Ambiente e Natura

Una canzone per la domenica (360). Djelem Djelem, canto del popolo Rom

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di Marco Màdana Rufo Mansùr

È sempre con grande piacere che presento – e scrivo di – uno dei progetti musicali che più mi ha dato soddisfazione e gioia nel corso degli anni. È un’orchestra formata da miei allievi di una certa età, ancora pienamente assetati di vita e conoscenza. Dilettanti nel senso più nobile del termine, cioè che semplicemente provano diletto in quello che fanno, e il diletto è l’unica cosa che cercano dalla musica.
Non è così scontato, credetemi.
Di solito e ormai sempre di più, dietro anche ai progetti più semplici e umili, si annida sempre una certa ambizione al farsi conoscere, applaudire, a vendere qualcosa di sé.
Ormai il mantra che puoi sentire in bocca a tutti gli artisti, di fama o di ‘fame’, è che ‘l’Arte è un lavoro… e si deve pagare”. Ma quando mai? Quale aberrazione! detta poi così ingenuamente.
Ma del resto questa mentalità che riduce sempre tutto alla sua utilità, e che per dare valore alle cose deve monetizzarle, corrisponde alla catabasi dell’umanità, che cadendo sempre più in basso vuole trascinare con sé ogni ideologia, ogni valore intellettuale, morale, religioso.
‘Se casco io deve cascare tutto assieme a me!’ Eccolo l’artista 2.0, pronto a rivedere e a rinnegare ogni principio, per adattarlo alle bassezze in cui sprofonda, incapace di riconoscere che il valore è l’apprezzamento più alto che si possa dare all’arte non ha niente a che vedere con i soldi o il successo.

Ma questo è un discorso lungo… forse anche inutile da fare; nel mondo del ‘si salvi chi può’, ognuno trovi le sue motivazioni e cerchi di esserne felice, però – almeno –  cercando di non assolutizzare le proprie idee e le proprie scelte.
Dunque non pensiamoci più, e ascoltiamo questo brano intitolato Djelem Djelem (1), e appartenente alla Tradizione Rom – Sinti  (2). È un brano che parla dell’eterna diaspora dei Rom, e di speranza, naturalmente…

È sempre per me una gioia constatare, che anche se non si è virtuosi della musica, anche se si possiedono solo le basi, il nostro piccolo contributo, unito a quello degli altri, contribuisce al manifestarsi della musica e dell’Armonia. Ecco dunque uno dei tanti valori intrinsechi nell’Arte, quello di insegnarci che la Bellezza non è determinata dell’abilità vana ed esibizionista, ma dall’armonia di cose differenti, dalla ricostruzione dell’Unità partendo dal molteplice.
Molto altro poi l’Arte insegna e dona, che non ha niente a che vedere con i soldi o la fama, ma ne parleremo presto, in un’altra occasione.

Adesso godetevi, tra gli altri, anche il vostro amico-redattore Sandro Russo che al centro del gruppo suona e tiene il ritmo con il piede, reminiscenze della sua giovinezza da musicista folk, assieme al famoso Ambrogio Sparagna. Forse in questa veste non lo avete mai visto…

Il brano eseguito mercoledì 17 dicembre presso il
Circolo PD di via La Spezia 79, a Roma.

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Testo

Sono andato, sono andato per lunghe strade
Ho incontrato Rom felici
Oh Rom, da dove vieni con le tende su queste strade felici?

Oh Rom, oh fratello rom
Una volta avevo una grande famiglia
La Legione Nera li ha uccisi
Venite con me Rom  da tutto il mondo
Per i Rom  si sono aperte strade
E’ il momento, alzatevi ora
Saliremo alti se agiamo

Oh Rom, oh fratello rom
Camminando, camminando su lunghe strade
Ho conosciuto Rom pieni di gioia
O Rom, da dove venite
Con le tende, su queste strade felici?Uomini Rom, giovani Rom!

Un tempo avevo una famiglia numerosa
Ma la Legione Nera l’ha sterminata
Venite via con me, Rom di tutto il mondo
Le strade si sono aperte per i Rom
È giunta l’ora che vi alziate
Possiamo salire in alto, se siamo uniti!
Uomini Rom, giovani Rom!

Sono andato per le lunghe strade… e ho incontrato la mia gente.
Da dove venite con le tende e i bambini affamati?
Al di là delle nere porte incontrerò ancora la mia gente, il mio popolo.

Oh, Rom, Fratelli!
Torneremo a percorrere assieme
liberi
le strade del mondo.
E il sole bacerà il nostro viso scuro ed i nostri occhi
tinti del colore della matura uva nera.

Note

(1) – Djelem Djelem è una canzone scritta da Žarko Jovanović nel 1949, divenuta un inno del popolo Rom e adottato ufficialmente dai delegati del primo Congresso Mondiale Rom svoltosi a Londra nel 1971. Il titolo è scritto anche in altre grafie ed è conosciuto anche con altri nomi, fra cui, Gelem, gelem, Opré Roma e Romale Shavale.

(2) – Zingari, un grande popolo
di Enzo Arnone, fotografo

Ho nostalgia degli zingari; mi hanno insegnato tanto, mi hanno insegnato come e perché si deve rimanere fedeli al proprio passato, alle proprie radici. Le foto che ho scattato risalgono agli anni ’70 – ’80 e sono forse la testimonianza dell’ultimo loro periodo di vita nomade e indisturbata. E’ un popolo che non ha mai fatto guerre e a cui non piace comandare e dominare. Sono abituati alla sofferenza che nella storia non manca mai. Quando li fotografavo, molti di loro indossavano ancora gli abiti tradizionali, erano musicisti, lavoravano i metalli, erano anche predatori: i furti da un lato e l’accattonaggio dall’altro. Ho vissuto con gli zingari in Bosnia, ero solo, e me ne rimane un ricordo di gente non ipocrita, leale e con un forte senso di appartenenza al gruppo.

1979 | Bosnia ed ErzegovinaLink per accedere a un portfolio di immagini di Enzo Arnone:

 

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