Di uomini e patate (Of Potatoes and Men)
di Sandro Russo
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Sono molto soddisfatto, quest’anno, della mia coltivazione di patate, come l’anno scorso lo sono stato dei pomodorini datterini che erano diventati un tormentone tra i miei amici, che inondavo; comunque li ho rimessi anche quest’anno. Ogni anno c’è un ortaggio star! Le cose che danno soddisfazione nella vita ci sono pure, basta andarle a cercare con attenzione.
Ma dicevo delle patate, la nuova passione. Dopo l’incuria degli anni scorsi, che pure ho piantato ma non sono riuscito a raccogliere per mancanza di tempo, quest’anno mi sono messo d’impegno. D’altra parte io sono sempre stato un piantatore/coltivatore. Mi mancano molto, per motivi diversi, Ettore che ci ha lasciati e Giovanni (Giuànn ’i Ggiulie Matrone) che è migrato stabilmente a Ponza. Loro sì che erano raccoglitori! Con me a coltivare e loro a raccogliere eravamo in simbiosi perfetta.
Le patate danno molte soddisfazioni: a grandi e piccoli.
Poco tempo fa a una festa di pensionamento di un’amica ho incontrato vecchi colleghi, amici di quando lavoravo in Rianimazione. Uno mi ha chiesto se avevo ancora i kiwi – No, la piantagione è stata rimossa e le patate… – ? …quasi non me le ricordavo più!
Le sue figlie che ora sono grandi, gli hanno dato nipoti, ogni tanto gli chiedono se vede ancora il suo amico – sarei io –, ricordando una gita in campagna da me quando loro – potevano avere 6 – 8 anni – ebbero un’avventura favolosa: le portai a cavar fuori le patate. Impazzirono di gioia… io le sollevano da sotto col forcone e loro a scoprire queste “pepitone’ dorate con le mani.
Quest’anno la dedica sarà a Vittorino, il nipotino di 3-4 anni di Tano & Paola, innamorato dei trattori
Per l’occasione ho tirato fuori la mia ‘bibbia’ delle coltivazioni, un manuale molto consultato nei primi anni che mi ero trasferito in campagna, parliamo di quarant’anni fa circa, poi assorbito e messo da parte.
Libro base della mia generazione di transfughi dalla città alla campagna (Mondadori; 1989)
La mia (non tanto) piccola coltivazione di patate di quest’anno (2026). Le foto mostrano il modo di procedere con le patate che apparirà ovvio agli orticoltori esperti, ma io a suo tempo dovetti impararlo. Come si vede anche dalle illustrazioni del libro, le patate si dispongono inizialmente nei solchi che non appena comincia la vegetazione vengono colmati con rincalzi continui delle piante, così che quello che era un cavo diviene un dosso. Il bello è che i tuberi si formano tanto più abbondanti quanto più è sopraelevata la zona sotto la parte vegetativa della pianta. E alla raccolta, infilando il forcone alla base del rialzo e sollevando, le patate novelle “saltano su” quasi da sole. Questo era il ricordo che avevano conservato le bambine.
In tema di patate ho trovato sul web questa storia – pubblicata da quora.com. Le storie di Quora sono in linea di massima veritiere, costruite in modo da tenere.l’attenzione e non far interrompere la lettura. Comunque ho controllato su Wikipedia. Il personaggio e i fatti sono reali
Piccole storie
La pallina verde
di Gaetano Antonio Riotto – da quora.com
Luther Burbank aveva solo 23 anni quando notò qualcosa che non doveva esistere.
Era il 1872, nella sua piccola fattoria a Lunenburg, in Massachusetts. Tra le sue piante di patate Early Rose, spuntava una minuscola sfera verde—una bacca, simile a un pomodorino acerbo.
Per chiunque altro era solo un pezzo di scarto. Per Burbank, un miracolo biologico.
Le patate raramente producono semi veri. Si riproducono per clonazione: pianti una patata, ne ottieni una copia. Pianti la copia, ottieni un’altra copia. Così è stato per secoli.
Ma c’è un problema: se una si ammala, si ammalano tutte.
Solo vent’anni prima, questa debolezza aveva distrutto l’Irlanda. La Grande Carestia (1845–1852) uccise oltre un milione di persone. Ogni patata “Lumper” era geneticamente identica. Quando arrivò la peronospora, non c’era resistenza. Solo morte, fame e disperazione.
Burbank conosceva questa storia. Sapeva che dentro quella bacca c’erano semi veri, non cloni. Con variazioni genetiche. E forse, con più forza. Così la sorvegliò. Aspettò che maturasse. Finché un giorno… sparì.
“Forse il vento, o un animale”, scrisse. Era svanita. Per giorni cercò ovunque. Finché, venti passi più in là, la trovò tra le erbacce. Intatta.
Estrasse con cura i 23 minuscoli semi e li piantò la primavera successiva. La maggior parte non produsse nulla di speciale. Ma un seme diede patate grandi, sode, dalla buccia liscia e dal sapore eccezionale.
L’aveva trovata.
La chiamò semplicemente: patata Burbank.
Nel 1875 vendette i diritti per 150 dollari. Giusto abbastanza per un biglietto del treno verso la California, dove divenne uno dei più grandi coltivatori della storia.
Ma la patata andò molto più lontano.
Anni dopo, una mutazione naturale le diede una buccia ruvida e marrone: nacque la Russet Burbank. La patata che avrebbe rivoluzionato l’industria americana. Grande, resistente, facile da conservare, perfetta per il commercio. Negli anni ’50, con l’esplosione delle patatine fritte surgelate, McDonald’s cercava una patata perfetta per servire milioni di porzioni uguali in tutto il mondo.
Scelsero la Russet Burbank.
Ancora oggi è una delle varietà più coltivate in Nord America. Una buona parte delle patatine fritte che hai mai mangiato—McDonald’s, Burger King, ristoranti, surgelati a casa—viene da quella pianta.
Da un solo seme.
Da un ragazzo di 23 anni che non si arrese davanti a una bacca caduta tra le erbacce.
Luther Burbank morì nel 1926, senza sapere quanto avrebbe cambiato il mondo. Ma la sua patata lo ha superato. Di un secolo, e oltre.
A volte, ciò che cambia tutto… sembra solo un rifiuto nel giardino.
La differenza sta in chi si ferma a guardare davvero.
Note
Da Wikipedia.
Luther Burbank (Lancaster, 7 marzo 1849 – Santa Rosa, 11 aprile 1926) è stato un botanico e orticultore statunitense.
Dopo la laurea in scienze ove ottenne il titolo di Sc. Dr in biologia, nel corso della sua lunga carriera creò oltre 800 forme e varietà di piante, tra cui la patata Burbank, la mora bianca e il cactus senza spine.
Burbank ricevette anche delle critiche da parte del mondo scientifico della sua epoca per la scarsa documentazione dei suoi esperimenti, essendo più interessato al risultato finale che alla ricerca pura, ma i suoi contributi portarono alla promulgazione, nel 1930, della legge federale statunitense nota come Plant Patents Act, che consente il rilascio di brevetti su nuove varietà di piante.
Nutriva altresì un forte interesse per l’educazione dei bambini, finanziò alcune scuole locali e nel 1907 pubblicò “The Training of the Human Plant”, in cui evidenziò l’importanza di elaborare nuovi metodi educativi in grado di sviluppare appieno le potenzialità dei più piccoli.
Coltivò amicizie con diversi intellettuali e pensatori contemporanei, fra cui la pittrice messicana Frida Kahlo, che nel 1931 ne dipinse un ritratto in stile surrealistico.
Paramahansa Yogananda, da cui Burbank apprese gli insegnamenti del Kriya Yoga, disse di lui:
«Aveva un cuore di una profondità insondabile, da lungo tempo avvezzo all’umiltà, alla pazienza, al sacrificio. La sua casetta fra le rose era semplice e austera; egli conosceva la fatuità del lusso e la gioia di possedere poche cose. La modestia con cui accoglieva i riconoscimenti scientifici che gli venivano tributati mi ricordava spesso quegli alberi curvi sotto il peso dei loro frutti maturi; è solo l’albero sterile che, nel suo vano orgoglio, tiene alta la cima».
Dal 1976 Burbank è entrato a fare parte della Hall of Fame for Great Americans.
Specie vegetali che hanno preso nome da Luther Burbank
- Chrysanthemum burbankii Makino (Asteraceae)
- Myrica × burbankii A. Chev. (Myricaceae)
- Solanum burbankii Bitter (Solanaceae)
Paramahansa Yogānanda (Gorakhpur, 1893 – Los Angeles, 1952), è stato un filosofo, mistico e scrittore indiano.
Titolo dell’articolo di Sandro Russo. Parafrasato da Uomini e topi (Of Mice and Men), romanzo breve dello scrittore statunitense John Steinbeck, pubblicato a Londra nel 1937.




