di Sandro Vitiello

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In questi giorni una importante istituzione milanese festeggia il suo cinquantesimo compleanno.
Parliamo di Radio Popolare.
Non stiamo parlando di un qualsiasi canale di informazione, non parliamo di un progetto sopravvissuto a tutto quello che è successo nella città di Milano e nell’Italia in genere. Radio Popolare è molto di più.
Radio Popolare da subito ma sempre più nel tempo è riuscita a legarsi indissolubilmente con tutto quanto avveniva nella città di Milano e nel territorio circostante. Racconta le periferie ma non ha paura di confrontarsi con le istituzioni, è fortemente legata al territorio metropolitano ma riesce a dialogare con tutto il mondo.
Insomma è un esperimento riuscito di comunicazione, di socializzazione, di buona cultura e di tante altre cose. Di riflessione e dibattito politico, soprattutto.
Con un cuore a sinistra.
Stefano Segre e Fabio Minotti. 1979. Foto di F. Minotti Radio Popolare
E’ nata a Milano nel ’75 ereditando le frequenze di Radio Milano Centrale ma non era la prima radio fortemente caratterizzata a sinistra.
A Milano c’erano già Canale 96 ed altri emittenti, in provincia altrettanto.
In una di queste – Radio Alternativa Popolare – che trasmetteva da Limbiate, c’ero anch’io. Ma a Milano Radio Popolare era un’altra cosa, da subito. Perché aveva dei grandi professionisti che prestavano la loro opera disinteressatamente.
Uno su tutti Piero Scaramucci. Gente capace di fare bene il mestiere dell’informazione e contemporaneamente tenere la porta aperta a tutte le tensioni ideali che attraversavano gli anni settanta.
Radio Popolare arrivava sempre prima degli altri canali di informazione perché dove e quando succedeva qualcosa di importante poteva capitare che ci fosse un ascoltatore della radio che diventava corrispondente. Bastava avere in tasca una manciata di gettoni telefonici e spesso le notizie venivano trasmesse e commentate in tempo reale. E questo diventava uno strumento per comunicare le tensioni che arrivavano in tutte le case.
Uno su tutti: i funerali di Fausto e Jaio, due giovani che passavano una parte del loro tempo nel Centro Sociale Leoncavallo. Assassinati da due killer professionisti, a pochi giorni dal rapimento di Aldo Moro. I criminali, rimasti impuniti, erano quasi sicuramente fascisti.
Si fermò, con il fiato sospeso, l’intera città. E Radio Popolare era lì a raccontare i fatti ma anche le emozioni.
E poi tutto il resto.
Basti pensare alla prima della Scala nel 1976. Fuori dal teatro gli scontri di piazza raccontati in diretta e dentro Camilla Cederna che di nascosto raccontava il glamour di quella serata.
7 dicembre ’76 davanti alla Scala
Tanti conduttori che si sono fatti le ossa da quelle parti per poi passare ad altri lidi, senza perdere di vista la Radio. Pensiamo alla Gialappas Band e a tanti altri professionisti dell’informazione, Gad Lerner ha incominciato da quelle parti.
Oggi Radio Popolare gode di buona salute con oltre 17.000 persone che pagano una quota mensile e più di 400 mila ascoltatori settimanali. Numeri importanti.
Radio Popolare è inoltre la radio capofila di un network di circa venti radio che coprono quasi tutto il territorio nazionale e che in alcune ore del giorno ripetono le trasmissioni della radio, compresi i giornali radio.
In questo periodo orgogliosamente festeggia i suoi primi cinquant’anni anche con una bellissima mostra fotografica alla Fabbrica del Vapore, fino a fine gennaio.
Ma ci saranno altri eventi e trasmissioni a raccontare la sua storia e quella di tanti di noi.
Lunga vita a Radio Popolare!
La pagina che la Repubblica ha dedicato ai cinquant’anni di Radio Popolare; articolo del 15 dicembre 2025 a firma Zita Dazzi della redazione di Milano; con un’intervista a Massimo Ghirri e un commento di Luca Valtorta (in formato .pdf):
50° Annivers. Radio Popolare. La Repubblica 15.12.25









