di Bixio

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È da troppo tempo che si cerca di modificare la storia e la narrazione di Omero nell’Odissea riguardo all’individuazione della mitica isola Eèa!
Ebbene, si rassegni chi vuol tirare acqua al proprio mulino, millantando il promontorio del Circeo come l’antica isola di Eèa. Che è perfettamente descritta nel poema omerico come una terra completamente circondata dal mare: – “… e il pelago tutto d’intorno la stringe e ghirlanda” -, con riferimento agli studi del famoso archeologo britannico, Lord Colin Renfrew (1937-2024). È ben chiaro che lui identifica senza ombra di dubbio la mitica isola di Eèa con l’attuale Ponza; la reggia della maga Circe soprastante la baia di Cala Inferno e il monte, ora Montagna nera, come l’altura da cui Ulisse scruta tutt’intorno l’orizzonte constatando che la terra era completamente circondata dalle acque!
Ciò contrasta in modo clamoroso con le teorie sul Circeo e la vicina costa laziale fino all’attuale Terracina.
Dobbiamo precisare inoltre che da diverso tempo, molteplici studi e interpretazioni gli studiosi convergono sull’identificazione di Ponza come l’antica isola di Ulisse.
Tale la mia convinzione che all’epoca in cui in Comune facevo parte della commissione toponomastica, feci protocollare a verbale la richiesta di un referendum per il ritorno dell’isola all’antico nome greco, ferme restando le denominazioni della frazioni di Ponza, Santa Maria e Le Forna.
Torno a ribadire che lo stesso Ulisse, secondo la leggenda, chiese al figlio Telemaco di essere riportato sull’isola Eèa per esservi sepolto. E lì verosimilmente fu portato, come già precisato in note precedenti sull’argomento – “L’isola Eea esiste ancora”; il primo approdo con rotta da Sud venendo da Itaca è la baia del Bagno Vecchio e quindi è in quell’area circostante la necropoli che bisogna cercare.
P.S. Quella del referendum non è un’idea balzana o fuori dal tempo, è solo per la storia e per richiamo turistico. Ed è vero, come mi obietta Sandro Russo che la localizzazione geografica di un evento storico-letterario si basa su studi archeologici e scientifici, e non si decide per referendum, ma è per suscitare interesse e sensibilizzare al problema.
Da mio cugino Emilio Iodice studioso, già ambasciatore Usa in molti paesi, una testimonianza dell’interesse archeologico per Ponza come terra di approdo di Ulisse. Leggi qui: https://www.ponzaracconta.it/2018/05/09/quando-ulisse-giunse-a-ponza/







Rosanna Conte
2 Dicembre 2025 at 18:49
E’ un passatempo molto gradevole cercare il reale nei miti e l’isola di Circe, come Ulisse, rientrano nella sfera dei miti. Il mito pur affondando le sue radici nelle esperienze umane, non ne è la descrizione concreta. Pensiamo a Prometeo, alla Sfinge, a Scilla e Cariddi e così via: non possiamo accettarne le narrazioni alla lettera. Che Ponza fosse conosciuta dai fenici e dai greci è indubbio, ma era conosciuta anche prima, vista l’estrazione dell’ossidiana a Palmarola e la sua lavorazione anche a Ponza. Le conoscenze di terre lontane fino al primo millennio a.C. sfumavano nel fantastico perché mancavano gli strumenti per comprendere alcuni fenomeni. Pensa ai Campi flegrei che erano pieni di fumarole e terremoti continui e al lago di Averno con l’esalazione di gas mortiferi: sono diventati il luogo da dove si entra nel regno dei morti. Oppure pensa alle correnti dello stretto di Messina: lì sono stati messi Scilla e Cariddi. L’esperienza di chi navigava per questi mari era tuttavia concreta: bisognava evitare di passare per alcuni luoghi o affrontarli con salda perizia. Queste conoscenze, quindi, erano tramandate dagli oracoli generazione dopo generazione e dovevano servire come indicazioni per i viaggiatori o per fondare nuove colonie. Ad andare a scavare nelle parole del mito dei riferimenti alla realtà porta su questioni anche di lana caprina perché potrei dirti che Ponza non poteva essere Eea che era tutta circondata dal mare si, ma da dove non si scorgeva altra terra all’orizzonte, e per Ponza così non è. I miti sono un parto bellissimo dell’intelligenza umana che sta scoprendo quanto è grande il mondo oltre la propria terra, quanto è profondo l’animo umano con le sue paure e il suo coraggio, quanto il divino ami ancora mescolarsi con l’umano. Rileggerli fa sempre piacere, specie oggi, ma non pretendiamo di farli diventare realtà.