Ambiente e Natura

Racconti di zia Concetta (2)

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di Francesco De Luca

 

 per la prima parte (leggi qui)

Concetta non è stabile sulle gambe. La vedo che affronta i gradini con calma circospetta. E come fai – le chiedo – ad andare al porto, che da qui è tutta una discesa?  In chiesa ci vai… perciò…

Mi accompagna Silveria, mia cognata… No… io in chiesa nun manco maie. E comme facesse senza ‘a benedezzione d’ u Signore?

Faresti uguale – rincalzo io.

Nun è vero – risponde e si accinge a prendere la macchinetta del caffè, poi si ferma un attimo, rivolge lo sguardo a me e continua – mo te dico na cosa ca … Nella casa a fianco prima abitavano Filumena e Tatore… li chiamavano  ‘piecure’,  per via che tenevano tre-quattro pecore. I figli stanno all’ Elba. Non c’è più nessuno ora. Embé, Filumena era femmena ‘i chiesa. Tatore no, ma essa… il parroco Dies la mise a capo della congrega di santa Filomena, per via del nome. Lei si faceva a piedi tutta la scarpata, a salire e scendere. Il fatto è che a salire, dopo la novena del Bambinello, alle sette di sera, di dicembre… non è agevole. Mettici che quella volta c’era un levante furioso… con l’aggiunta della pioggia. Niente, a Filumena ‘a benedizzione d’ u Sacramento le dava forza.

T’adoriam Ostia divina
T’adoriam Ostia d’ amor
Tu dell’ angelo il sospiro
Tu dell’ uomo sei l’ onor…

Come cantava bene, e quanta fede teneva… Insomma, Filumena lasciò la chiesa e affrontò la salita. Acqua, vento, il viottolo scivoloso… Stava qua sotto e sentì una voce. Me lo disse lei il mattino dopo. Sentì la voce che le disse: ‘Filomena, tu questa via non la farai più . Lei continuò, e arrivò a casa. Tatore, il marito, la rimproverò pure.

Il giorno dopo mi confidò il fatto… ed era preoccupata. Io pensai che la fatica della salita le aveva provocato qualcosa di strano. Qua sopra, d’inverno è una fanfara che suona: le canne strusciano perché il vento mena, i fili della corrente sui pali fischiano, fuori la porta i mulinelli del vento fra i muri, e poi il mare… dalla costa, giù, s’alza un suono cupo. Il mare e gli scogli lottano. Nessuno vince e nessuno perde, ma lo scontro produce un rombo continuo e insistente.

L’isola è un rifugio, e una tomba. Filumena morì la settimana dopo. Una fitta al cuore. Venne il dottore e le fece una siringa. Si mise a letto e non s’alzò più.

Concetta si ferma e mi guarda. Rimango stupito. Il suo sguardo tagliente vuole rintuzzare il mio scetticismo verso la religione. Quella sua, quella fatta di credenze, tanto elementari e tanto drastiche. Ma… capisco che la ragione vale poco. Nell’animo c’è spazio per tutto. Possono convivere contraddizioni. Meglio lasciarle sopite e non farle confliggere.

Il caffè… dalla macchinetta sul gas esce il brontolìo tipico dell’ebollizione.

Concetta a me riempie la tazzina, a lei un goccetto. A me un cucchiaio e mezzo di zucchero, a lei niente.

Fa tutto lei, con l’esperienza accumulata, se lo può permettere. Ne ha di anni. Tanti, quanti non ne dimostra.

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