Archivio

Wanda Marasco, una vecchia conoscenza, vince il premio Campiello

image_print

segnalato dalla Redazione

 

Conosciamo Wanda Marasco da un suo libro presentato qualche tempo fa – Il genio dell’abbandono, la biografia romanzata di Vincenzo Gemito è del 2015 -; la incontriamo di nuovo, recente vincitrice del premio Campiello, con il suo ultimo romanzo: Di spalle a questo mondo. Qui nell’intervista di Sara Scarafia da Repubblica
l. R.

L’intervista
Marasco “Il mio romanzo in bilico tra umanità e follia”
di Sara Scarafia – Da la Repubblica del 15 settembre 2025

La scrittrice ha vinto il premio Campiello raccontando Palasciano, “un Gino Strada dell’800”, e la moglie Olga

Abbiamo ancora bisogno del romanzo «perché è speranza. Ne abbiamo bisogno perché proviamo amore e paura per la vita che viviamo, da quando ci siamo riuniti per la prima volta attorno a un fuoco con il terrore della notte che ci aspettava». Wanda Marasco, vincitrice del premio Campiello 2025 si gode il lento rientro in treno da Venezia alla sua Napoli. Sabato sera ha battuto Fabio Stassi – secondo classificato con Bebelplatz, Sellerio – per soli tre voti confermando l’onda rosa del riconoscimento veneziano che nel 2024 è stato vinto da Federica Manzon e nel 2023 da Benedetta Tobagi.

Per il terzo anno consecutivo vince una donna: significa qualcosa?
«Che le donne sono brave», ride.
«Ma credo che la letteratura non abbia genere: seduti al tavolino indossiamo il neutro». Marasco, napoletana, nata nel 1953, è poeta, attrice, insegnante di teatro e di Lettere. Amica di Dario Bellezza, Mario Luzi, Patrizia Valduga, già vincitrice del premio Bagutta e del premio Montale, ha scritto un romanzo potente che quest’anno era già entrato nella dozzina del premio Strega.

Di spalle a questo mondo, edito da Neri Pozza, parte dalla storia vera di Ferdinando Palasciano, il medico eroe processato per tradimento perché durante i moti del 1848 curava sul campo anche i soldati nemici.

L’idea del libro è nata durante la pandemia «quando la nostra riscoperta fragilità ha incontrato quella di Ferdinando e Olga». Olga è la moglie di Palasciano che nel romanzo ne ricostruisce la storia in un riuscito impianto di flashback.

Chi e che cosa evocano i suoi protagonisti?
«Palasciano è un antesignano di Gino Strada, un chirurgo che univa alla sapienza medica un praticato umanesimo quotidiano. Olga è Elettra, Antigone, Medea: è l’amore come metodo di vita».

Abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo?
«Viviamo tempi perversi. Di spalle a questo mondo, come recita il mio titolo, è anche la postura di tanti uomini di pensiero, di saggi, che sentono un’impotenza di fronte a questa perdita dell’umano, non riescono a capire come si possa operare un cambiamento e si vedono costretti a una qualche forma di esilio che non è vigliaccheria. Mi auguro che le persone di buona volontà trovino un modo per collaborare insieme».

Ferdinando che scivola verso la follia, Olga e la sua zoppia: la malattia è una metafora?
«La follia viene usata come un lucido sguardo che svela il guasto della storia. La zoppia allude alla claudicanza universale».

Lei viene dalla poesia, come è arrivata alla prosa?
«In realtà vengo dal teatro, definisco le mie raccolte “balbuzie poetiche”. La prosa è arrivata tardi perché il tempo, da insegnante e da madre, era poco. Con la pensione ho trovato la mia stanza tutta per me».

In dozzina allo Strega, infine vincitrice del Campiello. Cosa rappresentano i premi oggi? Ci sono differenze tra i due?
«Sono un’occasione per garantire una maggiore esistenza ai libri. In uno ci possono essere forze un po’ antagoniste, nell’altro l’enigma della giuria popolare. Ma entrambi danno tanto».

L’Ia è una minaccia per la forma romanzo?
«Dell’Ia non me ne importa nulla».

[Sara Scarafia, da la Repubblica del 15 settembre 2025]

 

 

 

To Top