di Giuseppe Mazzella di Rurillo
Da oggi “il Mattino” – un tempo il più importante giornale del Mezzogiorno ma oggi non più con lo stesso peso nel pluralismo dell’informazione al tempo di internet – ha un nuovo direttore ma con la stessa impostazione editoriale del precedente che ieri ha lasciato i propri lettori ricordando i suoi 500 o poco più giorni di direzione.
Il Mattino era, fino a circa 20 anni fa, di proprietà del Banco di Napoli, la più importante istituzione bancaria del Sud che e’ stata cancellata con l’incoronamento nel gruppo IntesaSanPaolo e non saranno mai abbastanza le polemiche per questa sottrazione al Mezzogiorno del suo più importante strumento finanziario. Essendo di proprietà della più importante istituzione bancaria del Sud il Mattino non poteva non essere un giornale sostenitore del Governo, di qualsiasi colore fosse, ma c’era il punto fermo sul sostegno del Governo al Mezzogiorno che aveva un “intervento straordinario”, fissato fin dal 1950, con la Cassa per il Mezzogiorno, istituzione decisiva per il decollo del Sud.
Come sono andate le cose negli ultimi 30 anni è discorso lungo ed ampio ma qui posso segnalare lo straordinario impegno dell’Amico prof. Amedeo Lepore con i suoi libri per una compiuta valorizzazione storica della Casmez contro i detrattori nordisti della Lega Nord e dei suoi alleati di ieri e di oggi.
Salvato dalla chiusura con l’intervento della Finanza privata oggi il Mattino è di proprietà del gruppo Caltagirone insieme a il Messaggero di Roma. Finito il tempo del monopolio della stampa scritta – negli anni 80 il Mattino era il solo quotidiano di Napoli – il giornale deve competere con concorrenti forti come le edizioni napoletane del Corriere della sera e la Repubblica e con la Resistenza della cooperativa dei giornalisti del Roma.
Comunque, oggi come ieri, il Mattino non può essere se non un giornale di Governo. Non può non sostenere il Governo qualsiasi colore esso abbia ma come ieri è la “questione meridionale” il punto fermo della sua identità e della sua missione.
Il Mezzogiorno vive una stagione di opportunità che gli sono offerte dal PNRR e dal sostegno dell’Unione Europea per le aree in ritardo di sviluppo. Le opportunità sono cresciute per il contesto geopolitico del Mediterraneo e per la straordinaria voglia di Rinascimento che ha avuto interamente la Città di Napoli, a partire dal 1993, con la Giunta del sindaco Antonio Bassolino. Questo Rinascimento turistico, culturale, sociale di Napoli, capitale del Mezzogiorno e del Mediterraneo, si vede con le migliaia di turisti che arrivano ogni giorno e trovano una Città carica di Storia con infrastrutture sufficienti – basta citare la Metropolitana – avviate circa 50 fa da una classe politica troppo frettolosamente cancellata dal ricordo collettivo.
Il Mattino col direttore uscente Roberto Napoletano (non poteva non esserci cognome migliore!), un giornalista economico di lunga esperienza, ha impostato la sua linea editoriale sull’ottimismo della volontà e delle opportunità: basta con i lamenti! Basta con i racconti del Sud della delinquenza e della camorra con Napoli capitale del malaffare!!! Qui c’è un popolo che lavora, che vuole competere, che è forte del suo passato!!! Qui ci sono le opportunità della Rinascita perché siamo l’Europa e l’Europa non esiste senza di noi!!!
Credo che questa impostazione sia giusta. Abbiamo bisogno di ottimismo qui a Sud e nelle periferie del Sud. E’ una impostazione che il neodirettore Vincenzo Di Vincenzo – arrivato da circa un anno a il Mattino come vice di Napoletano – ribadisce nel suo editoriale di oggi dal titolo A vele spiegate prendiamo il largo. Ho conosciuto circa 30 anni fa Vincenzo Di Vincenzo all’Ansa dove ha cominciato la sua carriera. Per noi era “Chicco” ed era bravo e socievole. L’Ansa è stata per tutti una grande scuola ed una grande casa. Abbiamo il rispetto della notizia e sappiamo vedere le cose.
Una linea editoriale impostata sull’ottimismo della volontà e delle opportunità per il Sud è buona. Ma…. c’è sempre un ma. Ma quando si è troppo ottimisti bisogna ricordarsi del pessimismo della ragione. Sotto la testata del giornale francese le Figaro c’è un ammonimento di Beaumsrchais che mi rimase impresso quando cominciai a fare il giornalista, 55 anni fa. Dice: “senza la libertà di criticare non c’ è da vantarsi se si ha quella di elogiare“.
Criticare, denunciare i forti ritardi delle classi dirigenti, andare nelle periferie del Sud e scrivere della totale inadeguatezza delle classi politiche anche ricordandosi che Giustino Fortunato, Guido Dorso, Gaetano Salvemini non erano “cittadini” ma “provinciali”, credo che sia missione ancora più importante di quella di elogiare. Scrivo questo per esperienza vissuta nella mia isola e nel mio piccolo paese indelebile nella memoria di Benedetto Croce.
Credo che nelle periferie del Sud non si possono spiegare le vele perché non c’ è vento e la barca è piccola. Più che le vele. Servono i remi. C’è un proverbio polacco credo che dice: se non c’è vento rema.
Questo ne sono certo è un appello che bisogna fare ai cittadini attivi democratici liberali e socialisti che vivono al Sud e nel Sud perché qui non è recuperata assolutamente “l’efficienza della macchina amministrativa e l’intraprendenza di una classe imprenditoriale intellettualmente aperta all’ avventura” come scrive il direttore Di Vincenzo.
Qui siamo in piena tempesta ma il paradosso è che tutto pare tranquillo poiché regna la rassegnazione e l’individualismo estremo.
Il Mattino – direttore Di Vincenzo – vada a vederlo e raccontarlo.
Casamicciola 3.12.25 Giuseppe Mazzella direttore de il Continente









