di Bixio

In città nelle strade affollate, tra la gente, le vetrine illuminate… anche se sei da solo ti senti in compagnia. Riesci a sfuggire, scappi al pensiero che ti rincorre alla ricerca di situazioni che ti distraggono. Forse solo il buio della notte ti riporta, ti costringe a te stesso… In quel momento non puoi più fuggire!
Sull’isola invece, il mare in tempesta, la natura, lo scorrere del tempo ti tengono consapevolmente attento a tutto ciò che ti circonda. Il vento ti travolge, il mare consuma le coste dell’isola, ogni onda che si infrange sulla riva cerca di appropriarsene. Ogni cosa sotto i tuoi occhi cambia e si trasforma continuamente, l’inconsistenza, la fragilità la fanno da padrone insinuandoti nell’animo la precarietà che ti divora e ti consuma. Il peso diventa enorme, insopportabile; il trascorrere del tempo ti piega le spalle. La tenacia, l’attaccamento, l’amore per questa terra non basterà a darti forza, dovrai assistere impotente alla sua lenta, inarrestabile dissoluzione!
Una delle notti scorse, a causa del forte temporale, delle piogge incessanti, è crollata la vecchia cupola della casa della famiglia Romano. Da tempo vuota e abbandonata, mi faceva tenerezza e tristezza allo stesso tempo quando mi capitava di passarle davanti.
La minuscola comunità di “Cala dei Feola” la ricordava come ’a casa d’u Micc.
Mia zia diceva che l’ultimo ad abitarci fu il vecchio zi’ Dummìnec’. Conosco la sua tomba abbandonata sul cimitero; una volta l’anno ci lascio un cero. Io non potevo conoscerlo, me ne è stato tramandato il ricordo da qualcuno delle generazioni precedenti che l’aveva conosciuto.
Ricollegandomi a ciò che avevo scritto in precedenza in Radici, qui sull’isola la casa, la cupola sono per sempre, anche in forma di rovine. La casa avrà sempre la sua identità, nonostante il logorio del tempo.








