Raniero da Ponza al setaccio (1)
di Francesco de Luca
Di Raniero da Ponza si ha, come fonte esclusiva del suo pensiero, la lettera scritta ad Arnaud Amaury (littere domini Rainerii monachi de Fossa Noua ad dominum cisterciensem – 1203). Setacciare criticamente questa lettera e dedurre dallo scritto il suo pensiero, questo è l’intento che mi prefiggo.
Suo certamente il pensiero manifestato anche se suggerito dall’imperio di Papa Innocenzo III. Occorreva convincere l’ abate di Citeaux, Arnaud Amaury, appunto, a riaccordare le quattro abbazie cistercensi e favorire la concordia fra esse. Questo, in obbedienza al Papa di Roma.
Abbazia di Morimondo (MI)
Cosa era avvenuto nell’ Ordine Cistercense? Esso si era organizzato in cinque abbazie subalterne. L’ abbazia di Firmitas-Ferté, quella di Pontigny, quella di Chiaravalle, quella di Morimondo, sotto la giurisdizione dell’abate di Citeaux, con a capo Arnaud Amaury. Il quale doveva essere una persona di forte carattere e di incrollabile fede. Mi azzardo a esprimere questi giudizi visto il comportamento avuto nell’affrontare l’eresia albigese. Di una crudeltà unica e di una severa osservanza disciplinare nei confronti del papa (Innocenzo III, che promosse quella ‘crociata’), unita ad una fede nella misericordia divina, altrettanto eccezionale, al punto da annullare in lui ogni morale per onorare i dettami della religione.
Insomma, avvenne che Arnaud Amaury fu il legato pontificio che, a capo dei ‘crociati’, marciò contro la città di Bèziers ( 1209 ), caposaldo degli eretici catari albigesi. La espugnò e fece uccidere tutti, (eretici e non) senza pietà e senza rimorso (come attestato da tutte le fonti storiche). Ubbidì all’ordine papale e questo tacitò ogni moto di coscienza.
Ebbene nel 1203 Arnaud Amaury, dall’ alto della sua supremazia di abate di Citeaux, assisteva a comportamenti non ossequiosi da parte delle altre quattro abbazie. Si stava ingenerando una deficienza di compattezza. La qual cosa impensieriva il Papa che aveva bisogno di coesione nel mondo cattolico per arginare le pretese dei “signori locali” riguardo a prebende che, provenienti dai fedeli, dovevano essere riversate, in parte, nelle casse del Vaticano.
Innocenzo III
Innocenzo III non transigeva; l’ ordine cistercense non marciava compatto col Vaticano e Arnaud Amoury sembrava agli occhi del Papa teso a ribadire più la sua autorità che a prodigarsi per l’unità.
Ho semplificato la questione, ma il Vaticano in quel periodo doveva fronteggiare questioni intricate e si vedeva in balìa di opposizioni esterne (coi signori locali) e opposizioni interne (con agitazioni nel mondo cattolico, dalla gente comune e dagli ordini monastici).
Era in ballo l’affermazione di diversi principi sia teologici che politici oltre che fattori di opportunità e di temperamento (incarnati nella persona del Papa Innocenzo III e dalla sua forte determinazione).
Teologici: Innocenzo III teorizzava l’assoluta predominanza dell’autorità divina su ogni altra. In Dio l’assoluto Potere. Per derivazione, esso si trasferisce in colui che ne fa le veci in terra: il Papa, appunto, Innocenzo III.
Politici: l’ordine cistercense si era distanziato dall’ ordine cluniacense (entrambi filiazioni dell’ ordine benedettino), perché voleva affermare (in difformità con i Cluniacensi) un legame più stretto coi dettami del Vaticano. Insieme a differenze dottrinali: i Cluniacensi si dedicavano più allo studio e alla preghiera; i Cistercensi più al lavoro dei campi. Ne conseguì che i Cluniacensi divennero agli occhi del volgo poco vicini al popolo, più inclini alla soddisfazione della vita materiale e più simili alla vita comoda dei nobili. I Cistercensi condividevano più le traversie esistenziali del popolo e avevano con i nobili un rapporto conflittuale.
I Cluniacensi si rapportavano col Papato in modo formale e non davano problemi.
I Cistercensi agli occhi del popolo rappresentavano il Papato in modo più credibile. Le divergenze fra le abbazie cistercensi potevano alimentare fughe in avanti, disobbedienze e inadempienze dei signori locali; il Papato aveva a cuore che ciò non accadesse.
Qui interviene Innocenzo III, il quale incarica Raniero da Ponza affinché convinca Arnaud Amaury, abate di Citeaux, a tenere unito l’ Ordine nelle sue filiazioni.
Raniero scrive ad Arnaud Amaury: “riflettete, padre, su quanto grande e gravoso sia questa vostra posizione e quanto bisognosa di una speciale abnegazione, essendo vostro compito spaziare negli infiniti orizzonti della carità, estendere l’attenzione del vostro sguardo dal cedro del Libano all’issopo rampicante con immense risorse di pietà, senza trasfigurare in un angelo di luce e senza restringere in un orizzonte privato il vostro affetto paterno, che è dovuto interamente alla comunità intera”.
Riporto queste frasi dalla traduzione che Mario Moiraghi ha inserito nel suo libro: Raniero da Ponza – NSN – pag 208.
A tal proposito mi preme aggiungere quanto segue:
A ) La traduzione di Moiraghi è chiara ed elegante. In contrasto col latino medievale: spurio e oscuro.
B ) La decontestualizzazione delle frasi da parte mia non è opportunistica in quanto mi sono sforzato di offrire un quadro storico non settario.
C ) Confermo a voce alta che non sono uno storico, mi sto cimentando in un esercizio da intellettuale dilettante: vorrei cercare di capire da questo documento la personalità di chi lo scrive, ovvero di Raniero da Ponza.
continua…



