di Marco Màdana Rufo Mansu

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Questa settimana, propongo un video-montaggio su di una danza tradizionale palestinese. La nostra festa della Repubblica italiana è alle porte, e il nostro augurio è che gli stati presenti oggi in quell’area geografica così importante trovino il modo di convivere assieme, e che trovino infine la pace.
È quella un’area, che va dalla Siria al monte Sinai e si allarga fino a toccare l’odierno Iraq, che di pace non ne ha mai conosciuta. Quel territorio centrale, che come un cuore, unisce l’occidente all’oriente, è una terra che meriterebbe davvero la pace che promette con le sue religioni monoteistiche e con la sua teologia della fede e della salvezza. Ma quanto siamo ancora lontani? Quanto ancora gli eredi di Giacobbe, Esaù ed Ismaele, dovranno odiarsi e lottare l’uno contro l’altro per il diritto a regnare?
E comunque, anche se non vi fossero questioni religiose, l’uomo non faticherebbe molto a crearsi nuovi moventi per aggredire i suoi fratelli. Questioni economiche o politiche sappiamo essere sempre state maggiormente influenti; oppure i conflitti etnici o culturali.
Nel video ho montato una serie di elementi visivi e sonori che dessero l’idea della complessità di questa area geografica.
Apre la sequenza la recitazione di una delle sura (capitoli) più famose del Corano, la sura an-nas, in cui si chiede ‘rifugio al Signore degli uomini contro la malvagità degli uomini’. È recitata dai bambini di una madrasa (scuola coranica).
Poi vediamo apparire un pazzo che suona al pianoforte l’inno alla gioia di Beethoven, e questo ben incarna lo spirito coloniale che progetta guerre, invasioni e barbarie, rinchiuso in un proprio ambiente elitario e patologico assieme, dove il senso dell’uomo e della sua sacralitá, è totalmente perso. Si vedono poi due bambini che litigano tra una moltitudine che si diverte e non si schiera. È da questo punto che comincia la danza circolare del dervish, che si avvita su se stesso per trasalire la materialità, e ascendere così alle chiaritá celesti. Il movimento a spirale e la musica semplice e ripetitiva permettono l’elevazione a una realtà trascendente e sopra-soggettiva che si ottiene solo osservando le cose da un piano non particolare.
Lentamente riemergono dal frastuono delle bombe, le voci dei bambini, e l’inno alla gioia ritorna, attraverso una modulazione in minore, con un colore più malinconico, più carico di pathos.
Da YouTube, caricato oggi 31 maggio 2026, da Sandro Russo, un video mp4 ideato, suonato e montato da Marco Màdana Rufo Mansur:
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Buon ascolto e buona Festa della Repubblica







