segnalato da Teresa Denurra, da la Repubblica
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Il bisogno di silenzio, specie in un’isola come Ponza, è stato affermato sul sito più e più volte, soprattutto da Gigi Tagliamonte – leggi qui, qui e qui e da Silverio Guarino: Le orecchie non hanno palpebre. Reitera la richiesta, con la sua autorevolezza, Nicola Piovani, dalle pagine di Repubblica.
Vi prego, spegnete la musica di sottofondo
di Nicola Piovani – Da la Repubblica del 19 settembre 2025
L’ascolto passivo dilaga nei ristoranti come dal dentista. Dove trovare il silenzio? La proposta di un premio Oscar
Dodici anni fa, sulle colonne di questo giornale, espressi per la prima volta in pubblico il mio pensiero sulla musica passiva, cioè su quella musica che non ho deciso di ascoltare, ma devo sentirla per forza: o perché sto comprando l’insalata al supermercato, o perché sto per decollare su un aereo, perché sto in una boutique turistica, perché sto prendendo un caffè al bar, perché sto al ristorante chic, a bordo piscina, in palestra, sotto i ferri di un dentista di tendenza…
Scrissi quell’articolo pensando che additare questo costume – per me malcostume – della musica di sottofondo potesse suscitare un qualche consenso, creare un sentimento condiviso che ne rallentasse il dilagare. Invece, dopo dodici anni, il costume (malcostume) ha fatto passi da gigante: ormai non c’è luogo dove ci si possa difendere dal diffondersi straripante di questo blob musicale, da questa musica da parati che implacabilmente si insinua nel nostro vivere, nel nostro parlare, che ci impedisce di goderci in silenzio un bicchiere di vino, una partita a carte, una chiacchierata fra amici. In un bar uno schermo muto trasmette gli orrori di Gaza mentre in diffusione c’è una musichetta ballabile. L’horror vacui detta legge. Il silenzio sta diventando sempre più raro e prezioso, come aveva ben profetizzato Federico Fellini nel 1990, con l’ultima frase del suo ultimo film La voce della luna, affidata alla voce di Roberto Benigni: «Eppure io credo che se ci fosse un po’ più di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire». Trentacinque anni dopo, il silenzio è diventato sempre più un lusso prezioso.
Su questo tema credo che il costume, occidentale e non solo, sia ormai definitivo e allora ho definitivamente rubricato questo tema nel capitolo delle mie battaglie perse (non poche). Oggi mi limito alla difesa personale. Ad esempio, quando vado a fare un concerto fuori Roma, il nostro direttore di scena cerca un ristorante per far cenare dopo teatro tutti noi musicisti e tecnici. E chiede al telefono: «Ce l’avete nel locale la musica di sottofondo?». Se rispondono sì, cerchiamo un altro luogo. Ma a volte è impossibile, a quell’ora ci dobbiamo rassegnare a mangiare fettuccine con la cassa in quattro nelle orecchie che inquina le nostre chiacchierate dopo concerto.
Sia chiaro: l’inquinamento prescinde dalla qualità della musica che viene diffusa. Usata così, la musica è designificata, una canzone di Cohen vale una di Povia, Perez Prado vale Ravel, Brassens vale Califano. Un pedale di contrabbassi non si distingue dal rumore del frigorifero. Sono tornato in un hotel della scogliera amalfitana dove, anni fa, dalle finestre la sera entrava in camera il suono delle onde marine sulla battigia. Oggi in quella stessa stanza si sente la musica di una vicina discoteca, soprattutto le frequenze basse.
È una battaglia persa, come ho detto, e mi devo rassegnare: perché alla maggioranza dei clienti – dei cittadini – quest’uso della musica piace. La commessa di una jeanseria mi ha detto che la musica in sottofondo per l’intera giornata lavorativa le è di aiuto. Un negoziante mi ha detto che con la musica “vende di più” e un conoscente mi ha detto che con la musica a tavola si parla di meno, e questo per lui è un pregio. Insomma, la maggioranza ha diritto di godersi Arisa e Coltrane in sottofondo mentre sorseggia lo spritz, o aspetta il treno. La maggioranza va rispettata, e noi democraticamente la rispettiamo.
Però mi è venuta un’idea. Chiedo: sarebbe troppo sperare che i locali senza tappeti musicali – ce ne sono – fossero segnalati, raggruppati nell’informazione? Se sul sito fossero contraddistinti come locali “SMS” – Senza Musica di Sottofondo? – (o “music free” per chi è più trendy.) Potremmo introdurre il simbolo nelle guide, facilitare la ricerca telematica, che ci aiuterebbe a saltare i locali musicarelli, nel rispetto di tutti. Perché in democrazia la sacrosanta maggioranza decide. Ma il sale della democrazia è anche il rispetto delle minoranze.
[Nicola Piovani, da la Repubblica del 19 settembre 2025]
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A cura della Redazione
Commenti a Piovani nella rubrica “Posta e risposta” di Francesco Merlo su la Repubblica.
Da la Repubblica del 20 sett. 2025
Caro Merlo, come non essere d’accordo con Nicola Piovani? Basta con l’ascolto della musica passiva. Io chiedo di spegnerla nei ristoranti per fare quattro chiacchiere tra amici senza alzare la voce. Portiamo avanti questa battaglia?
Nicola Campoli, Napoli
Risponde Merlo
Riconoscersi nella minoranza del silenzio è la piccola gloria di questa battaglia persa, ci ha spiegato Nicola Piovani in un articolo bello (quasi) come le sue musiche. E allora? Quando, per esempio, il ristorante ci piace, proviamo a convincere, senza insultare nessuno, il gestore, il cuoco, il capo, che non solo nel suo locale sarebbe intimo parlarsi senza frastuono, ma che c’è già una musica bellissima che si deve tornare a sentire, il suono delle posate sui piatti.
Da la Repubblica del 21 sett. 2025
Caro Merlo, per segnalare i locali sms, senza musica di sottofondo, cambierei così l’acronimo proposto da Piovani: smspp, senza musica di sottofondo in particolare di Piovani.
Luca Pizzasegola, Biella
Risponde Merlo
Lei sì che ha la vista lunga. Ha sgamato Nicola Piovani. Il maestro, sotto sotto, aspira a sostituire “Felicità” di Al Bano e Romina alla pizzeria Luna rossa di Acireale, trasformandolo in locale ssp (solo sottofondo Piovani).
Da la Repubblica del 23 sett. 2025
Caro Merlo, la ringrazio per l’attenzione che ha dedicato al mio marginale articolo. Il tema non è essenziale. Eppure…
Nicola Piovani
Risponde Merlo
La musica, che come l’acqua fresca va protetta dagli scarichi dei sottofondi, sembra niente, ma è tutto, placa l’arsura della malinconia e dell’abitudine, e se c’è nebbia fa vedere il sole, dà coraggio a chi ha paura, commuove anche il più burbero dei solitari, è il fischiettare dell’individuo ma è anche la civiltà del coro.









