Riceviamo in Redazione da Ischia da Giuseppe Mazzella e volentieri pubblichiamo
Il punto
Un voto politico in ogni elezione. Io voto a Sinistra
di Giuseppe Mazzella di Rurillo
Forse ho qualcosa da aggiungere al mio “controcorrente” di lunedì 17 novembre 2025 apparso su il Dispari e su Ponzaracconta dal titolo “Il sonno degli enti locali ha generato il mostro della Regione“.
Ho premesso e ripeto che questa campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale e l’elezione diretta del Presidente della Giunta che ormai per prassi si chiama Governatore è talmente scadente che giustifica il grande astensionismo.
È questo il punto vero e la preoccupazione più seria per chi crede nella democrazia politica per la quale ha lottato per tutta la vita. La disaffezione dei cittadini per la politica è la questione drammatica sul tappeto.
Se una gioventù vuole, come deve, ritornare all’impegno politico come lo avuto e lo ha ancora la mia generazione ‘sessantottina’ deve definire la propria concezione della “democrazia politica” nata alla fine del diciassettesimo secolo in Gran Bretagna e Francia con i loro grandi pensatori che hanno lanciato il seme della Libertà in Europa e nel mondo intero tanto da darne una vasta misura.
Non è affatto vero che la nostra epoca sia segnata dall’abbandono delle ideologie. Le grandi idee si aggiornano ai tempi ma non vengono abbandonate.
Non si può “ballare” sulle idee. Non si può cercare di ridicolizzare il Comunismo italiano con il risultato di ridicolizzare se stessi ballando, ma non sapendo fare nemmeno questo (leggi qui).
La mia generazione restava invece affascinata dai discorsi colti, alti, chiari, fermi di uomini che si chiamavano Francesco De Martino, Giovanni Pieraccini, Giacomo Brodolini, alcuni leader della mia parte politica, ma anche di Enrico Berlinguer, di altra parte politica, ma l’unico nel 1972 a riempire Piazza del Plebiscito con un rigore, una concretezza, una consapevolezza e una responsabilità al più alto grado con cui esprimeva le condizioni economiche e sociali di milioni di lavoratori del braccio e della mente.
Non esiste per me una campagna elettorale senza attiva partecipazione dei cittadini. Dalle elezioni amministrative a quelle per il Parlamento il cittadino deve partecipare. Conoscere i candidati. Leggere i programmi. Dire la sua sulle cose urgenti da fare per il Comune, la Provincia (per la quale non si vota più dal 2014!), la Regione ed il Parlamento della Repubblica e dal 1979 anche del Parlamento dell’Unione Europea.
Il voto deve essere politico in ogni occasione. Non deve esistere un voto personale. Ci sono amici, parenti, conoscenti in ogni lista. Ma la Politica diventa una cosa seria se un cittadino dà un voto per convinzione non per convenienza.
La Democrazia politica ha cominciato la sua discesa ed il suo declino diventando “ballerina” o “trasformistica” quando tutto è diventato “mercato” senza alcun legame con la dignità dell’opinione.
Personalmente voto a sinistra per storia personale e per profonda convinzione. Vengo da una formazione del “pensiero libero” e cioè dal liberalismo che ritengo debba avere concretezza moderna nel Socialismo. Quello di Jean Léon Jaurès (1859-1914) (1).
Se c’è un testo – letto a 20 anni cioè oltre 50 anni fa – che ha messo i punti incancellabili nel mio pensiero politico è “Storia della sinistra in Europa” di Davide Caute. L’ho talmente letto e riletto, consultato, portato con me che in questo momento non lo trovo più nella mia biblioteca. Ma ne ricordo i punti salienti, gli avvenimenti valutati importanti e sempre validi come esempio poiché la storia si ripete sempre e ritengo sempre come tragedia anche con il ballo del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani che a Napoli ha voluto così manifestare che “comunista non è”.
Jean Jaurès nel 1904, fotografia di Nadar
Jean Jaurès era il segretario della SFIO – che sta per Sezione Francese dell’Internazionale Operaia – così si chiamava il partito socialista francese. Fu ucciso da un fanatico. È stato il primo socialista riformista della Storia. La SFIO fu il primo partito socialista dell’Europa che appoggiò un governo liberale e borghese. Jaures morì per questo. I suoi resti mortali riposano nel Pantheon a Parigi con la dedica “ai grandi uomini la Patria riconoscente”.
Perché ai primi del Novecento Jaurès appoggia un governo borghese e spacca il movimento operaio e tutta la sinistra? Jaurès spiegò: “Se appoggiamo il Ministero non lo facciamo nel suo interesse. Lo facciamo per prevenirne dei peggiori”. La frase fu lapidaria per me a vent’anni anni, in un ambiente universitario di contestazione dove essere socialisti significava per i colleghi essere di destra e “traditore del Movimento operaio e studentesco”. Ma io sono rimasto fermo nella strada riformista al socialismo anche con enormi delusioni personali in cinquant’anni che hanno invece rafforzato la scelta del “prevenire il peggio” in un tempo di estrema decadenza di valori e di comportamenti.
Andrò a votare e voterò per Roberto Fico ed il campo largo. Non amo questa legge elettorale maggioritaria ma debbo dare un voto unito e voterò una lista con due nomi che è in coalizione.
Non sono un ragazzino e non ho grandi speranze, ma la democrazia politica per me non ha alternativa e deve essere difesa. Anzi come affermava Davide Caute nel suo libro “Il compito della sinistra è estendere la sovranità popolare”. Mai più attuale di oggi in Italia ed in Europa.
Note (a cura della Redazione , da Wikipedia, ibidem)
(1) – Jean Jaurès – “Pacifista impegnato, riformista che desiderava prevenire con mezzi diplomatici quella che sarebbe diventata la prima guerra mondiale, Jaurès cercò di creare un movimento pacifista comune tra Francia e Germania, che facesse pressione sui rispettivi governi tramite lo strumento dello sciopero generale.
Il giorno dopo, Jean Jaurès veniva assassinato in un caffè di Parigi da Raoul Villain. Era il 31 luglio 1914. Il 3 agosto 1914 la Germania dichiarava guerra alla Francia.
L’assassino, che fu processato nel 1919 dopo una carcerazione durata per tutto il periodo bellico, fu assolto da una giuria popolare. Il presidente della Corte d’Assise, rimettendolo in libertà, si congratulò col “buon patriota” Villain, e la vedova Jaurès fu condannata a pagare le spese processuali.
In risposta a questo verdetto, Anatole France inviò una breve lettera ai redattori de L’Humanité dalla sua tenuta di La Bechellerie, nell’aprile 1919, dichiarando la sua indignazione con queste parole: «Lavoratori, Jaurès è vissuto per voi, è morto per voi. Un verdetto mostruoso proclama che il suo assassinio non è un crimine. Questo verdetto mette fuori legge voi e tutti coloro che difendono la vostra causa. Lavoratori, attenti!»”








