Antropologia

Restare immobili o correre, per vivere appieno?

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proposto da Sandro Russo, da la Repubblica

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Abbiamo considerato recentemente sul sito, con Laura Imai Messina la posizione giapponese sul vuoto e sulla lentezza: Perché l’Oriente ci insegna il potere del vuoto. Qualche anno fa non avevamo passato sotto silenzio il film Perfect Days, di Wim Wenders. Recentemente l’argomento è stato affrontato anche dal Papa; ne scrive Francesco Merlo.

La carezza
Contro l’elogio della lentezza meglio correre
di Francesco Merlo – Da la Repubblica del 22 settembre 2025

Se il Papa americano vuol vedere «il giorno – sono parole sue – del grande silenzio in cui il cielo sembra muto e la terra immobile» vada a Floridia, a Faicchio, a Lucera, vada dove l’estate non finisce mai, a Grazzanise o a Nardò, quando il sole è allo zenith e impazza il demonio dei malopensieri, nella luce accecante e nel tempo lento meridionale. È difficile non pensare al Sud leggendo il testo dell’elogio del «tempo inutile, quello delle pause, dei vuoti, dei momenti sterili» che Papa Leone XIV ha fatto mercoledì scorso.
Non ha usato la parola ozio che, pur avendo nobiltà, rimanda proverbialmente ai vizi. Ha preferito lodare «il tempo lento» che è il ritmo del “Pensiero meridiano”, vecchio e geniale libro (Laterza 1996) con cui il filosofo barese Franco Cassano (1943-2021) rivendicava «il vivere a un’altra velocità» del Sud, e rovesciava in bene gli antichi mali: «Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna e di contadine vestite di nero, amare le soste per guardare il cammino fatto, sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra».

Il Papa: «Dio lavora nel tempo lento della fiducia. Non ha paura del tempo che passa, è signore anche dell’attesa».
Cassano: «Bisogna imparare a star da sé e aspettare in silenzio, ogni tanto essere felici di avere in tasca soltanto le mani».
Il Papa: «Occorre restare, accogliere il silenzio, lasciarci abbracciare dal limite».
Cassano: «Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli, è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, è trovare una panchina e suscitare un pensiero involontario e non progettante, non il risultato dello scopo e della volontà».

Nel testo papale, che L’Osservatore Romano ha pubblicato per intero, c’è ovviamente il riposo che «è il sigillo dell’opera compiuta», ma non ci sono le usurate parole relax, stress, e neppure l’invito a bere Cynar contro il logorio della vita moderna. C’è il biasimo di vivere «come se la vita non fosse mai abbastanza». Il papa rimprovera “noi”, forse noi umanità o forse noi Occidente, che «corriamo per produrre, per dimostrare, per non perdere terreno».
Anche Cassano credeva che «limitando l’homo currens, l’Occidente dovrebbe cessare di guardare con un orrore comodo e superbo alla barbarie del fondamentalismo, dei nazionalismi e dell’economia criminale e tentare di combatterli iniziando con il controllare il proprio fondamentalismo, quello dell’economia».

Hanno ragione? Non lo so. Il pensiero meridiano e la lentezza sono lo sfacinnamento e l’annacamento, che è il massimo del movimento con il minimo dello spostamento. Nel Sud ci sono l’aria cattiva dell’inerzia, l’accidia pagata con il reddito di cittadinanza, la disoccupazione organizzata e la sofferenza del non far niente, l’aggressività biochimica dei malacarne feroci, il suolo arido, la costa spietata…
Rimango dell’idea che è meglio correre, come dice la canzone: «Corriamo, corriamo, il mondo ha bisogno di noi».

[Francesco Merlo, da la Repubblica del 22 settembre 2025]

Note (a cura della Redazione)

Immagini nel testo e di copertina. Disegni di Folon [Jean-Michel Folon (1934 – 2005) è stato un illustratore, pittore e scultore belga.
«Dove vive l’omino blu di Mr. Folon? Vive in un paesaggio denso di velature acquarellate, tra monti vaghi come fondali teatrali e deserti variopinti. È solo, disperatamente solo. Quasi sempre guarda sperso nel vuoto come chi stenti a riconoscere un volto amico o un paesaggio familiare. La linea dell’orizzonte si confonde per lui come in una precoce miopia: i contorni sfumano decisi nell’indefinito. L’acqua bagna il colore e lo fa scivolare, lo mescola in sgorature eternamente cangianti» (Andrea Rauch, 2009, da Wikipedia)

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