Ambiente e Natura

‘Come siamo diventati ponzesi’ Incontro culturale con Franco De Luca

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di Martina Carannante

Giovedì 11 dicembre, nella Sala Polivalente del Comune di Ponza si è svolto un incontro culturale presieduto ed organizzato da Franco De Luca con il sussidio di Maddalena Del Ponte; l’evento rientra nel calendario eventi promosso dal comune di Ponza per queste festività natalizie.

Franco che da sempre, per quel che io ricordi, è un cardine nella promozione ed organizzazioni di eventi culturali, dalle serate musicali con I Duri ed I Nuovi Duri, agli incontri tematici su personaggi isolani tra storia e leggenda come Dragut, incontri con recita di poesie in ponzese e di canzoni scritte e cantate con Nino Picicco.
Franco è promotore di ponzesità, una risorsa che secondo me, viene sfruttata ancora troppo poco; in ogni caso con questo nuovo incontro, viene sviluppato un nuovo argomento relativo al quesito di come siamo diventati ponzesi. Franco ha ripercorso un po’ dalle origini al presente la nascita e lo sviluppo della ponzesità, un argomento troppo poco affrontato e discusso.

Alcune volte penso, che siamo talmente tanto ponzesi, da esserci dimenticati da dove veniamo, chi erano i nostri antenati – poveri disgraziati, coloni provenienti da Ischia e Torre del Greco (in decenni diversi dell’800), che per necessità, speranza o follia, si sono trasferiti su questo scoglio.

Mi viene in mente una discussione avuta con il relatore dalla mia tesi di laurea che continuava a fare paragoni nell’intento di legare la storia della “lingua ponzese” al romanesco; io caparbia cercavo a spiegargli che il ponzese ed i ponzesi con il romanesco ed il Lazio “ci azzeccano” ben poco, semplicemente “ci siamo trovati” nel Lazio. E lui continuava a chiedermi di fargli capire come questo era possibile e appunto “come si può diventare ponzesi”, visto che io gliela passavo come una “repubblica a parte”.
Per farla breve io la mia tesi l’ho scritta come la ritenevo giusta, ma non so se davvero il mio relatore abbia capito tutto il mio ragionamento, forse, se avesse partecipato all’incontro di Franco le idee si sarebbero schiarite, o forse no…. Chissà, il ponzese lo capisce solo un suo simile!

In ogni caso è stato bello affrontare l’argomento tramite le poesie di Franco che descrivono perfettamente l’animo di uno e di tanti ponzesi, dal primo seduto alla parracina di Calacaparra a i saraghe ’i puort senza dimenticarsi di tutti gli animi dei sanghe ’i retunne; è stato bello vedere le immagini proposte da sfondo e soprattutto è stato toccante risentire le canzoni con la voce di Nino Picicco, amico scomparso troppo presto. Sempre bella, ed attuale la poesia dedicata ai “Giuvene dell’Immacolata” ormai leggerla e sentirla è sempre più malinconica e triste perché di quei giovani lì ne sono rimasti ben pochi.

Qualche ora passata a parlare di Ponza e dei ponzesi: dovrebbe essere programmata per statuto comunale, almeno una volta al mese, per quanto mi riguarda. Certo è stato avvilente non vedere neanche un giovane e nessuno dei ragazzi della scuola partecipare a questo evento, anche perché si parla tanto del fatto che nelle scuole i ragazzi non hanno stimoli, non apprendono, non sanno chi sono e cosa vogliono fare, sono depressi e che “ci vorrebbe uno psicologo”…  e poi a questi momenti utili per la conoscenza di sé, delle proprie radici, non partecipano.

Vi voglio lasciare con il quesito di Franco, così magari provo a stimolare qualche commento…
Come e quando siamo diventati ponzesi?

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