di Francesco De Luca
E’ come una pena… da scontare… per non so quale colpa commessa: a Giancos, davanti al supermercato incontrare Pino, pure lui in pensione, uscito da casa come dalla galera. Ad una certa età la convivenza mostra soltanto le reciproche intolleranze. La moglie si libera di lui, ingombrante, il quale si allontana dalla fonte della sua malavena, la moglie).
Un incontro che si ingolfa per le malattie (vere e presunte) accusate, per le maldicenze (tutte vere). Anche contro San Silverio. Perché? Perché ha abbandonato l’isola per un serio restauro a Roma. Ha lasciato lo scoglio… al suo destino. Il disappunto rumina: chi protegge Ponza e i ponzesi?
Sto scherzando, ovviamente. E tuttavia noto un certo rinculo socio-culturale. Mi spiego: dopo il botto dell’estate c’è il ritorno del chiacchiericcio, del pregiudizio, della uallera. L’estate e la sua frenesia li zittiscono.
Ritornano le liste elettorali, da approntare con i nomi… sempre quelli… da decenni. Ritorna pure la stupida divisione: Le Forna – Ponza.
Che pena! Ci si mette pure il fruttivendolo… che è moscio… e poi interloquisce col vecchio burlone, perennemente pronto all’ironia sulle donne. Dio mio… ancora con queste battute, ma… bisogna sopportare… tanto il tempo è bello… come ‘l’estate di San Martino’ richiede.
E’ una passerella: ogni mattino, con l’isola esaltata dal sole e dal mare, la socialità paesana prorompe. All’apparenza cordiale, con un pericolo in agguato. Come quello rappresentato da chi scrive. Indotto a non farsi i fatti suoi, per dimostrare come la comunità pulsi di umanità. Quella bonaria e quella malevola, quella che patisce i dolori e quella che si inventa malori.
’U bello è
ca
d’a uallera
nesciuno cazone
pô nasconnere ’u pallone.







