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Una canzone per la domenica (378). De André e Villaggio: l’arte dello sfottò cólto

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di Marco Màdana Rufo Mansùr

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Settimana piovosa questa appena trascorsa. Forse un po’ di ironia e leggerezza, potrebbe incoraggiare questo sole capriccioso di maggio che  magari torni a splendere proprio la domenica mattina, sulle note di questo capolavoro della satira musicale.

Qui De André rinuncia alle sofisticatezze degli arrangiamenti armonici e strumentali, al servizio dell’impianto narrativo del testo, firmato da Paolo Villaggio, nel pieno della sua comicità impegnata e allo stesso tempo paradossale.
Le parole sono una allegoria della decadenza del governo e dei costumi. Con l’eterno dilemma se il popolo ha i governanti che si merita, o se i potenti sono causa del degenerare dei costumi del popolo. La risposta, come è uso della satira che si rispetti, non è data.

Da una parte abbiamo Re Carlo, di ritorno dalla crociata, fiero, valoroso, cristianamente etico ma debole di fronte alla carne; cede infatti alla semplicità di una visione erotica ‘en passant’. Dall’altra la Bella bionda, immagine medievale della bellezza verginea che ispira e incanta i poeti e i cavalieri, tutta pregna di amor platonico. Di fatto uno stupro in piena regola, anche se la Bella è puttana di professione o resa tale dall’occasione.

Fabrizio De André sceglie un’atmosfera musicale di rievocazione storica medievale sì, ma solo apparentemente, appunto a mo’ di sfottò. Infatti la linea principale dell’accompagnamento è affidata a un clavicembalo ma questo, invece di suonare fioriture e abbellimenti come è tipico nel suo linguaggio antico e pre-barocco, imita semplicemente quello che farebbe una chitarra, tra l’altro suonata malino, o come la si suona davanti a un falò, in mezzo a un gruppo di amici.
Ogni tanto la tromba, nei ritornelli, e nelle frasi introduttive, sembra richiamare gli ottoni del medioevo con cui si suonavano le danze nelle primissime corti. Ma il risultato è più simile a un effetto da banda un po’ scalcinata.

Questa scelta musicale come dire, parodistica, sortisce il suo effetto geniale. Effetto che fa capire fin da subito che aria tira, un’aria cioè di divertissement impietoso e dissacrante, di giovialitá, intelligente però, e di una voluta semplicità appena appena grezza, tutte scelte stilistiche queste, degne di due Maestri che sempre più rimpiangiamo.

Buona domenica a tutti

Da YouTube, Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers inclusa nel suo primo album del cantautore, intitolato “Volume I”, pubblicato nel 1967.

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Immagine di copertina. La battaglia di Poitiers o battaglia di Tours fu combattuta nell’ambito delle guerre di espansione araba in Europa nell’ottobre del 732 tra l’esercito arabo-berbero musulmano di al-Andalus, comandato dal suo governatore, ʿAbd al-Raḥmān b. ʿAbd Allāh al-Ghāfiqī, e quello dei Franchi di Carlo Martello, maestro di palazzo dei re merovingi (da Wikipedia) – Ritratto nelle Grandes Chroniques de France.

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