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Wikipedia compie venticinque anni

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proposto dalla Redazione,  da la Repubblica di una settimana fa

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Non potevamo non ricordare l’anniversario di Wikipedia, perché è un’istituzione importante, che ha cambiato l’accesso alle notizie e il modo di lavorare dei giornalisti. Per coronare le “celebrazioni” il Venerdì di Repubblica (uscito ieri) dedica a proprio a Wikipedia e al suo fondatore Jimmy Wales, la copertina e l’articolo centrale.

Anniversari
Wikipedia compie 25 anni: l’enciclopedia che ha insegnato al web a fidarsi (di nuovo) delle persone
di Simone Cosimi – Da la Repubblica del 14 febbraio 2026

Jimmy Wales, cofondatore di Wikipedia, in una foto del 2006 

Da progetto fragile e apertamente rischioso a infrastruttura culturale globale, la piattaforma fondata da Jimmy Wales e Larry Sanger festeggia il 15 gennaio 25 anni come una delle ultime grandi sopravvissute del web originario. In mezzo: la fine delle enciclopedie tradizionali, l’ascesa dei social, la crisi della verità online e oggi la sfida dell’intelligenza artificiale. Ma anche un modello di controllo condiviso che, nonostante tutto, continua a funzionare. Il decano Codogno: “Pericoli dall’IA. E mancano nuove leve”

Il 15 gennaio del 2001, quando Wikipedia viene messa online, Internet è un ambiente profondamente diverso da quello che conosciamo oggi. Google è nato da pochi anni, Facebook o Twitter non esistono, YouTube nemmeno, Apple sta uscendo da una lunga fase di crisi, l’iPod sarebbe arrivato più tardi quell’anno.
Il web è fatto di portali come Yahoo!, di community su Usenet, di forum, dei primissimi blog almeno in Italia, di home page personali su GeoCities o Excite, di servizi seminali e generazionali come Napster che mettono in crisi interi settori industriali. Le enciclopedie digitali esistono già ma sono per lo più versioni chiuse e a pagamento di quelle cartacee: Encarta di Microsoft è la più famosa, ce la ricordiamo tutti, mentre Britannica sta tentando una difficile transizione online (ma oggi sembra miracolosamente risorta). In questo contesto, l’idea di un’enciclopedia scritta da chiunque, modificabile da chiunque, appare a molti come una follia destinata a fallimento certo.
E invece.
Il 15 gennaio 2026 Wikipedia compie 25 anni.

Il primo monumento al mondo dedicato a Wikipedia. Opera dello scultore armeno Mihran Hakobyan, si trova a Slubice, in Polonia. 

La rottura con il modello enciclopedico tradizionale
Wikipedia non nasce per sostituire le enciclopedie ma per affiancare Nupedia, un progetto più tradizionale, lento e rigidamente controllato. È proprio il suo carattere aperto, quasi anarchico, a decretarne il successo. In pochi anni Wikipedia spazza via un intero settore editoriale, sia cartaceo che digitale. Non perché sia perfetta, naturalmente, ma perché è viva, aggiornata, scalabile. Un modello che accetta l’errore come fase transitoria, confidando nella correzione collettiva – per l’edizione italiana i volontari sono poco meno di 40mila, su scala globale 250mila attivi e 500mila con almeno un intervento al mese.
L’ultimo vero esempio di partecipazione del web 1.0, prima dell’illusorio sbarco dei social network.

Jimmy Wales e la fiducia nel processo
Al centro di questa visione c’è Jimmy Wales, co-fondatore cresciuto a pane, Montessori ed Enciclopedia Britannica (oltre che studi in economia) nonché volto pubblico del progetto. In più occasioni Wales ha ribadito che il vero valore di Wikipedia non è e non può essere l’assenza di errori ma la formidabile capacità del sistema di individuarli e correggerli. Una metafora della nostra vita, a pensarci bene. In una recente intervista a The Verge ha spiegato che “non serve fidarsi delle singole persone, ma del processo”, sottolineando come il meccanismo di revisione aperta, discussione pubblica e consenso sia più robusto di molte forme di controllo centralizzato. Una posizione che negli anni è stata spesso criticata ma che a ben vedere ha resistito a ondate di vandalismo, manipolazioni e campagne coordinate. E sta resistendo alle macchinazioni più recenti a base di AI.

Numeri che raccontano una scala senza precedenti
Oggi Wikipedia è disponibile in circa 340 lingue. L’edizione inglese supera i 7 milioni di voci per un totale di 64,8 milioni di pagine, quella italiana, lanciata nel maggio 2001, conta più di 1,9 milioni di lemmi, rendendola una delle versioni linguistiche più ampie al mondo. Ogni mese, l’enciclopedia viene consultata da centinaia di milioni di persone, quella in italiano conta 7 miliardi di consultazioni solo nell’anno appena concluso e quasi 3 milioni di utenti registrati. Tra le curiosità storiche, vale la pena ricordare come la voce più longeva sia proprio “Wikipedia”, creata nei primissimi giorni del progetto e continuamente aggiornata da allora, una sorta di autobiografia collettiva in tempo reale.

“Un quarto di secolo è un tempo enorme, soprattutto ora che le ‘modifiche epocali’ arrivano praticamente tutti gli anni. Quando Wikipedia andò in rete per la prima volta le sue ambizioni erano grandi ma non so in quanti avrebbero scommesso in un suo successo così grande e soprattutto duraturo, restando sempre fedele alla sua filosofia di base: dare un accesso libero alla conoscenza – spiega Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia e “wikipediano” della prima ora, fin dal 2004, a Italian Tech -. Siamo passati dagli studenti (e dai giornalisti…) che copiavano le informazioni che trovavano agli LLM per cui il testo di Wikipedia è una parte fondamentale del loro addestramento. Ma questo non significa che ci si può sedere sugli allori”.

Le critiche storiche: neutralità, rappresentanza, potere
Fin dall’inizio, Wikipedia è stata oggetto di critiche profonde, ripetute e cicliche. La neutralità di punto di vista, uno dei suoi pilastri, è stata accusata di favorire visioni dominanti e fonti occidentali. Viene un po’ da ridere, pensando ai clamorosi bias dei chatbot di oggi, d’altroinde ogni epoca ha le sue narrazioni. La sottorappresentazione di molte aree del mondo, di culture non anglofone e di temi legati al Sud globale resta tuttavia una ferita aperta e un’osservazione più che fondata. A questo si aggiunge il cosiddetto gender divide: la maggioranza dei contributori è storicamente maschile, con effetti visibili anche sulla copertura di biografie femminili, temi di genere e altri argomenti e sensibilità. Problemi riconosciuti apertamente dalla Wikimedia Foundation e affrontati con programmi specifici ma tutt’altro che risolti.

“Quali sono i pericoli immediati che Wikipedia si trova davanti? Io ne vedo alcuni – prosegue Codogno – innanzitutto è già da anni che l’enciclopedia è diventata un luogo dove cercare di farsi pubblicità, anche se la rilevanza di sé o della propria azienda è inesistente. Non parliamo poi delle battaglie ideologiche su molte voci ‘calde’: ci sono sempre state, ma è sempre più difficile riuscire a convergere su una versione il più possibile neutrale. L’uso pervasivo dell’intelligenza artificiale è un’altra preoccupazione: non c’è nulla di male a chiedere a un chatbot di riformulare il proprio pensiero in una forma migliore ma notiamo sempre più spesso materiale generato da un’IA con affermazioni false. La verificabilità dell’enciclopedia è un pilastro irrinunciabile, e lasciare quei testi lo distruggerebbe. Quello che però è il vero pericolo è la mancanza di nuove leve tra gli editor di Wikipedia. Una volta erano in tanti a cominciare con lo scrivere voci che mancavano, e poi appassionarsi al mantenimento della qualità dell’enciclopedia: un lavoro spesso ingrato ma necessario. Ora che è difficile trovare qualcosa di rilevante che non sia già presente, l’utenza affezionata rimane più o meno costante ma invecchia inesorabilmente. Ma senza un controllo costante da parte della comunità, la qualità di Wikipedia rischia di crollare su molti campi”.

Dalle voci fasulle all’era dell’intelligenza artificiale
Per anni, poi – di nuovo viene da pensare, immersi come siamo nell’era delle “verità alternative” e dell’AI generativa che produce testi e contenuti plausibili ma potenzialmente infondati, su scala industriale – la grande paura è stata quella delle voci false, delle biografie inventate, delle manipolazioni sottili. Wikipedia si trova oggi, al suo 25esimo compleanno, in una posizione in effetti ambivalente: da un lato è una delle principali fonti di addestramento e consultazione per i modelli di intelligenza artificiale, non dimentichiamolo; dall’altro difende con forza il valore del contributo umano, verificabile, trasparente e in fondo sempre correggibile. Jimmy Wales ha più volte messo in guardia dall’uso acritico dell’AI, ribadendo che senza responsabilità editoriale “la conoscenza rischia di diventare solo rumore ben scritto”.

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Un modello che molti hanno provato a copiare
Nel corso degli anni, numerose piattaforme hanno tentato di replicare il modello di controllo condiviso di Wikipedia: sistemi di moderazione partecipata sperimentati su Twitter e poi X, fact-checking distribuito, community auto-organizzate. Nessuna, però, è riuscita a raggiungere la stessa pervasività e precisione. In parte perché Wikipedia è rimasta relativamente estranea alle logiche pubblicitarie – mai avuto pubblicità: Wikipedia non deve vendere nulla a nessuno, la Fondazione si regge su volontariato e donazioni evitando l’influenza commerciale e proteggendo la privacy – e di engagement, in parte perché ha mantenuto una governance complessa, spesso lenta, ma in definitiva orientata alla qualità (o almeno a contenere i danni) più che alla velocità.

La celebrazione nazionale dei 25 anni di Wikipedia in Italia si terrà domenica 18 gennaio a Torino, al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. L’evento unirà il compleanno dell’enciclopedia libera a un momento particolarmente significativo per il movimento Wikimedia in Italia: la premiazione del concorso Wiki Loves Monuments Italia 2025, affiancata dalla premiazione del concorso fotografico locale Wiki Loves Monuments Piemonte 2025.

Una reliquia viva del web originario
A 25 anni dalla nascita, Wikipedia è insomma molte cose insieme: un’istituzione culturale, un’infrastruttura invisibile del web vecchio e nuovo, un formidabile esperimento sociale ancora in corso. È anche una delle ultime grandi testimonianze di un’epoca in cui Internet veniva immaginato come spazio di cooperazione più che di estrazione di valore. Un modello certamente imperfetto, rischioso, continuamente sotto pressione ma che ha dimostrato una resilienza straordinaria. In un ecosistema digitale dominato da piattaforme opache e automatizzate, mangiate vive dalla disinformazione, dai tool AI utilizzati male e in modo spesso criminoso (basti vedere i recenti deepfake su Grok) Wikipedia resta un promemoria radicale, un po’ nostalgico ma che ancora lotta insieme a noi: la conoscenza condivisa può funzionare, se si accetta la complessità di governarla insieme.

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