Sandro Russo segnala una recensione di Paolo Di Paolo su Robinson di Repubblica
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Dedicato a Pasquale Scarpati che ama e frequenta questo genere di racconto…
e gli anni sono proprio i nostri!
Raffaele Simone. La vita anteriore; Ed. Laterza pagg. 288; euro 20
Memoir
Le troppe vite di chi è nato negli anni ’40
di Paolo Di Paolo – da Robinson, del 22 febbraio 2026
Raffaele Simone, più che un’autobiografia, scrive la storia della sua generazione Che ha attraversato drastici cambiamenti
Il tono non è nostalgico: prevale una specie di sorpresa retroattiva, lo stupore per un mondo che era tanto diverso
Raccontare il proprio mondo a chi non c’era, a chi non ne è stato parte, è un’operazione facile solo in apparenza. Forse perché è istintiva. Naturale: rientra nella più canonica dialettica-staffetta generazionale, e ha a che fare con il nostro bisogno di raccontare e di essere riconosciuti.
Da linguista, e stavolta tuttavia nei panni di narratore, Raffaele Simone ha il vantaggio di misurare per l’appunto anche linguisticamente il senso e il peso dell’impresa; e trasforma quella che potrebbe somigliare a un’autobiografia in un’avventurosa meditazione su ciò che, nel corso e nella corsa del tempo, sparisce. Ciò che viene superato, obliterato, e risulta infine irrepetibile nel “Mondo Nuovo”. Walter Benjamin, osservando il paesaggio dopo la prima guerra mondiale, annotò: «Una generazione, che era andata a scuola ancora con il tram a cavalli, si trovò a cielo aperto in un paesaggio in cui nulla era rimasto immutato tranne le nubi».
Forse la metamorfosi è ancora più rapida e incalzante, e un essere umano nato, come l’autore, sul finire della seconda guerra mondiale può avere l’impressione di essere sbarcato da un’altra era. «Benché spopolata e dispersa, la mia generazione non ha perduto la memoria»: ecco che, nelle dense pagine de La vita anteriore (Laterza), Simone si dispone a condividerla.
E un po’ come accade nell’Infanzia berlinese del già citato Benjamin, scommette sulla forza evocativa degli oggetti. La costellazione di “cose” – materia tangibile segnata dal tempo e dai valore affettivo – apre una fitta raggiera di questioni esistenziali, di temi, evidenze che rimandano – si direbbe in un saggio di storia sociale – alla vita quotidiana nella seconda metà del Ventesimo secolo.
Ah, per dire, quel pallone di pezza – «una sfera ottenuta avvolgendo l’uno sull’altro resti di stoffa fino a ottenere una palla compatta» – ecco, quel pallone di pezza era un mondo. Era il mondo. Come l’odore di creolina che aleggiava nelle scuole, «disinfettante puzzolente, che serviva a contrastare il permanente pericolo delle bestie come scarafaggi, pidocchi, topi, allora rigogliosissime e pericolose».
La vita anteriore è un libro scritto con i sensi: le pagine sono guidate dal tatto, dall’olfatto. La vecchia cartella odore di cartone pressato, di collante, di colorante. I quaderni: odore di mandorla amara.
Il tono non è, in fondo, troppo nostalgico: prevale, mi sembra, una specie di sorpresa retroattiva, lo stupore nel dover constatare che il mondo era fatto così.
Con le classi maschili, i prof che fumavano in aula, gli inverni che parevano invincibili – «per proteggersi dal freddo si era definito un complesso apparato di aggeggi, ognuno per una fase della giornata e della vita» -, con le poesie da mandare a memoria – «Che dice la pioggerellina di marzo…»; «Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca» -, con i fioretti e i precetti pasquali. E le cartoline.
C’è un bel capitolo dedicato alla carta in movimento: lettere, francobolli, buste. «Un’altra istituzione importante era la “cartolina postale”, che si comprava dal tabaccaio. Era un rettangolo di cartoncino leggero, già affrancato… La zia Maria aveva una vasta raccolta di quelle che le mandavamo dai nostri viaggi: se ne compiaceva. le guardava spesso una a una. e, ogni tanto, le mostrava ai compaesani con tono di gloria».
Era il tempo delle lettere e delle interurbane. Il tempo delle figurine e dei giornali. dei giochi in piazza e del clorato potassio; della carta da zucchero, delle guide di viaggio, delle mappe cartacee. La messa della domenica, le paste. Parole démodé e parole indicibili. Mestieri estinti, e così altrettante visioni del mondo.
– «È cambiato assolutamente tutto» – scrive Simone. Ma della vita anteriore, con questo appassionato e ostinato esercizio di memoria “volontaria”, si può ritrovare l’essenza: qualcosa di più che un profumo, l’aura. Respirarla, per chi c’era, significa restituire qualcosa di sé a sé stessi. Per chi non c’era, il libro funziona da atlante magico, catalogo quasi romanzesco di un mondo che sembra immaginato, o sognato. Eppure è stato, fino all’altro ieri, il mondo.
[Paolo Di Paolo, da Robinson, del 22 febbraio 2026]
Immagine di copertina. Tra i banchi – School Railings. Lunchtime (1962 circa). Olio su tela del pittore inglese Peter Folkes (1923-2019)
L’articolo in ritaglio-immagine (file .pdf): Robinson 22 febbr. 2026. Recensione Paolo Di Paolo








