di Mario Moiraghi

.
Nel giugno del 1995, qualche giorno prima di partire per una vacanza sull’isola di Ponza, che non avevo mai visto, ebbi una singolare avventura. Meditavo di fare una tappa nella zona di Siena, perché stavo appassionandomi alla storia medievale della quale ritenevo di trovare interessanti tracce e spunti in quella zona.
Non essendo uno storico di professione e non avendo chiari ricordi del Medioevo studiato al liceo, avevo recuperato, fra i vecchi libri di casa, un testo scolastico di storia medievale per le scuole superiori , e lo stavo sfogliando, per rileggere, almeno sinteticamente, cosa stesse avvenendo in Italia nei secoli attorno all’anno mille.
Del tutto casualmente m’imbattei nella citazione di un certo Raniero di Ponza, inviato dal papa Innocenzo III nel sud della Francia, in Linguadoca, nel 1198, per combattere contro gli eretici locali, i Catari.
La coincidenza di quel nome con la mia prossima partenza per Ponza mi sorprese. Cercai qualche notizia più precisa nei libri che avevo a disposizione, ma su questo personaggio, a parte la citazione che aveva attirato la mia attenzione, i dettagli erano scarsi.
Si affermava che fosse stato anche confessore di Innocenzo III, papa di rilevante importanza storica, e che fosse stato anche amico e compagno di Gioacchino da Fiore, importante figura di teologo medievale, ai confini fra il misticismo e l’eresia, citato anche da Dante nel ‘Paradiso’.
Si diceva che il suo incarico in Linguadoca non fosse durato molto e che Raniero era stato sostituito da altri legati, per motivi non chiari.
Le notizie dunque erano sommarie, ma nutrivo la convinzione che i ponzesi mi avrebbero sicuramente aiutato ad avere dettagli più precisi su questo loro antico conterraneo.
Devo dire che la mia curiosità non era altissima. Immaginavo che Raniero appartenesse a quella schiera di frati o monaci o preti che avevano perseguitato o torturato o bruciato visionari, fraticelli, esaltati predicatori, ribelli e sovversivi. Nutrivo istintivamente una sorta di pregiudizio su quest’uomo, un inquisitore, vissuto in un’epoca sulla quale resta ancora, presso i profani, il pregiudizio tenace che si tratti di secoli bui.
Nulla di più falso, sia per quanto concerne i secoli, sia per quanto concerne Raniero. Le sorprese sarebbero state molte.
Con queste premesse mi recai a Ponza, deciso a raccogliere, forse solo per puro diletto, notizie di un uomo probabilmente non importante.
Il contatto con Ponza fu splendido: il luogo meraviglioso, il mare incantevole, gli abitanti cordiali. Ricordo in particolare il rapporto positivo, attivo e amichevole che si instaurò con molti, specie con Ernesto Prudente e Erasmo Mastropietro, nonché la disponibilità del sindaco, Antonio Balzano.
Con grande sorpresa, però, mi resi conto che gli attuali ponzesi non sapevano nulla di Raniero, anzi affermavano, con assoluta sicurezza, che nell’epoca in questione, fra il 1100 e il 1200, l’isola era pressoché disabitata: ogni possibilità che lì, in quegli anni, fosse nato un uomo di rilievo era praticamente nulla.
La sua memoria si era irrimediabilmente perduta.
Piuttosto sorpreso e incredulo, lasciai l’isola deciso a capire di più sulla vicenda, incuriosito e attratto da questa figura un po’ misteriosa di inquisitore, di legato della Chiesa romana, di fiduciario di un grande papa, di cui sembrava si fossero perse le tracce.
Chi era veramente Raniero da Ponza? Era veramente esistito?
Non disponendo di alcun riferimento sicuro, iniziai a investigare confusamente a Milano e a Firenze, dove risiedevo saltuariamente, fra bibliografie, indici, repertori, senza un metodo preciso, esplorando su saggi e libri storici di quell’epoca, finché, casualmente, …
Iniziò così un’avventura incredibile ed esaltante, che mi portò attraverso tempi e luoghi inesplorati, persone e figure a me inconsuete, assai lontane dai miei interessi di quei tempi, tutti rivolti ai problemi tecnici ed aziendali ai quali avevo dedicato la quasi totalità dei miei studi degli ultimi decenni.
Non sempre la mia presenza indagante fu bene accetta dai cultori della storia e dagli ambienti universitari, dagli esperti riluttanti, che intuivano la mia inesperienza. In fondo ero “un ingegnere”, un freddo “tecnico”. Ma l’avventura era troppo affascinante per essere abbandonata e venivo colto da tentazioni diverse e divergenti.
Pensai perfino di completare le poche cose eventualmente trovate con racconti immaginari, come pura curiosità per me stesso e per gli amici ponzesi.
Sia detto per inciso: trovai successivamente anche il folle coraggio per iscrivermi a una facoltà di Storia e raggiungere una laurea magistrale. Così avrebbero cessato di bollarmi come dilettante.
Comunque, con una serie di contatti imprevedibili e coincidenze, fra un libro trovato per caso e un esperto universitario che mi dedicava attenzione, la figura di Raniero si delineava ai miei occhi con un interesse e un fascino crescente: un uomo che aveva scelto l’anonimato, che aveva evitato gli onori, per servire la storia in modo positivo.
Ma mi chiedevo ancora se Raniero fosse veramente nato a Ponza o comunque se fosse veramente legato a quella Ponza che io conoscevo. Volevo chiarezza.
E poi: perché i suoi confratelli, perché la Chiesa, perché la storia, perché Ponza si erano dimenticati di lui?
Con crescente sorpresa, trovai notizie su Raniero, poche ma precise, e coerenti nel descrivere la sua figura.
Raniero era esistito, aveva suscitato stima e speranze, era dotato di grande carisma e forte temperamento. La qualità che gli era attribuita in modo più ricorrente, da parte di chi parlava di lui, era quella di grande e solida bontà, di profonda umanità, di grande saggezza e tolleranza.
Soprattutto, fra le pieghe dei documenti, intuivo che fosse nascosto un messaggio importante, che valeva la pena cercar di riportare alla luce.
A questo punto nacque l’idea di un convegno su Raniero da Ponza: ne parlai con i ponzesi, ebbi il loro assenso e per qualche mese tutto il mio tempo e il mio entusiasmo furono dedicati a costruire questo progetto.
Mi sembrò di aver trovato, in un muro sbrecciato, una pentola di monete antiche o un piccolo tesoro e volevo togliermi ogni sospetto e ogni dubbio sul valore di quello che avevo fra le mani.
Non senza qualche diffidenza e non senza qualche difficoltà il convegno andò in porto, felicemente, con il consenso e l’apporto degli esperti e degli storici, che fugarono ogni dubbio sull’esistenza di Raniero, sulla sua dimensione umana, sul suo legame, per nascita o per vocazione monacale, all’isola di Ponza.
E su tutto campeggiava il convincimento profondo che Raniero facesse parte delle nostre radici culturali, che in Raniero si trovassero già quei problemi e quei dilemmi che occorre chiarire, occorre a ciascuno di noi, occorre alla cultura di cui facciamo parte, occorre al pensiero religioso di cui siamo figli, più o meno consciamente.










Luisa Guarino
19 Maggio 2026 at 18:33
Interessante e ‘chiarificatore’ questo scritto in cui Moiraghi svela l’origine di una iniziale curiosità nata per una serie fortuita di coincidenze, che negli anni si è trasformata in studio e passione: ora il quadro è più chiaro e circostanziato. Grazie! In linguaggio cinematografico potremmo definirlo un prequel, mentre il convegno della prossima settimana è certamente… un sequel di quello di trent’anni fa.
Bixio
20 Maggio 2026 at 08:35
Il sottoscritto ci andrà pure al questo convegno del 27 e 28 maggio su tale Raniero da Ponza, ma ad essere sincero mi sembra una forzatura riunirsi e disquisire su questo personaggio, figura molto marginale, se pure corrispondono al vero i suoi legami con l’isola.
Chi è andato a scavare e scovarlo?
Risulta aver inciso sulla storia isolana?
Mi sembra tutto molto velleitario. Chi spinge e per quale motivo su una fumosa storia di un personaggio del tutto sconosciuto!
Si vada piuttosto a pescare negli avvenimenti che travolsero la piccola comunità ponzese insediata sull’isola di La Galite tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, con un uomo sempre in prima linea e dalla storia molto tormentata che comunque ci appartiene… Mi riferisco ad Antonio D’Arco.
Sandro Russo
20 Maggio 2026 at 08:42
Rispondo a Bixio
Nel pezzo appena pubblicato Mario Moiraghi spiega con chiarezza la genesi e le motivazioni del suo interesse.
Una giornata di studio, ricordo e revisione storica su La Galite organizzala tu, allora!
Ponzaracconta ti appoggerebbe, come stiamo appoggiando Moiraghi.
Enzo Di Fazio
20 Maggio 2026 at 08:45
Anche io rispondo a Bixio.
Secondo me non ci sono limiti alla passione e allo studio e dalle ricerche possono venir fuori tante novità. La storia ce lo insegna. Su Raniero come su La Galite e la comunità ponzese che vi ha vissuto.
Non poniamoci confini.
Bixio
20 Maggio 2026 at 08:48
Lo faremo, lo faremo un approfondimento su La Galite! E con più coinvolgimento!
Mario Moiraghi
20 Maggio 2026 at 08:55
Direi che l’aspetto positivo è che di Raniero se ne cominci a parlare. Solo occorrerebbe che le persone, prima di parlare (o scrivere), leggessero.
Ho un motto: non amo chi mi contraddice ma rispetto profondamente chi mi contraddice e mi spiega perché.
Fermiamoci su un particolare della critica ricevuta: “velleitario”. È un aggettivo che descrive un proposito, un progetto o una persona caratterizzati da grandi ambizioni e desideri, ma privi della concretezza o dei mezzi necessari per realizzarli. È sinonimo di vago, irrealizzabile, illusorio o inconcludente.
Non ha nulla a che vedere con la ricerca su Raniero (se non la mancanza di fondi).