







