Fave e carciofi

di Francesco De Luca

 

“Vieni a farti i carciofi” – mi invita zì ‘Ntunino. Mi adesca in questo modo per indurmi ad andarlo a trovare sopra i Conti.

Domenica, giornata splendida. L’isola offre il meglio di sé in primavera. Da zì ‘Ntunino, circondato dalle sue ‘catene’, è un tripudio di odori e di colori. L’albicocco è in fiore, i fichi spiccano per il verde acceso delle foglie novelle e dei fichi in miniatura, il melocotogno ha fiorellini bianco-rosa e laggiù… c’è un albero che brilla di frutti gialli.

“E’ il nespolo – suggerisce l’amico – e più in là… sul gelso… la vedi quella macchia gialla?”

Guardo attentamente e: “si muove” – dico.

“Certo che si muove… è un uccello… è il rigogolo, ovvero ‘u uollero – continua ‘Ntunino – ci ha visto e aspetta che ce ne andiamo perché lui deve pasteggiare con le nespole. E’ un divoratore di nespole”.

“Beh – aggiungo – allora andiamo nella catena sottostante a raccogliere le fave”. E mentre così parlo il rigogolo si butta sul nespolo

“Fermo… fermo…” –  il rigogolo becca e si blocca. Zompetta e si guarda intorno. Poi, ritorna sul gelso, forse indispettito.

Le fave quest’anno sono piccole, come se non volessero crescere. Ne mangio qualcuna e ringrazio la sorte che concede ai miei anni di godere del rinnovo delle stagioni. Ai confini delle ‘catene’, sulle  ‘parracine‘ spuntano col colore tipico ( viola scuro ) i carciofi. ‘Ntunino taglia quelli più grossi. A me sovviene quanto dettomi da Giovanni a proposito del nome  ‘parracina’. Lui dice che la parola prende origine da  ‘china’  ossia il declivo della collina. Che dovette essere tagliato per poter trarre dalla  ‘china’  un terrazzamento piano. Da qui: ‘ripara la china’ e, in dialetto ‘parracina’.

Giovanni me l’ha chiarito con trasporto, pochi giorni fa, in un ameno colloquio. Trovo interessante la spiegazione. E pure ?’Ntunino l’ho visto attento. Poi mi provoca: “chi tene cchiù diritto ‘i mangià i nespole io o ‘u uollero?”