Ambiente e Natura

Amarcord & Attualità. La brutta vita

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di Giuseppe Mazzella di Rurillo

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Per la mia generazione questo mondo contemporaneo è un ritorno alla barbarie dei secoli bui che abbiamo letto e studiato nei libri di storia che vado a rileggere ogni sera prima di cercare il sonno perché mi vedo in quei secoli – sto rileggendo La storia del mondo moderno della University Cambridge Press edita dalla Garzanti nel 1968 in 13 volumi (qualcuno è andato perduto, nella mia biblioteca) – come un uomo di quei tempi in mezzo alle tempeste ed al cammino della storia.
Ho scoperto che fino al 1870 o giù di lì la Russia degli zar aveva ancora i servi della gleba.
La Russia stava indietro rispetto all’Europa occidentale di almeno un secolo. È una distanza sociale e storica che si sente oggi. Oggi è un mondo barbaro. Non avremmo mai immaginato, noi della generazione degli anni ’40 del ’900 – cioè quelli nati dal 1940 al 1949 ed io sono l’ultimo 1949 -, che alla nostra vecchiaia avremmo visto e vissuto un mondo peggiore nel quale siamo nati e vissuti. Siamo la generazione del secondo dopoguerra. La generazione succeduta alla più terribile guerra mondiale della storia umana. Churchill non pensava che potesse esserci di peggio. Oppenheimer che ha diretto la costruzione della bomba atomica è morto dannato a se stesso. Non ha una tomba. Le sue ceneri sono disperse nell’oceano Atlantico. Sono nulla in nessun luogo.

La nostra generazione voleva fare un mondo migliore
Abbiamo avuto una grande tensione ideale.
Il socialismo è stata la nostra cara utopia e qui ci siamo divisi perché c’è chi lo voleva “liberale” e chi lo voleva “leninista”. Ma sui diritti civili, i “Diritti” diritti così ben descritti nella Dichiarazione di Indipendenza delle 13 colonie americane del 1776 eravamo nella sostanza e nei comportamenti tutti d’accordo.
Vale la pena di ricordarli: la vita, la libertà e la ricerca della felicità. Quest’ultima verità dettata da Jefferson è stata la più rivoluzionaria espressione mai pensata e scritta da un uomo moderno. Per quanto mi riguarda, ha determinato il mio pensiero e la mia vita civile .

La bella vita di Georges Bertrand
Non so chi sia Georges Bertrand. Lessi nel dicembre 1996 su “Le Monde” un necrologio. I familiari annunciavano la morte del loro caro. E’ il più bello e completo necrologio che ho letto in vita mia. Essenziale. Da scrivere e tradurre, cosa che feci e lo conservai nel mio libro “Ischia, l’isola che non c’è” del 1999. Misi il pezzo alla fine del libro. Come compendio del tutto.
Il ricordo di Bertrand:

“Né le 16 juin 1904, jour choisi par Joyce pour l’Odyssée de son Ulysse. Georges Bertrand a quitté le 15 août 1996 ce siècle de progrès et de barbarie. Sa longue et belle vie fut le parcours d’un homme libre engagé contre les fanatismes de la religion, du pouvoir et de l’argent, confiant en l’avenir de la science et amoureux des étoiles. Nous nous sommes tant aimés. Guy, Janine, Fabrice Bertrand et les siens”.

Chiedo scusa per la scrittura in francese con errori. Provo con la mia traduzione in italiano (ho riportato lo scritto in francese perché è sempre meglio della traduzione).

“Nato il 16 giugno 1906, giorno scelto da Joyce per l’Odissea del suo Ulisse, Georges Bertrand ha lasciato il 15 agosto 1996 questo secolo di progresso e di barbarie. La sua lunga e bella vita fu il percorso di un uomo libero, impegnato contro i fanatismi della religione del potere e del denaro, fiducioso nell’avvenire della scienza e innamorato delle stelle. Ci siamo tanto amati. Guy, Janine, Fabrice Bertrand con i loro cari”.

È una biografia completa. Una descrizione perfetta di una bella vita. Senza scrivere un libro. In poche righe è stato descritto tutto. Ma è stato anche detto tutto. Il ’900 è stato un secolo di progresso e di barbarie.
Speravamo che il 2000… fosse un secolo che avrebbe migliorato il progresso e avrebbe smesso con la barbarie . Non avremmo pensato di viverla ancora a Gaza e in Ucraina. Pensavamo che le guerre territoriali in Europa non dovessero più avvenire. Che il sentimento atroce di odio tra due popoli in Palestina potesse avere un termine. Un limite. Un trattato civile per una convivenza di due popoli.
Invece il secolo XXI è quello del ritorno della barbarie. Qualcosa che noi degli anni tra i ’40 e i ’50 non avremmo mai immaginato. Eravamo contro tutte le guerre. Eravamo per il diritto alla bella vita di tutti donne e uomini della terra. Insomma stavamo con Thomas Jefferson del 1776.

Barbarie ora
Credo che stiamo vivendo un secondo medioevo al tempo di internet. Non esiste più un diritto internazionale. Un ministro degli Esteri della Repubblica italiana lo dichiara in Parlamento. Cinque secoli di storia cancellati. Noi degli anni ’40 del ’900 stiamo assistendo, senza poter partecipare, alla distruzione del nostro impegno giovanile. Ma non ci arrendiamo. Aderiamo allo sciopero Nazionale.

Casamicciola, 3.10.25 Giuseppe Mazzella – Il Continente

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