Scuola

Chi dall’isola scappa e chi all’isola ritorna

a cura della Redazione su segnalazione di Biagio Vitiello

 

C’è chi dall’isola scappa e chi all’isola ritorna
E’ il caso di Antonella, docente, che dopo ventiquattro anni di insegnamento al Nord si trasferisce a Lipari, nella sua Sicilia, per mettere in atto il progetto La lettura non Isola della Fondazione Sanlorenzo, un modo per far incontrare i ragazzi delle isole e della terraferma che leggendo e scrivendo insieme imparano gli uni dagli altri.


Dopo ventiquattro anni al Nord la docente si è trasferita a Lipari e ha seguito con la sua classe il progetto della Fondazione Sanlorenzo, La Lettura non Isola, che avvicina gli studenti e le studentesse attraverso la lettura e la scrittura.


Alcuni studenti della classe di Lipari

Dopo ventiquattro anni tra scuole e paesini alle porte di Torino, Antonella è tornata in Sicilia, a Lipari. Una scelta personale ma anche una sfida professionale, da docente scolastica, non comune. «Io sono siciliana, abito sull’isola grande ma rientrare passando per le isole, dopo così tanti anni in Piemonte, per me è stata un’esperienza tutta nuova. Le isole hanno un loro mondo: bisogna entrarci in punta di piedi». È dentro questo mondo che si inserisce La Lettura non Isola, il progetto della Fondazione Sanlorenzo che unisce attraverso la scrittura scuole delle isole minori e scuole «isola» della terraferma. Antonella è stata referente per la classe di Lipari gemellata con una scuola di Asti. «Gli incontri con la scrittrice Beatrice Sciarrillo si sono svolti online. Due ore intense, in cui però ho notato che i ragazzi facevano fatica a parlare. Non riuscivo a farli intervenire. Allora ho cambiato approccio: ho chiesto di scrivere due righe. E lì si sono accesi». Da quel momento, la scrittura è diventata il linguaggio ponte e naturale. «Anche utilizzare Classroom con gli appunti caricati dalla scrittrice ogni settimana per loro era una novità assoluta. All’inizio faticavano, poi hanno preso gusto. Così abbiamo deciso che quello sarebbe stato il loro vero compito della settimana».

I testi prodotti saranno pubblicati sul sito ufficiale del progetto e, al termine del laboratorio, è previsto un concorso letterario con la premiazione di due giovani autori, uno per ciascuna classe. Durante le attività di gruppo tra la classe di Lipari e quella di Asti sono emersi tanti elementi di condivisione: il cibo, le feste, la vita locale. «Si raccontavano a vicenda il proprio mondoEd era bellissimo vedere come i ragazzi trovassero nella scrittura uno spazio per dire ciò che non dicono fuori». Una delle sorprese più grandi è arrivata da un esercizio: il frullato di titoli. Mischiare titoli di libri e costruire una nuova trama con autore e copertina. «Quando ho iniziato a leggere i nomi degli autori inventati erano tutti personaggi di Lipari. Ma non personaggi famosi: quelli un po’ strambi, riconoscibili solo da chi vive qui. Mi dicevano: “Prof, lo conosce, no?”. Anche inventando mondi, restavano legati alla comunità».

In classe a Lipari gli studenti sono 19. A Vulcano, la pluriclasse ne conta 18 in tutto tra prima, seconda e terza media. Realità minuscole, che vivono una modernità a metà: rete veloce, social, smartphone; ma anche ritmi dettati da quando arriva all’aliscafo, se il mare non è in tempesta. «Non è più l’isola di trent’anni fa, la rete avvicina molto. Però il modo di vivere è diverso. L’isola resta un mondo a parte. Con gli studenti all’inizio mi chiedevo: devo adattarmi io o devono adattarsi loro? Alla fine ho trovato una via di mezzo. Le isole hanno regole non scritte, vivono di deroghe, di eccezioni. All’inizio non è semplice, poi diventa casa».

C’è un tratto comune che Antonella sottolinea: l’orgoglio. «I ragazzi sono consapevoli dei limiti: i trasporti, il mare che ti separa, la difficoltà nell’avere gli stessi servizi degli altri ma hanno un orgoglio incredibile nell’essere isolani». L’anno scorso, al termine del progetto, la classe di Linosa è arrivata a Torino. «Una città normale, ma per loro un altro mondo. Mi hanno detto: “Prof, ma qui ci sono i semafori”, ridendo. Rendono evidente quanto queste isole siano mondi con regole proprie e quanto abbiano da insegnare». A Torino Antonella lavorava in plessi grandi, abituati a progetti e metodologie innovative. «Qui è tutto diverso. C’è tanto da fare, certo, ma i ragazzi meritano le stesse opportunità di tutti». Per questo, la Fondazione Sanlorenzo, dopo la prima edizione, che ha coinvolto Linosa, Santo Stefano di Magra, Lipari e Asti, ha avviato la nuova stagione del progetto a Ustica, Torino e Capraia, Vetto. «Siamo convinti che il futuro delle isole minori dipenda in modo decisivo dalle nuove generazioni» spiega Cecilia Perotti, che ha fondato la Fondazione insieme al fratello Cesare e al padre Massimo. «La scrittura è un mezzo semplice, diretto, che permette loro di incontrarsi e di conoscersi. L’entusiasmo e la partecipazione raccolti lo scorso anno ci hanno confermato di essere sulla strada giusta. Il nostro obiettivo è contribuire a rendere queste isole luoghi non solo in cui crescere, ma anche in cui decidere di restare».

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