di Rosanna Conte
Il Centro Studi da tre anni sta lavorando, insieme a Le Strade nella Storia, intorno all’idea che ci sia un collegamento molto stretto fra Ponza e la Costituzione Italiana. Su questo ha già organizzato due convegni e ne sta organizzando un terzo, L’ottantesimo della Repubblica nell’isola della Costituzione, che si svolgerà il 22-23-24 maggio prossimo e questa volta avrà carattere nazionale. I tre convegni hanno visto il coinvolgimento complessivo di sette università, cinque fondazioni prestigiose e tre istituti di Storia, oltre ad associazioni come l’Anppia.
Non saremmo riusciti ad aggregare tanti studiosi, se l’idea fosse stata peregrina.
La nostra Costituzione nasce dall’Assemblea Costituente votata dagli Italiani il 2 giugno 1946 in contemporanea col referendum Monarchia-Repubblica, da cui uscì vincitrice la Repubblica col 54,3 di voti a favore. Anche Ponza, unica fra le isole di confino, votò a favore della repubblica con una percentuale maggiore di quella nazionale: 58,40%.
La composizione partitica dell’Assemblea Costituente di 556 membri, conteggiata a fine dei lavori, fu: 209 Democrazia Cristiana, 104 Partito Comunista Italiano, 65 Partito Socialista Italiano, 49 Partito Socialista Lavoratori Italiani, 25 Partito Repubblicano Italiano, 22 Partito Liberale Italiano, 20 Fronte Liberale Democratico dell’Uomo Qualunque, 17 Gruppo Misto, 13 Unione nazionale, 10 Autonomista, 9 Democrazia del Lavoro, 9 Unione Democratica nazionale. Erano quindi presenti i rappresentanti di tutte le posizioni politiche.
Come si lega la Costituzione a Ponza?
Le radici dei padri costituenti affondano nell’antifascismo e a Ponza ci fu il fior fiore dell’antifascismo. Sulla nostra isola ventidue padri costituenti, durante il periodo in cui furono qui confinati, si impegnarono nello studio, base di riflessione e confronto, preparandosi al gravoso compito che avrebbero svolto anni dopo. Scrisse Cesira Fiori che s’impegnavano a studiare per essere preparati a costruire al meglio un mondo migliore.
Erano in gran parte comunisti, ma c’erano socialisti, i giellisti che diventeranno Partito d’Azione e poi Partito Repubblicano, ed anche un monarchico. Dalla loro esperienza di vita emergeva l’esigenza di uno stato che tutelasse la libertà dei cittadini, la giustizia, il lavoro, la salute e che combattesse la violenza, la povertà, l’ignoranza. Lelio Basso, che a Ponza aveva approfondito i suoi studi filosofici a sostegno di quelli giuridici in cui era laureato, sarà relatore del secondo comma dell’articolo 3 che darà l’indirizzo“ attivo“ a tutta la Costituzione italiana: non una semplice dichiarazione di diritti e doveri, ma indicazione di compiti che lo Stato deve assumere perché la società cambi secondo i principi proclamati. E‘ una Costituzione avanzata la nostra che va oltre quelle liberali in vigore in tanti altri stati.
nell’immagine di copertina Lelio Basso,
altro Padre Costituente confinato a Ponza dall’agosto del 1928 all’aprile del 1931
Al confino di Ponza, in totale clandestinità, si respirava cultura che arrivava fino ai meno abbienti, che non avevano potuto studiare, attraverso le lezioni a cui lavoravano tutti gli intellettuali. La quotidianità era vissuta in maniera ordinata, responsabile e solidale nelle mense, nello spaccio e nelle attività che riuscivano a svolgere. Le proteste che scaturivano dalla sorveglianza continua del rispetto dei diritti e della dignità contribuirono a fortificare lo spirito di coloro che vissero il confino a Ponza.
Tutto ciò ha costituito il magma entro cui è maturato il germe che hanno portato con loro fino alla caduta del fascismo il 25 aprile del 1943, e oltre, consapevoli, in piena guerra mondiale, che avrebbero di lì a poco dovuto affrontare una vera e propria guerra di liberazione dai nazisti.
Qui si innestano le altre forze che compariranno nell’Assemblea Costituente, perché con l‘8 settembre i soldati sbandati, ma anche civili, dovettero optare tra entrare nell’esercito della repubblica di Salò, lo stato fantoccio creato dai nazisti e guidato da Mussolini liberato dalla prigionia, o entrare in clandestinità diventando partigiani per combatterlo oppure ancora diventare prigionieri di guerra dei tedeschi ed essere deportati in Germania.

La prima pagine del quotidiano La Stampa del 9 settembre 1943
Ponza ha dato il suo contributo a questo percorso con la sua gente.
Ha supportato i confinati politici presenti sull’isola, con la veicolazione della corrispondenza clandestina, della stampa antifascista, con l’accoglienza, le coperture e i matrimoni, pagando con il confino di due donne, con ammonizioni varie e, per qualcuno, con la perdita del lavoro. Ma ha contribuito anche successivamente dando il sangue di due suoi figli nella lotta resistenziale.
Vittorio Spigno è morto il 29 novembre 1944 da partigiano sull’appennino tosco- ligure e lì è sepolto: la sua tomba è curata dagli abitanti del posto ed a lui, e agli altri 6 morti con lui , è stato dedicato un momumento su cui oltre ai nomi c’è scritto „Non conobbero vecchiaia perché conoscessimo libertà“. Vittorio aveva 23 anni.
Salvatore Sandolo è morto il 29 febbraio 1944 a Dortmund, nello Stalag VI D, per fame e per le debilitanti condizioni di vita che dovette affrontare. Eppure avrebbe potuto salvarsi: sarebbe bastato chiedere di accettare la repubblica di Salò. Aveva anche lui 23 anni ed è sepolto nel Cimitero d’Onore a Francoforte (riquadro O, fila 7 tomba 18).
Sono stati una quindicina i ponzesi riconosciuti ufficialmente partigiani, ma ce ne sono altri che non avendo fatto la richiesta ufficiale non risultano nell’elenco presente all’Archivio Centrale di Stato. Circa quaranta sono stati i militari ponzesi internati negli stalag tedeschi che scelsero il lavoro coatto, affrontando la fame, la fatica e molto spesso , mettendo a rischio la propria vita, pur di non combattere con i nazi-fascisti. Ad essi fu riconosciuta ufficialmente dagli stessi partigiani combattenti nel 1944 l’appartenenza alla resistenza, quella non armata, poiché costituirono uno smacco per Mussolini e la repubblica di Salò e rafforzarono il morale di chi in patria resisteva in un modo o nell’altro.
La resistenza di queste forze composite ha contribuito alla lotta per ottenere la libertà e il diritto a darci una Costituzione da soli e non, come è accaduto per i tedeschi e i giapponesi che hanno perso anch’essi la guerra, per imposizione dei vincitori.
E coloro che l’hanno redatta con un lavoro iniziato dal giugno 1946 e finito con la promulgazione nel gennaio del 1948 hanno riversato in essa tutte le loro preoccupazioni per eventuali futuri rigurgiti fascisti che già si erano intravvisti da subito dopo il 25 aprile. Hanno voluto difendere i cittadini da futuri soprusi e violenze ponendo argini perché un governo democratico non degenerasse in un’autocrazia, ma non l’hanno pensata come un recinto chiuso, asfittico.
Consapevoli che i cambiamenti della società avrebbero richiesto degli interventi, l’hanno pensata come uno spazio condiviso in cui interagire e con delle regole per apportare le modifiche. Avevano essi stessi tracciato la strada maestra: confronto e discussione costruttivi in parlamento tra sostenitori e oppositori del governo, coinvolgendo anche coloro che non avevano votato per la Repubblica. . E la votazione finale di 87% a favore e 13% contrari ci testimonia la democraticità delle procedure seguite dai Padri e dalle Madri Costituenti.
Quando si cambiano articoli della Costituzione non bisogna guardare solo al merito, ma molto al metodo.
E su questo vorrei ribadire il mio NO al referendum perché questa legge che siamo chiamati a votare è stata fatta esclusivamente dal governo, senza passare per il parlamento, senza alcun confronto con l’opposizione e senza un ampio spazio informativo per i cittadini.
Insomma si presenta come un blitz che non depone minimamente sulla buonafede dei contenuti e testimonia .come questo governo, che pure sulla legge fondativa del nostro paese ha giurato, in sostanza l‘abbia in gran dispregio.
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